Quo Vado?

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Un film di Gennaro Nunziante. Sceneggiatura: Gennaro Nunziante e Checco Zalone. Con Checco Zalone, Eleonora Giovanardi, Sonia Bergamasco, Maurizio Micheli, Ludovica Modugno, Ninni Bruschetta, Lino Banfi, Paolo Pierobon. Genere: Comico. Target: 14+. Uscita: 01/01/2016.

Un uomo attaccato al posto fisso in un ente statale viene sbattuto nelle località più disagevoli per cercare di levarselo di torno …

Tutti pazzi per Checco Zalone. Uscito il primo gennaio, distribuito da Medusa, Quo vado? in poche settimane è diventato il film più visto del cinema italiano. Un film leggero, dotato di una narrativa scorrevole che non riesce a mandare un messaggio chiaro, né in positivo, né in negativo. Che fa ridere parecchio e a tratti riflettere sui tanti difetti degli italiani. La trama del film è stata raccontata dallo stesso attore: “Il tema è un uomo, che sono sempre io, Checco, l’ultimo fortunato che ha il posto pubblico fisso, inamovibile, finché arriva la riforma e viene messo in mobilità. Racconto l’odissea di quest’uomo che pur di non lasciare il suo posto fisso è disposto ad andare sino in Norvegia. Da un ufficio a tre metri da casa affronta un cambio radicale di vita che lo porterà in una cultura totalmente diversa da quella italiana, fatta di gente virtuosa, civile, efficiente, dove il welfare è molto forte. Però sono tutti depressi. E si uccidono. Perché?”.
La premiata ditta Nunziante – Zalone costruisce nuovamente una storia piena di gag divertenti (come quella dell’extra comunitario accolto a Lampedusa dopo un provino di calcio), con una sceneggiatura un po’ sfilacciata, che punta il dito senza mai giudicare e dove non mancano le parolacce e qualche allusione volgare. Un vero peccato perché, senza questi elementi, i film di Zalone potrebbero essere davvero per tutta la famiglia, anche per l’immancabile lieto fine, sempre presernte nei suoi film.

Come accade nella serie di Don Matteo che insieme a Quo Vado?, rappresentano i due grandi trionfi dell’inizio del 2016. Un successo corale con alcune differenze sostanziali. Mentre in don Matteo (quest’anno ha raggiunto i diecimila spettatori) prevale sempre il messaggio – dopo aver citato un breve passo del Vangelo che consola i vari personaggi – che nella vita dell’uomo, non mancherà mai l’abbraccio della misericordia divina, nei film di Zalone non c’è mai una vera morale e il lieto fine si nasconde sempre dietro la parodia, lo scherzo beffardo sull’onda della simpatia umana nei confronti dello strampalato personaggio Checco pieno di tic e di difetti.

Un personaggio che non crede davvero nei valori tradizionali (si stupisce solo apparentemente delle tante relazioni amorose della donna di cui si innamora e finisce per accettarle senza crearsi il minimo scrupolo) e che non si commuove realmente per la situazione che vivono i bambini africani, privati dei medicinali più basilari per potersi curare. Da questo punto di vista il precedente Sole a catinelle mostrava una storia, costruita su dei valori più profondi: oltre a raccontare il rapporto tra un padre e un figlio, Zalone aveva evidenziato l’importanza della fedeltà coniugale.
Nonostante questi limiti è comunque piacevole andare al cinema sotto il segno della spensieratezza, riuscendo a ridere perfino di un disabile, concorrente di Checco per un posto fisso o del politico della prima Repubblica (interpretato da Lino Banfi) che garantiva il posto fisso.

Giornalista. Membro della Direzione e Responsabile della sezione Cinema e TV.Scrive anche per Cronachedigusto.it, FoodieDrivers.it, Geapress - Agenzia di Stampa. Vincitrice della Borsa di Studio Norman Zarcone, assegnata dall'Ordine Giornalisti Sicilia