“Where the streets have no name”, il marchio di fabbrica di The Edge (U2)

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Stavolta affrontiamo l’argomento da un punto di vista un po’ diverso. Niente virtuosi, niente assoli celeberrimi, ma un onesto lavoratore delle sei corde, che introducendo pochi, piccoli particolari ha creato qualcosa di nuovo, diventato quasi un marchio di fabbrica.

«Fammi quel riff funky alla Chic…», «Qui vorrei un assolo alla Eric Clapton…». Quante volte chi suona, per diletto o per professione, ha sentito frasi come queste. Negli ultimi vent’anni a questi riferimenti di culto si è aggiunto il suono di “The Edge”, il chitarrista degli U2.

Per capire un po’ di cosa si tratta, dobbiamo cominciare a parlare di effetti, perché il suono di questo chitarrista ne è ricco. Sostanzialmente siamo di fronte a un suono sempre carico, presente, molto spesso, com’è tipico del rock. Possiamo iniziare un avvicinamento attraverso le parole dello stesso chitarrista (Dave Evans, all’anagrafe) che mostra alcune delle sue chitarre, spiegando il riff di Beautiful Day. Cominciate ad ascoltare alcuni dei caratteristici suoni di The Edge.

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Non c’è tantissimo sul suono, in questo primo contributo, ma è interessante (per chi mastica un po’ di inglese) ascoltare il racconto, specialmente quando cita alcuni dei suoi chitarristi preferiti.

Nel secondo contributo, usando il wah wah e un suono crunch, leggermente distorto, ci spiega il caso di una canzone (Mysteryous Ways) nata proprio intorno a un suono, un riff. Inoltre si vedono una serie di strumenti da far impallidire un collezionista. The Edge mostra anche la Infinite Guitar, un particolare strumento dall’incredibile sustain, e una chitarra Line six di nuova generazione, che presenta la possibilità di cambiare accordature (tunings).

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Ma forse il contributo più interessante è il seguente, in cui il chitarrista prova suoni, riff e cambi di effetto. Inizia con Until the end of the world, in cui usa un suono piuttosto sporco e con molto delay. In effetti, è proprio il delay il marchio di fabbrica di The Edge, il suono ribattuto con effetto di echo e che va progressivamente a spegnersi.

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Quando passa a Pride, emerge il suo suono più caratteristico, ottenuto con la sovrapposizione di una serie di effetti che ora non sto a dettagliare, ma che sicuramente includono un chorus, un riverbero assai profondo e il solito, inconfondibile delay. Nell’ultimo riff mostrato, quello di Bad, assistiamo infine a una singolare ed efficace miscela fra un riff effettato e ribattuto, all’interno del quale sono inseriti degli armonici…

E per finire (davvero) finalmente una canzone intera, in cui la potenza del suono e del riff si interseca alle altre semplici componenti del suono degli U2, il basso semplice e continuo, la batteria martellante e la superba voce di Bono, per creare quel mix esplosivo che tutti conosciamo. Buon ascolto.

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 Articolo tratto da IlSussidiario.net

 

Cogitoetvolo