Rifiuti di valore

0

Dopo il libro denuncia di Roberto Saviano Gomorra e a seguito delle continue cronache cumuli di immondizia sulle strade dalla Campania alla Sicilia, sembra che quello dei rifiuti sia divenuto un problema dell’ultima ora, improvviso, frutto inatteso e imprevisto del consumismo dell’ultimo decennio. Rischio serio. Basta considerare che la prima legge che regolamentò la raccolta dei rifiuti per gestirne le conseguenze ambientali e sociali è del 1941 o è sufficiente prendere in mano un testo del 1972, Le città invisibili di Italo Calvino: in esso l’autore fantastica di una città, Leonia, che quotidianamente si libera di ciò che aveva per utilizzare oggetti sempre nuovi “tanto che ci si chiede se la vera passione di Leonia sia davvero come dicono il godere delle cose nuove e diverse, o non piuttosto l’espellere, l’allontanare da sé, il mondarsi d’una ricorrente impurità”. E allora “l’imponenza del gettito aumenta e le cataste s’innalzano, si stratificano, si dispiegano su un perimetro più vasto”. Finché l’immondizia non diviene “una fortezza di rimasugli indistruttibili che circonda Leonia, la sovrasta da ogni lato come un acrocoro di montagne”.

Il risultato sono immense montagnole di spazzatura da comprimere e compattare per non restarne sovrastati. È un’assurda lotta fratricida con le città limitrofe che dall’altro versante spingono per tenere lontani da sé gli scarti del proprio benessere.

Forse non siamo ancora circondati dalla spazzatura ma ormai non sappiamo più dove ammucchiarla. Fino a qualche decennio fa la soluzione fu il traffico internazionale di rifiuti, che indirizzava gli scarti dei Paesi industrializzati verso i Paesi più poveri disposti ad accettarli. La convenzione di Basilea del 1989, fortunatamente, vietò questa pratica che, però, sopravvive illegalmente con carichi e container diretti in Cina e nei Paesi Africani.
Senza alternative allo smaltimento indifferenziato, cinque Regioni italiane negli ultimi quindici anni sono cadute in situazioni di emergenza.
Non era dunque imprevedibile che, a lungo andare, il semplice e indiscriminato conferimento dei rifiuti in discarica sarebbe stato un modello di gestione non sostenibile.

Mentre i chili di rifiuti annui prodotti per abitante crescono dal 2000 al 2008 del 8% cioè da 568 a 615 kg, il nostro Paese nel complesso resta in ritardo nell’attivazione della raccolta differenziata e dei sistemi di riutilizzo dei rifiuti, che continuano ad accumularsi.
(…)
Ma se al Sud si butta tutto in discarica, in alcune zone del Nord è stata accertata la pratica di molte industrie che preferiscono affidare alla criminalità organizzata la gestione dei loro rifiuti speciali piuttosto che accollarsi le spese per un trattamento a norma di legge, alimentando il fenomeno dell’ecomafia. Per la criminalità, che sversa rifiuti tossici in mare, nei fiumi, nelle cave, l’unico verde che conta è quello delle banconote da 100 euro.

Come se ne esce? Grazie al Decreto Ronchi del 1997, l’Italia si è data quattro obiettivi, noti come le “4 R”: Riduzione della produzione di rifiuti, Riutilizzo dei materiali, Riciclaggio e Recupero energetico. Secondo la stessa legge la raccolta differenziata è la raccolta idonea a raggruppare i rifiuti urbani in tipologie omogenee, separando i materiali destinati al riciclaggio, al recupero energetico e, infine, alla discarica.
Relativamente alla raccolta dei rifiuti, quindi, è possibile suddividere i sistemi di gestione in due categorie: la raccolta indifferenziata e la raccolta differenziata.

La raccolta indifferenziata è tuttora il sistema più diffuso nei Comuni italiani e consiste nello svuotamento dei cassonetti dislocati sul territorio. In questa modalità i rifiuti derivanti da tale raccolta sono destinati direttamente allo smaltimento. Il nostro Paese, pur nella sua varietà, è caratterizzato da una prevalenza della soluzione “discarica”.
La raccolta differenziata, il cui ricorso è ancora molto limitato, è l’alternativa ottimale a quella indifferenziata, perché contribuisce a ridurre la quantità di rifiuti destinati alla discarica, aumentando le possibilità di recupero e scongiurando i danni ambientali.

Ma qual è il criterio da seguire per poter effettuare una corretta raccolta differenziata? I rifiuti si classificano in base alla loro origine, in “rifiuti urbani” e “rifiuti speciali” e, in base alla loro pericolosità, in “rifiuti non pericolosi” e “rifiuti pericolosi”.
Mentre per i rifiuti speciali si prevede l’obbligatorietà della raccolta differenziata, soprattutto per quel che riguarda i rifiuti pericolosi e i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) come televisori, telefonini e frigoriferi, i rifiuti solidi urbani (RSU) possono essere raccolti in modo differenziato, separando carta e cartone, vetro, plastica, legno, alluminio, acciaio e frazione organica.
 Il sistema più diffuso è quello con cassonetti e campane stradali distinte per tipo di materiale, con raccolte monomateriale o multimateriale. Negli ultimi anni, tuttavia, si sta diffondendo il sistema di raccolta domiciliare, noto come “porta a porta”. Un sistema, che come dimostrato anche da studi appositi, consente di ottenere ottimi risultati nel recupero delle diverse tipologie di rifiuti, grazie ad un maggior coinvolgimento del cittadino e con notevoli vantaggi economici.

I rifiuti differenziati raccolti vengono trasportati presso una piattaforma dove, se il sistema di raccolta è di tipo multimateriale, avverrà l’ulteriore separazione dei materiali. Infatti, per poter essere destinati al riciclo, è indispensabile che vi sia omogeneità nel tipo di materiale selezionato. La fase di selezione avviene in modo semiautomatico: la cernita di carta e plastica è, in genere, di tipo manuale, quella dell’alluminio e del ferro viene effettuata attraverso un deferrizzatore. In seguito, il materiale separato viene condotto alla pressatura. Le balle ottenute vengono inviate agli impianti di riciclo.

I maggiori successi nella raccolta differenziata si registrano per il recupero della carta le cui percentuali sono più che raddoppiate dal 2000 al 2008, passando dal 30% al 65%, e per il riciclo dell’allumino per il quale l’Italia è al terzo posto nel mondo e prima in Europa con la Germania. A fine 2008 la quota di recupero di imballaggi di alluminio si attestava attorno al 63,6% del materiale immesso sul mercato.
Bassissime, invece, le percentuali di rifiuti raccolti differenziatamente di tipologie fortemente inquinanti come pile esauste, accumulatori, farmaci. Dal 2000 in otto anni l’incremento è stato appena dello 0,1%, cioè dallo 0,3% allo 0,4%!

(…)

A partire dal decreto Ronchi, su impulso dell’Unione europea, i rifiuti non vengono visti più come qualcosa semplicemente da eliminare, ma come una risorsa da utilizzare per ottenere un vantaggio sia ecologico sia economico: i materiali riciclabili vengono trattati e riutilizzati come materie prime per produrre nuovi oggetti o imballaggi, gli altri possono essere utilizzati come combustibile, detto CDR (Combustibile Da Rifiuti), per produrre energia elettrica al posto di quelli fossili come carbone e petrolio, riducendo l’emissione di CO2.

Le città e gli agglomerati urbani Sono da qualche anno considerati dei veri e propri giacimenti metropolitani: accanto ai giacimenti naturali, che forniscono materie prime, il mondo industriale può attingere materie prime “seconde” dalle riserve alimentate ogni giorno dalle attività e dalle abitudini umane. Carta, plastica, vetro, legno e metalli, dopo la loro separazione e attraverso il riciclo, possono essere reintrodotti nei cicli produttivi.
I rifiuti, pertanto, rappresentano importanti risorse che l’industria del recupero può valorizzare. Per industria del recupero si intende “l’insieme delle attività ed operazioni che, a partire dalla raccolta e selezione dei rifiuti, conducono alla valorizzazione dei differenti materiali attraverso il di riciclaggio (da materia a materia) e recupero energetico (da materia ad energia)”.
Torniamo a dare la parola a Calvino per affidare a lui la conclusione di questo articolo: “Più cresce l’altezza (del pattume), più incombe il pericolo delle frane: basta che un barattolo, un vecchio pneumatico, un fiasco spagliato rotoli dalla parte di Leonia e una valanga di scarpe spaiate, calendari d’anni trascorsi, fiori secchi sommergerà la città nel proprio passato che invano tentava di respingere, mescolato con quello delle città limitrofe, finalmente monde: un cataclisma spianerà la sordida catena montuosa, cancellerà ogni traccia della metropoli sempre vestita a nuovo. Già dalle città vicine sono pronti coi rulli compressori: per spianare il suolo, estendersi nel nuovo territorio, ingrandire se stesse, allontanare i nuovi immondezzai”. Chiedete con forza la raccolta differenziata, oppure preparatevi ad essere sommersi!

Articolo tratto da Dimensioni Nuove

 

Cogitoetvolo