Rincorrendo un desiderio

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Molière: breve storia di un sognatore

Passato e presente sono realtà completamente diverse, universi così lontani che possono solo osservarsi a debita distanza. Tendenzialmente, essi si incontrano solo nella finzione: nei film, nelle serie tv o nei libri; solitamente la storia racconta di un protagonista che inavvertitamente si ritrova catapultato nel passato. Ma certe volte, le stelle si allineano; e allora passato e presente non sembrano più così distanti. È il caso di Molière e delle sue opere.

Autore dal grande spirito critico, osservatore acuto della società del suo tempo, Jean-Baptiste Poquelin – questo il suo vero nome – è considerato il creatore del commedia moderna. Anticonformista, attore e allo stesso tempo drammaturgo, la sua vita fu costellata di alti e bassi. Nato in un tempo che non capiva a pieno il suo genio, studioso di lettere e filosofia, laureato in giurisprudenza, si rifugia nel teatro rifiutando persino di subentrare al posto del padre a corte come tappezziere del re. Molière semplicemente aveva un sogno: fare parte di quello strano e vasto mondo che è sempre stato il teatro. Non ci fu verso di fargli cambiare idea, nonostante il padre non abbia mai accettato la sua passione e, dopo averlo diseredato, abbia tagliato qualsiasi rapporto con lui; nemmeno la gavetta in provincia, l’incarcerazione per debiti e la scarsa considerazione riservata agli uomini di teatro riuscirono a fermarlo. Egli si rimboccò le maniche e come tutti i veri sognatori continuò a fare ciò che amava, non quello che lo avrebbe arricchito maggiormente.

In Molière vi è una forte contrapposizione tra passato e presente. Infatti, le sue opere trattano temi così attuali che spesso e volentieri vengono messe in scena ancora oggi, alcune più rivisitate delle altre. Proprio per la sua modernità, molti pensano che egli sia un autore del Settecento quando in verità ha operato durante il Seicento, sotto l’ala protettiva del “Re Sole” Luigi XIV, grande protettore delle arti, sicuro che avrebbe rafforzato l’immagine pubblica della monarchia. Allo stesso tempo però, Molière rimane un classicista: scrive in cinque atti, tende a rispettare le unità di tempo e luogo tanto care ad Aristotele e centrale è il ruolo dei servi che – riprendendo a modello la commedia antica – si rivelano sempre i personaggi più furbi.

In un periodo in cui la commedia dell’arte godeva di grande riscontro, quindi in un ambito fatto di maschere e personaggi stereotipati già conosciuti nell’ambito popolare, egli ricercò invece uno stile di scrittura meno legato alle convenzioni della sua epoca con lo scopo ultimo di poter descrivere al meglio le situazioni e la psicologia dei suoi personaggi. Questa sua ricerca inizia a emergere già in alcune sue opere come Tartufo e Il misantropo – ancora oggi messi in scena frequentemente – e che porterà successivamente alla nascita del teatro borghese, il quale si imporrà in tutta Europa verso la fine dell’Ottocento, almeno due secoli dopo la sua dipartita.

Spesso incompreso dai suoi contemporanei, apprezzato soprattutto per le commedie di carattere – commedie con un grande protagonista, di cui viene analizzato un difetto – egli rinnovò il teatro comico, andando a sviluppare un nuovo tipo di commedia che in seguito porterà alla nascita della commedia di costume, proprio quello che in parte è Il borghese gentiluomo, una delle sue opere più famose. Quest’ultima – un mix tra comédie-ballet e commedia di carattere – è una delle opere che più spesso oggi viene messa in scena, soprattutto per i suoi temi di grande attualità, quali la vanità umana e la scalata sociale a dispetto di qualsiasi cosa.

Attraverso la poetica del riso, Molière fa quello che secoli dopo farà anche Pirandello: spoglia l’uomo dalle sue maschere e lo dà in pasto agli spettatori, mostrandolo per ciò che è realmente, nessuna delle sue innumerevoli imperfezioni esclusa. Egli dava così al suo pubblico la possibilità di specchiarsi e di vedere quanto la moralità di quell’epoca fosse a tratti falsa e ipocrita. Emblematica la grande critica che egli fa nei confronti dei matrimoni combinati, a cui lui era assolutamente contrario.

Proprio a causa del suo grande realismo, accerchiato da una società che ignorava bellamente i propri difetti, Molière fu spesso accusato di immoralità e perfino aggredito per strada, in quanto le sue opere suscitavano spesso sdegno e grandi polemiche. Ancora una volta ritorna ad esempio Il borghese gentiluomo, la cui prima messa in scena non venne apprezzata dalla nobiltà dell’epoca, non abituata ad essere presa in giro.

Uno scorcio delle avventure e dei guai di un precursore di un nuovo tipo di teatro, nato in un secolo per lui non ancora maturo. Forse una delle prime figure di “genio incompreso”.

 

Articolo originale di Sara Properzi

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