Riscoprendo le tradizioni: l’abete e il presepe tradizione

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Albero di Natale e presepe, la storica accoppiata dicembrina: conoscete la tradizione da cui derivano?

Dicembre, si sa, profuma di Natale, e gli elementi fondamentali di questa ricorrenza sono il presepe e l’albero. Sarebbe meglio conoscere la storia delle nostre tradizioni in modo da slegarle dal grasso consumismo che spesso accompagna le grandi feste.

Partendo dal presepe: si narra che i primi ad ammirare Gesù e a porgergli omaggio fossero i tre re Magi: Melchiorre, Baldassarre e Gaspare, saggi astronomi che erano giunti fin lì per donare al re dei giudei oro, incenso e mirra (oro per la regalità del Bambino nato; incenso a ricordare la sua divinità; la mirra usata per la mummificazione, per parlarci del sacrificio e della morte dell’uomo Gesù,  ma sono anche tre rimedi medicamentosi) e per capire, sotto richiesta del re Erode -impaurito dall’essere spodestato- chi egli fosse.

Ma andiamo a vedere gli altri personaggi: la Sacra Famiglia; l’angelo che annuncia la miracolosa nascita; la stella cometa che guida i tre re Magi alla stalla; i Magi, appunto, che simboleggiano le tre età dell’uomo (gioventù, maturità, vecchiaia), oppure le tre razze semita, giapetica, camita; il bue e l’asinello che riscaldano Gesù ricordando la sua nascita in totale povertà; i pastori, umile popolo che segue il Bambino ancora prima dei re e che per questo avrà un posto in Paradiso, sono simbolo anche dell’umanità da redimere; le pecore; gli artigiani (il fabbro, il falegname, la lavandaia, il bovaro, l’arrotino, il fornaio, il macellaio, il pescatori) ed i suonatori; la donna Stefania, una giovane vergine che voleva far visita al Redentore, ma venendo bloccata dagli angeli perché non sposata, finse che la pietra tra le sue braccia fosse un neonato, e quando si avvicinò a loro la pietra si mutò davvero in un bambino: lo chiamò Stefano, per questo si festeggia Santo Stefano il 26 dicembre.Ed ancora: i venditori che rappresentano i 12 mesi dell’anno (macellaio, venditore di formaggi, pollivendolo, venditore di uova, venditore di ciliegie, panettiere, venditore di pomodori, cocomeraio, venditore di fichi, vinaio, castagnaio, pescivendolo); la zingara che predice il futuro, infatti nel suo cesto ha degli arnesi di ferro che verranno usati per forgiare i chiodi con cui verrà crocifisso Cristo; Benino, un pastorello che dorme: si dice che non si debba mai svegliare altrimenti il presepe sparirebbe; i giocatori di carte (“i due Giovanni”) rappresentano i solstizi d’estate e d’inverno (24 giugno e 24 dicembre); la lavandaia che assistette Maria durante il parto, simbolo di purificazione.
La statuetta del Bambino Gesù viene nascosta fino allo scattare della mezzanotte del 25 dicembre.L’origine del presepe risale al 1223, anno in cui Francesco d’Assisi decide di rappresentare la nascita di Gesù tramite una scena dal vivo a Greccio, in Umbria: nasce così il primo presepe vivente. Si tramandò di anno in anno finché tra il 1600-1700 gli artisti napoletani non decisero di integrare nel presepe statuette raffiguranti i personaggi della loro vita quotidiana.

Per quanto riguarda invece la tradizione dell’albero di Natale essa nasce nell’antico Oriente, in cui si usava celebrare il solstizio d’inverno (25 dicembre) con il culto del Sol Invictus in cui i sacerdoti egiziani uscivano fuori dai templi a mezzanotte per annunciare la nascita del sole e veniva celebrato il dio Mitra, e simbolo del festeggiamento e della vita era appunto l’albero.

Nel corso del tempo sono stati utilizzati diversi tipi di alberi per celebrare le feste: a Canaan (odierna Palestina) c’era la quercia di Mamre; i Nibelunghi usavano il frassino, i druidi l‘abete.
In Estonia nel 1441 viene eretto al centro della piazza del municipio un albero attorno al quale uomini celibi e donne nubili danzavano sperando di trovare l’anima gemella. Questo veniva decorato con mele, noci, datteri e fiori di carta. Successivamente in Germania il 24 dicembre diventò tradizionale il Gioco di Adamo ed Eva che consisteva nel riempire le piazze e le chiese di alberi da frutto per ricreare l’Eden, questi poi vennero sostituiti da abeti, ritenuti magici perché sempreverdi: leggenda vuole che questo dono fu concesso all’abete da Gesù come ringraziamento per averlo protetto mentre era inseguito dai nemici.La tradizione venne ripresa poi da Martin Lutero e tra i protestanti, diffondendosi nel tempo in Germania, poi in Francia, in Inghilterra e in tutto il mondo, divenendo anch’esso oggetto di consumismo. Come addobbi all’inizio venivano usati i frutti stessi dell’albero, ma  avendone cambiato la tipologia, dato che l’abete che non fruttifica cominciarono ad essere elaborate delle decorazioni come candeline, nastri, ghirlande, finché artigiani svizzeri e tedeschi non cominciarono a costruire pendenti di vetro variopinti da appendergli. Oggi abbiamo la possibilità di scegliere tra le più svariate decorazioni, dalle più economiche alle più esose, dalle più sobrie alle più pacchiane, dalle più semplici alle più stravaganti.

L’importante non è perfezionare l’albero, ma renderlo perfettamente adatto a noi.
Buon Natale!

Rossella Azzara

Sono una studentessa universitaria con la passione per la scrittura e la lettura, il cibo, la natura e tutto quello che ha a che fare con l'arte: dalla fotografia al disegno, alla scultura e all'architettura. Mi piace mettermi in gioco, scoprire nuove cose, ma soprattutto mi piace passare il tempo con persone che mi influenzino positivamente.