Risè: La Cannabis causa enormi danni psichici alle persone ed economici all’Italia

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Nel 2011, in Europa, il consumo di alcolici e sostanze psicotrope tra i 16enni rimane costante, crescono invece i fumatori e gli assuntori di sostanze inalanti, come solventi e colle. I giovani italiani, invece, registrano consumi sopra la media europea per quasi tutte le sostanze. A rilevarlo è la ricerca europea Espad, diffusa dal Cnr alla vigilia di un provvedimento del governo su gioco d’azzardo, tassazione per la vendita di alcol e bibite gassate e multe per chi vende sigarette ai minori. Il Rapporto Espad rivela che i giovani italiani registrano consumi sopra la media europea. In particolare, l’Italia è tra le prime dieci nazioni per consumo giovanile di Cannabis, con il 21% di giovani che ne fanno uso, contro il 17% di media. «Siamo un paese brillantemente irresponsabile» commenta a tempi.it Claudio Risè, psicoterapeuta e autore di “Cannabis, come perdere la testa e a volte la vita” (San Paolo Edizioni).

La cannabis è una droga leggera?
No. Da questo punto di vista, siamo un paese brillantemente irresponsabile, in cui persiste il falso mito della droga del “pace e amore”, nonostante tutti gli studi recenti dicano il contrario. Se n’è accorto a suo tempo anche il quotidiano britannico The Independent, dopo anni di campagne proibizioniste: in pochi anni la concentrazione di tetracannabinolo (THC) è passato dal 2 al 20%. i trafficanti hanno progressivamente aumentato la potenza per rendere la sostanza più attrattiva sul mercato e i danni che la cannabis può causare sono gravissimi.

Ad esempio?
Dalla disfunzione della memoria breve alla caduta dei freni inibitori fino alla disorganizzazione motoria. Per non parlare delle nevrosi. In questo senso i dati sul consumo dei giovani sono particolarmente tragici, perché tutte le ricerche di settore (di cui in Italia si parla pochissimo, ma che a livello internazionale sono molto consolidate, da decenni) dimostrano che più cala l’età in cui si inizia a consumare cannabis più alto è il pericolo di danni psichici, anche molto rilevanti. Si creano premesse per problemi notevoli: depressione e schizofrenia, per dirne alcune.

Secondo Fenascop, la Federazione nazionale delle comunità che si occupano della cura e del disagio psichico, nel 2015 un italiano su quattro sarà colpito da un disagio nel corso della propria vita, e i soggetti più a rischio sono i giovani fino ai 25 anni, fascia d’età in cui si manifesta l’80% degli esordi di patologia. C’è una correlazione?
Certamente. Anche l’Organizzazione mondiale della sanità per il 2020 prevede che il 20% della popolazione europea avrà gravi problemi psichiatrici. La cannabis, in questo senso, rimane la droga di iniziazione per eccellenza, spesso in casi di poli-assunzione, ad esempio con alcool, potenzialmente molto pericolosi.

Anche per quanto riguarda l’uso di cocaina, in una parte della popolazione giovanile, 16-17enni, non si sono registrati decrementi. Il clima di incertezza che stiamo vivendo in che modo influisce sul consumo di sostanze?
Si tratta sempre dell’espressione di un dato di malessere. Un quarto della popolazione giovanile non studia e non lavora. Si assiste anche a una ripresa dei consumi di stimolanti, come ecstasy e anfetamine. In questi casi l’assunzione è meno sistematica, spesso contenuta nel tempo. In generale si tratta di una vera e propria emergenza sanitaria: sono sempre di più le famiglie che si rivolgono ai medici perché i loro ragazzi, oltre ad avere una dipendenza da sostanze, presentano patologie psichiatriche di notevole gravità. E lo ripeto, nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di ragazzi che hanno iniziato a usare cannabis prima dei quindici anni.

È un caso che gli Stati europei dove il consumo di droghe è in crescita siano anche quelli in cui la situazione economica è più dura?
Tutte le ricerche sulla cannabis hanno dimostrato che a venire intaccata dal consumo di queste sostanze è innanzitutto la capacità produttiva: in un recente rapporto Onu si è cercato di quantificare quanto pesi il consumo di droghe illegali sull’economia dei Paesi dove vengono smerciate. Assumere queste sostanze è all’origine di un numero enorme di incidenti e malattie, dalle infertilità ai tumori al polmone, ad alcune forme degenerative. Secondo l’Onu per fronteggiare i costi sanitari del consumo di droghe sarebbe necessario lo 0,4% del prodotto lordo globale, qualcosa come 250 miliardi di dollari. Naturalmente i fondi finora spesi, per quanto elevatissimi, sono del tutto insufficienti, e ciò fa sì che solo una persona sulle cinque che ne avrebbero bisogno venga oggi effettivamente curata. I costi complessivi sul sistema produttivo sono ancora più ampi. Gli Stati Uniti li considerano equivalenti allo 0,9% del Pnl. Ad essi vanno aggiunti quelli delle conseguenze legali delle droghe (furti, truffe, attività criminali), che in Inghilterra sono considerati equivalenti all’1,6 del Pml. Inoltre, si legge nel rapporto, più è facile procurarsi la droga, più aumenta il consumo.

A questo proposito, il ministro per la Cooperazione Andrea Riccardi ha dichiarato di non volersi sottrarre al dibattito sulla liberalizzazione portato avanti dai radicali. Sarebbe utile?
Trovo insensato discutere su questo punto fino a quando non se ne risolve un altro, che è assolutamente propedeutico: quello legato all’informazione, e che quindi riguarda tutti. Genitori, insegnanti, istituzioni e media. Il dibattito è arretratissimo e non tiene conto dell’ottimo lavoro svolto nell’ultimo decennio sia dall’osservatorio sulla droga della Presidenza del Consiglio, sia dalle ricerche internazionali. Finché non si conosce dettagliatamente l’argomento, e intendo a livello di cittadinanza, non solo di operatori del settore, che dibattito pretendiamo di imbastire?
Articolo tratto da Tempi.it

Cogitoetvolo
  • Elisa Bonaventura

    Ho iniziato a interrogarmi sull’utilizzo delle droghe leggere, come problema non sanitario ma culturale, non appena mi sono soffermato su un live dei Pink Floyd girato negli anni ’70 nel quale il batterista Nick Mason suona palesemente sotto effetto di stupefacenti. Il risultato che ne viene fuori è, però, grandioso: un misto di genio, di improvvisazione e di follia si fondono per creare una vera e propria opera d’arte, una musica potente e senza tempo.
    Allora mi chiedo: è forse la droga un modo per aumentare la propria percezione sensoriale, un modo per superare i propri limiti e produrre un’opera d’arte?
    E’ possibile che l’uomo sia geniale di per sé, senza bisogno di assumere sostanze?

  • AnimaePartus

    Ci sono musicisti, come Mason probabilmente, che rendono meglio solo quando sono sballati. Altri musicisti che, invece, non hanno bisogno di droga per esprimere la propria arte. Non ho mai creduto all’efficacia della droga in termini di creatività. La tua arte dipende solo da te, non da quello che fumi. Clapton si drogava, notoriamente. Cocaina a fiumi. Ora ha smesso. Notate differenze? Genio era e genio resta.

  • Ilaria T.

    Io credo che questo sia un problema più che mai pesante nella nostra vita, e parlo da giovane di 24 anni che conosce MOLTI suoi cari amici che fanno uso di canne e abuso di esse insieme all’alcool. Il discorso che tutti fanno quando poi poni il problema del fatto che la cannabis sia una droga è il seguente: è una droga leggera, ed è come bere qualche birra in più. Si sottovaluta il problema. Ma il punto è un altro. Io sono la prima a cui piace uscire e bere una birra in compagnia o fare una cena con del buon vino. E sono anche la prima a pensare che L’ABUSO dell’ALCOOL è un altro grande problema…quindi figuriamoci l’abuso di cannabis. Specialmente perchè vedo che in alcune realtà giovanili, anche di ragazzi giovanissimi, questi due tipi di abuso “vanno a braccetto” come il gatto e la volpe.
    Purtroppo l’unica cosa che si può fare ora come ora è quello che suggerisce la fine di questo articolo: INFORMARE SUL SERIO TUTTI.

  • Elisa Bonaventura

    Per questo io non mi sento di condannare chi fuma per questo motivo. Per una certa cultura, il fumo è uno status symbol, un modo per evadere, per riempire il vuoto che spesso attanaglia le nostre anime: la voglia di stordirsi, di smettere di pensare per un po’ è comune a molti uomini.
    Insomma, Baudelaire ha scritto delle poesie meravigliose. Ci sarebbe riuscito senza l’oppio?

    • Saveriosgroi

      E chi può saperlo?

    • AnimaePartus

      Capisco la tua tesi, Elisa, ma qui non si tratta di “condannare”: si tratta solo di ricordare che fumare cannabis o hashish non è esattamente come mangiare liquirizia. Ha degli effetti negativi, anche visibili, specialmente nel lungo periodo. Te lo dico per esperienza, anche se non sono “navigato”. Quanto a Baudelaire, tanti hanno provato ad imitarlo, anche con dosi massicce di “fumo” e simili. Il risultato è deprimente, a testimonianza che la creatività non può dipendere dall’uso/abuso di droga. Certo, a livello di “status symbol” è facile oggi essere maledetti alla maniera di Baudelaire, ma il risultato non sarà un grande poeta. Sarà Jim Morrison.

  • Jessica C.

    “No. Da questo punto di vista, siamo un paese brillantemente irresponsabile, in cui persiste il falso mito della droga del “pace e amore”, nonostante tutti gli studi recenti dicano il contrario. “.
    La cannabis rimane sempre una droga leggera, non potrà avere gli stessi effetti della cocaina o dell’eroina che danno un’assuefazione molto più veloce rispetto alla cannabis. Non dico che la cannabis faccia meno male perché i deficit alla memoria, la deconcentrazione, l’aumento dell’ansia e della depressione legati al suo consumo si sono verificati eccome. Comunque droga leggera non è uguale a droga che faccia meno male.
    “In generale si tratta di una vera e propria emergenza sanitaria: sono sempre di più le famiglie che si rivolgono ai medici perché i loro ragazzi, oltre ad avere una dipendenza da sostanze, presentano patologie psichiatriche di notevole gravità. E lo ripeto, nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di ragazzi che hanno iniziato a usare cannabis prima dei quindici anni.”.
    In molti casi do’ ragione al dottore, ma ricordiamoci che le patologie psichiatriche sono determinati anche da altri fattori (ereditarie, situazioni di disagio, autostima, ect.) e che purtroppo non sempre si inizia da una canna e che non bisognerebbe gonfiare i ragazzini di psicofarmaci (come fanno in molti) perché fanno sicuramente dei danni molto più grossi delle canne (Xanax, Prozac e tanti altri)…
    Ammetto di aver dato due “boccate” a una cannetta offertami da un mio conoscente per pura curiosità (a 21 anni suonati, quindi non proprio una pischella) e vi garantisco che ero ben informata sui rischi delle droghe leggere, pesanti, dei suoi effetti a medio-lungo termine e delle conseguenze (potevo diventare una “cannata”) eppure mi domando ancora perché ho ceduto, perché ho tirato due boccate quella sera?!?
    Informare sui rischi è basilare perché, oltre ad avermi aiutata a non cedere al fascino del “joink for peace and love”(infatti non ho avuto la dipendenza e ho avuto la stessa reazione di quando mi fecero tirare la sigaretta, cioè un bruciore alla gola insopportabile e la nausea, quindi niente affatto piacevole) mi consente di parlare dei rischi ai miei fratelli che stanno incominciando ad entrare nell’adolescenza (uno materialmente e l’altra di testa)…E acconsentirei all’uso della cannabis solo per scopi medicinali: attenzione, non legalizzarla ma per scopi medicinali (alla mia prozia gli hanno dovuto iniettare morfina per il dolore, e la medesima discende dall’eroina, quindi gli effetti secondo me sono ben peggiori). Comunque si dovrebbe allargare il discorso anche per le “droghe legalizzate” come ad esempio della nicotina (che ha il monopolio dello Stato attraverso le sigarette, piene anche di catrame) e dell’alcool etilico usato nelle bevande alcoliche.