Rubbia e il nucleare

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Carlo Rubbia non ha certo bisogno di presentazioni. Il fisico italiano, vincitore del Nobel nel 1984, è da anni considerato  uno dei più illustri scienziati del nostro Paese, ma anche una voce importante nel panorama scientifico internazionale. Ecco perché le parole di Rubbia non lasciano mai indifferenti, specie se riguardano temi importanti, come lo sfruttamento dell’energia nucleare. E’ sicura? Conviene? Gli italiani furono davvero così ingenui quando la bocciarono? Le tesi sono diverse e contrastanti e, non lo nego, vi sono diversi luoghi comuni da una parte e dall’altra.
Da una parte vi è chi tende ad allontanare qualsiasi opinione favorevole al nucleare senza addurre motivazioni ragionevoli e, dall’altra, chi esalta queste vie di produzione dell’energia con il solito trionfalismo sterile e pomposo. In questi casi dunque conviene, secondo me, dare la parola a chi ne capisce davvero qualcosa, ad un arbitro che, con le sue competenze, riesca a darci un giudizio imparziale e lontano da logiche di partito. Tutto infatti si potrà dire, ma non che Rubbia sia un “verde” scalmanato o un acceso fautore del ritorno all’età della pietra. Qui di seguito  pubblico una chiarissima intervista in cui il fisico nostrano esprime le sue opinioni relativamente alla nuova strada imboccata dall’Italia in tema di energia. Buona lettura e buona cogitazione!

Il governo italiano ha deciso di imboccare di nuovo la strada del nucleare. Cosa ne pensa?
"Si sa dove costruire gli impianti? Come smaltire le scorie? Si è consapevoli del fatto che per realizzare una centrale occorrono almeno dieci anni? Ci si rende conto che quattro o otto centrali sono come una rondine in primavera e non risolvono il problema, perché la Francia per esempio va avanti con più di cinquanta impianti? E che gli stessi francesi stanno rivedendo i loro programmi sulla tecnologia delle centrali Epr, tanto che si preferisce ristrutturare i reattori vecchi piuttosto che costruirne di nuovi? Se non c’è risposta a queste domande, diventa difficile anche solo discutere del nucleare italiano".

Lei è il padre degli impianti a energia solare termodinamica. A Priolo, vicino Siracusa, c’è la prima centrale in via di realizzazione. Questa non è una buona notizia?
"Sì, ma non dimentichiamo che quella tecnologia, sviluppata quando ero alla guida dell’Enea, a Priolo sarà in grado di produrre 4 megawatt di energia, mentre la Spagna ha già in via di realizzazione impianti per 14mila megawatt e si è dimostrata capace di avviare una grossa centrale solare nell’arco di 18 mesi. Tutto questo mentre noi passiamo il tempo a ipotizzare reattori nucleari che avranno bisogno di un decennio di lavori. Dei passi avanti nel solare li sta muovendo anche l’amministrazione americana, insieme alle nazioni latino-americane, asiatiche, a Israele e molti paesi arabi. L’unico dubbio ormai non è se l’energia solare si svilupperà, ma se a vincere la gara saranno cinesi o statunitensi".

Anche per il solare non mancano i problemi. Basta che arrivi una nuvola…
"Non con il solare termodinamico, che è capace di accumulare l’energia raccolta durante le ore di sole. La soluzione di sali fusi utilizzata al posto della semplice acqua riesce infatti a raggiungere i 600 gradi e il calore viene rilasciato durante le ore di buio o di nuvole. In fondo, il successo dell’idroelettrico come unica vera fonte rinnovabile è dovuto al fatto che una diga ci permette di ammassare l’energia e regolarne il suo rilascio. Anche gli impianti solari termodinamici – a differenza di pale eoliche e pannelli fotovoltaici – sono in grado di risolvere il problema dell’accumulo".

La costruzione di grandi centrali solari nel deserto ha un futuro?
"Certo, i tedeschi hanno già iniziato a investire grandi capitali nel progetto Desertec. La difficoltà è che per muovere le turbine è necessaria molta acqua. Perfino le centrali nucleari in Europa durante l’estate hanno problemi. E nei paesi desertici reperire acqua a sufficienza è davvero un problema. Ecco perché in Spagna stiamo sviluppando nuovi impianti solari che funzionano come i motori a reazione degli aerei: riscaldando aria compressa. I jet sono ormai macchine affidabili e semplici da costruire. Così diventeranno anche le centrali solari del futuro, se ci sarà la volontà politica di farlo".

Articolo tratto dal sito de La Repubblica

 

Fabrizio Margiotta

Chitarra, armonica e poesia mi basterebbero per vivere. Nel mio bagaglio, tuttavia, anche studi in Legge e una passione smisurata per il giornalismo e la scrittura creativa. Fàbregas, Faber, Fafo o Fafà, Jeff Beck, Animae Partus... chiamatemi come volete, ma questa è l'ultima volta che provo a descrivermi.