Salvare Excalibur: un’emergenza umanitaria?

0

Affermava Seneca, homo res sacra homini: l’uomo è qualcosa di sacro per l’uomo.

In questa frase si raggomitola, pressappoco, un criterio fondante: la sacralità della persona umana. Anche i pensatori cosiddetti “pagani” erano giunti a percepire quel “di più” , quella scintilla che brillava unicamente all’interno dell’uomo, un briciolo di divinità: tale, da renderlo per l’appunto… sacro.

Recenti tendenze tuttavia, sembrano smentire e sgretolare questo che sembrava un perenne possesso – per lo meno concettuale – dell’umanità, nonostante tutti gli errori e gli abomini commessi nel corso della Storia. Si ha l’impressione che all’interno della consolidata gerarchia delle priorità si stia innestando un elemento destabilizzante, capace di far crollare dalle fondamenta l’edificio faticosamente eretto.

In questi ultimi giorni, a nessuno è stato possibile esimersi dal guardare lo spettacolo andato in scena davanti la casa della povera infermiera spagnola che ha contratto il virus ebola. Una folla urlante e frenetica, disposta a tutto pur di evitare la soppressione del cane Excalibur, decisa dalle autorità a titolo precauzionale per ridurre ogni rischio di contagio.

Non ho intenzione di esprimere giudizi sul caso specifico, se fosse cioè necessaria l’uccisione del cane o meno per il rischio infezione: è una domanda di taglio scientifico che non mi compete.

Ciò che invece invita riflettere è il sommovimento globale messosi in moto per salvare la vita al povero Excalibur, che ha inconsapevolmente attratto su di sé il focus mediatico internazionale. Il tono straziato delle invocazioni sembrava suggerire che dentro quell’abitazione si stesse realizzando il più atroce e ingiusto delitto mai perpetuato; quasi che poco importasse delle condizioni di salute della donna proprietaria dell’animale.

Ma, vien da pensare: se lì dentro ci fosse stato un uomo al posto di quella bestiola, ci sarebbe stato lo stesso sommovimento, sociale e mediatico?

Dico, siamo ancora ben lontani, ancora oggi purtroppo, dall’attuazione del homo res sacra homini. Le atrocità non mancano, ogni giorno, in parecchi angoli del nostro pianeta. Pena di morte, sfruttamento minorile, condanne a morte giustificate soltanto da ispirazioni di carattere nazionalistico, o da intolleranza religiosa. E ancora naufragi di clandestini, per non parlare dei  delitti commessi quotidianamente all’interno delle pance materne, vere e proprie esecuzioni a freddo di esserini che si affacciano alla vita. E perché tali avvenimenti non vengono conditi con un’eguale indignazione? Perché passano silenziosi, a volte, tutt’al più riveriti con un addensamento di cordoglio?

Non si tratterà forse di un sovvertimento, non dico dei valori ma quantomeno delle priorità? Ci siano pure le proteste animaliste per la salvaguardia e il rispetto degli animali, purché non passi in secondo piano la difesa di quell’animale che ha nome uomo.

Studente del terzo anno di Lettere Classiche. Innamorato della natura, della letteratura e di tutto il bello che l’uomo ha creato, crea e – speriamo – creerà.