Salvatore Crisafulli: la storia continua

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“Non può il diritto di morire diventare la nuova frontiera dei diritti umani”.
«Mi chiamo Salvatore Crisafulli (disabile gravissimo), 46 anni, di Catania, vivo da paralizzato, la mia patologia viene definita locked-in syndrome, ovvero “uomo incatenato” o meglio ancora “uomo imprigionato”, imprigionato nel mio stesso corpo. Mi sento murato vivo, vivendo in un abisso, questa patologia comporta la totale paralisi del mio corpo. A differenza di chi vive in Stato Vegetativo (io lo sono stato), sono riuscito a recuperare la coscienza e a comunicare il mio pensiero con il computer grazie a un sofisticato software muovendo lo sguardo, la testa e in particolare gli occhi. Comunico grazie ad un computer e proprio grazie alla nuova tecnologia posso farmi ascoltare, comunicare con il mondo esterno.

La mia storia, è una storia fatta di speranza e di coraggio, di tenacia e di forza di volontà. Dopo anni sono riuscito a convincere i medici di essere tornato alla vita.

Sono stato vittima di uno spaventoso incidente stradale avvenuto a Catania la mattina dell’11 settembre del 2003. Sono entrato subito in coma e successivamente in stato vegetativo permanente (almeno così sentenziava la scienza medica per oltre due anni). Poi, incredibilmente, nell’ottobre del 2005 riesco a raccontare che dopo circa sette mesi dal trauma (quando per i medici ancora ero in stato vegetativo) sentivo e capivo tutto, ma non riuscivo a dimostrarlo perché non potevo muovermi e i medici erano convinti che fossi un vegetale (in pratica una foglia d’insalata), vivevo nel terrore.

Vedevo i miei familiari muoversi intorno al mio letto, volevo richiamare la loro attenzione gridando, ma dalla mia bocca non usciva alcun suono, i medici parlavano di stato vegetativo permanente ed irreversibile. Sentivo i medici dire che la mia morte era solo questione di tempo, ed iniziavo ad aprire e chiudere gli occhi per attirare l’attenzione di chi mi stava attorno.

Pian piano incominciava la fase del mio risveglio, che viaggiava su due piani paralleli, quello fisicamente personale, di cui pian piano prendevo coscienza di ciò che mi era accaduto, assaporando lentamente il mio ritorno alla vita, e quello estremo, in cui cercavo di convincere chi mi sta intorno di essere veramente ancora vivo e vegeto, ma mi trovavo impossibilitato, prigioniero nel mio corpo che non mi rispondeva. Capivo cosa mi succedeva intorno, ma non potevo parlare, non riuscivo a muovere gambe, braccia qualsiasi cosa volevo fare; “sono imprigionato nel mio stesso corpo”. Provo con tutta la mia disperazione, con il pianto, con gli occhi, ma niente, i medici troncavano ogni speranza, per loro ero un “vegetale” e che i miei movimenti oculari erano solo casuali, insomma non ero cosciente.
La mia straziante storia in parte è stata scritta nel libro “Con gli occhi sbarrati”.
Oggi sono completamente contrario all’eutanasia.»

“Le marce, i girotondi, le veglie, le fiaccolate siano fatte per invocare la vita e non per sentenziare la morte, per potenziare e sensibilizzare la sanità e la ricerca scientifica, per rendere sopportabile la sofferenza, anche quella terminale, non per giustificare i più disperati e soli con il macabro inganno in una morte dolce, dietro a cui si nasconde solo cinismo e utilitarismo”.   (dal profilo facebook di Salvatore Crisafulli)

 

Questa storia, fatta di speranza, forza, coraggio di Salvatore e della sua famiglia, che non si è mai arresa e ha provato di tutto per aiutare a guarire questo grande uomo, nonostante la sofferenza, le difficoltà economiche e le barriere ideologiche della nostra società, continua nel migliore dei modi: «Dopo otto anni di costretta immobilità assoluta, la sua mano ed il braccio sinistro, prima girato al contrario, adesso hanno ripreso a distendersi, raddrizzandosi, insieme alle dita della mano. Inoltre risponde anche ad ulteriori stimoli esterni, mai prima ottenuti» (Pietro Crisafulli, il fratello)

Dopo pochi giorni dall’inizio delle cure farmacologiche presso il Centro Medico Internazionale “Biocorrezione” del Prof. Vitali Vassiliev a Rishon LeZion, in Israele, si notano già notevoli miglioramenti, come dimostra il video-documento sul canale youtube (siciliarisvegliTV) dell’associazione Sicilia Risvegli Onlus, di cui il fratello Pietro Crisafulli è presidente.

Essa è un’associazione per la difesa dei comatosi, post-comatosi, stati vegetativi, locked-in syndrome, SLA ed altre estreme disabilità, ritenuti non degni di vivere dai difensori del “diritto alla morte” .
Salvatore lotta invece per affermare l’unico vero diritto, quello alla vita; dimostra giorno dopo giorno a questi sostenitori della “pena di morte” quanto sia bello vivere, quanto vale l’amore dei propri familiari, del fratello Pietro, che l’hanno sostenuto e continuano a sperare e lottare insieme a lui non senza difficoltà.
La storia di Salvatore, nato nell’agosto di quarantasei anni fa e rinato nell’ottobre di sei anni fa, continua e gli auguriamo che in futuro possa raccontarla a voce lui stesso. Le previsioni dei medici sono buone, hanno detto che Salvatore addirittura tornerà a parlare. A novembre tornerà in Israele per le visite di controllo e per iniziare il secondo ciclo di cure.

Le terapie, seppur sperimentali e costose, esistono, ma nessuno ne parla, è più comodo staccare la spina a chi, secondo la concezione corrente, non si può più considerare persona.

Auspichiamo un maggiore sviluppo della ricerca scientifica per la cura dei disabili gravi, perché di questo si tratta, e un maggiore interesse delle istituzioni a sostegno di queste famiglie coraggiose, ma abbandonate a se stesse.
Un rinnovato augurio alla famiglia Crisafulli e a tutte le altre famiglie che hanno intrapreso questo grande “viaggio della speranza”, molto più numerose di quelle che si sono arrese.
Forza Salvatore!

Rossella Rumore

Apparentemente distratta ma attenta e curiosa, con picchi di pignoleria - da far rimpiangere la Rossella assai disordinata e sbadata - soprattutto quando si tratta di chiamare le cose con il loro nome, senza se e senza ma... Amo scoprire le sorprese della vita e il mondo a poco a poco… Il mio motto preferito è quello dei ragazzi de La Rosa Bianca: "uno spirito forte, un cuore tenero"