San Valentino, la festa degli in… vidiosi

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E’ un meccanismo di autodifesa da un nemico invisibile, la felicità

E quindi siete tipo promessi sposi?”
Beh stiamo insieme da poco, però non mi dispiacerebbe affatto, un giorno.”

Sollevo lo sguardo e m’immagino di trovare il sorriso sghembo tipico di chi ti vuole bene e s’innamora con te. Invece c’è solo rigore, freddezza.
Vabbè, mi sembra un po’ presto per parlarne. Poi i progetti a lungo termine portano sfiga. Non ti affezionare troppo.”

Se avessi seguito tutti i consigli di questo genere che mi sono stati dati nel corso degli anni, il mio aspetto attuale sarebbe circa quello di un guerriero azteco: scudo di legno ed ossa animali, pellame di leopardo sparso sulle caviglie e sul petto, clava dentata e piume multicolor per intimidire il nemico. Per sfortuna dei miei interlocutori non li ho mai ascoltati e vado in giro in borghese.

Vado in giro e nel girovagare la mia domanda è sempre la stessa: perché vi fa tanto schifo l’amore? Perché, prima di trovarlo, faceva schifo anche a me?

Può darsi che siamo stati tutti istruiti dall’esercito azteco a preferire l’unto al miele, la carne cruda alla verdura, lo stare in guardia al guardarsi attorno. In pratica gli unici che per noi possano avere una prolifica vita sentimentale sono i personaggi Disney dei cartoni animati che danno su Rai2 durante le vacanze di Natale; tutto il resto è noia, appartiene a quell’ampia fetta di mondo a cui ci sentiamo in dovere di ricordare che la vita è breve, la gente è cattiva, rosso di sera bel tempo si spera ed altri ritornelli dal dubbio riscontro reale.

E’ un meccanismo di autodifesa da un nemico invisibile, la felicità, che si vede poco spesso e che ha il brutto vizio di scappare via.

Riuscireste, se vedeste un bambino che ride con la bocca imbrattata di cioccolata, a dirgli che i grassi idrogenati causano un innalzamento del colesterolo cattivo e che gli zuccheri raffinati aumentano il rischio di malattie cardiache? Siete davvero così sadicamente attaccati alle vostre credenze da scoppiare così una piccola bolla di allegria? E siete per giunta tanto sicuri che una barretta di cioccolato mangiata una volta nella vita possa causare questa catastrofe? Se capitasse a voi che un estraneo vi avvicinasse giudicando le vostre abitudini alimentari, non lo invitereste quantomeno a cambiare nazione e ad andare a quel paese?

Ma avete ragione, sbaglio io. Sbaglio io a paragonare l’amore ad un concentrato ipercalorico di sostanze dannose per l’organismo, prodotto da una multinazionale che avrà le sue piantagioni di cioccolato da qualche parte dell’Etiopia, dove sfrutta per meno di un euro al giorno migliaia di poveri lavoratori dalla pelle più scura. Mea culpa.

Se fossimo un po’ meno invidiosi, un po’ meno impiccioni, saremmo tutti più liberi di vivere e di lasciar interpretare a ciascuno questa ricorrenza come gli pare, senza dover dire, come faremo anche il mese prossimo con la festa della donna, che “dev’essere ogni giorno”.

A me questo San Valentino il 14 febbraio pare proprio tattico: in mezzo alla sessione invernale, quando siamo sepolti dai libri, dai riassunti, dai riassunti di riassunti, dagli schemi appesi all’armadio, da questa eterna paura di non essere in grado, impigiamati e dimentichi di cosa sia o fosse una vita sociale, eccezion fatta per il sabato in cui ci concediamo di portare le nostre occhiaie da qualche parte, per poi tornare già l’indomani alla stessa perdizione. In questo marasma studentesco c’è un obbligo rosa sul calendario che ti forza a ricordarti che sei amato e che devi amare, devi staccare la spina e voltarti verso i piccoli momenti che sono le impalcature su cui si impilano i tuoi giorni.

Devi innamorarti perché l’amore non è la melassa collosa e melodrammatica che viene fuori da una certa cultura televisiva e musicale, ma una forza, una luce, che ti restituisce a te stesso, prima ancora che all’altro, migliore.

Ti spinge a pensare oltre le tue quattro abitudini e certezze, ti porta a immaginare cose ridicole che forse accadranno tra quarant’anni, ti assottiglia le corde vocali facendoti fare quella vocina demenziale che certuni sfoggiano davanti ai passeggini, ti allarma, ti mette in guardia, ti mette in bilico, ti mette in moto.

Fino a sentire il clong della tua armatura azteca che cade al suolo.

Sabrina Sapienza

Scrittrice nel tempo-libro, a tempo perso, nel tempo disperso, nottetempo, in tutti i tempi dell'indicativo, in tempi di gloria, ai tempi del colera e delle mele, ma senza disdegnare l'altra frutta che tinge d'incanto i mercatini del bello e del vero; scrittrice, ad ogni modo, a modo mio.