San Valentino: un rituale d’obbligo?

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Nelle vetrine dei negozi decorate con cuori di ogni dimensione, giganteschi pupazzi che abbracciano cuori con la scritta “Ti amo” fissano i passanti con grandi e dolci occhioni. Nei supermercati troneggiano imponenti pile di scatole di cioccolatini in offerta, i fioristi espongono le loro migliori rose e per strada passeggiano ragazze con palloncini a forma di cuore per promuovere questa o quell’iniziativa. Oggi mi hanno addirittura offerto un caffè in una tazzina a forma di cuore. Love is in the air verrebbe da dire. E invece è solo San Valentino, una festa su cui da sempre si fronteggiano due linee di pensiero totalmente opposte: c’è chi l’abolirebbe e chi invece non può farne a meno e ogni anno si tortura per trovare il regalo perfetto da fare al partner.

La leggenda vuole che in origine (si parla dell’epoca romana, dal IV secolo circa) questa festività non fosse altro che un rito annuale con cui i pagani rendevano omaggio al dio Lupercus. Si trattava di un rituale per la fertilità, infatti i nomi degli adoratori del dio venivano mescolati in un’urna e pescati poi a coppie da un bambino. Queste coppie dovevano poi vivere insieme per un intero anno, fino al giorno in cui sarebbero state estratte le nuove coppie. Nel 496 a.C. la Chiesa decise di porre fine a questa festa pagana e la sostituì con quella del vescovo San Valentino, martirizzato da Claudio II perché univa in matrimonio le coppie a cui era stato negato il consenso dell’imperatore.

Da allora ne sono passati di secoli e oggi San Valentino, come tutte le feste che si rispettino, è diventata un’occasione per fare consumismo ed è vissuta da alcune persone come un obbligo. Bisogna fare gli auguri al fidanzato/a, bisogna fargli un regalo per dimostrargli quanto è speciale, bisogna fare qualcosa di romantico insieme. Io, stoica sostenitrice della fazione contro San Valentino e decisamente allergica al romanticismo, cerco solo di non vomitare e non riesco a fare a meno di alzare gli occhi al cielo e provare un po’ di pena. Quest’anno però una riflessione l’ho fatta anche io e sono giunta all’amara conclusione che, se vissuta nel modo giusto, San Valentino non sia poi da buttare via. Siamo tutti d’accordo nel dire che l’amore per una persona va dimostrato ogni giorno, soprattutto nelle piccole cose, e alla persona amata va dedicato ogni singolo momento della giornata e non solamente un giorno fissato dai calendari. A volte però nel lanciare giudizi ci dimentichiamo di considerare una serie di variabili e concepiamo l’amore in modo molto platonico. Dare amore a una persona implica un donare del tempo, che spesso è difficile da trovare. Perché magari dopo un’estenuante giornata di lavoro si talmente è stanchi, nervosi, abbattuti, stressati…che già trovare del tempo per sé stessi diventa un’impresa. E allora sorprendere il partner e passare del tempo insieme diventa un’utopia. San Valentino dovrebbe essere allora un momento per riflettere sul proprio rapporto, passare una giornata insieme e prendersi una pausa per il puro piacere di farlo, senza che diventi un bisogno la cui assenza potrebbe portare a offese e litigi. Un momento per fermarsi un attimo e dire: io e te stiamo bene insieme. E se c’è questo bene allora non vedo neanche la necessità di dover costantemente dimostrare il proprio affetto.

Un altro aspetto da considerare è quello consumistico. Orsacchiotti and company vanno per la maggiore quando non si sa cosa regalare. Oppure si finisce in quella categoria di oggetti assolutamente inutili a sfondo ironico che inevitabilmente finiscono dimenticati in un cassetto e dopo qualche tempo nella spazzatura. Però si viene incoraggiati a comprare, secondo la filosofia per cui è attraverso un oggetto che si manifesta amore, quando invece basterebbe un abbraccio, un dolce preparato con le nostre mani, un biglietto scritto col cuore per ricordare a una persona quanto le vogliamo bene. Alla fine a rimanere più impressi nei nostri ricordi sono i momenti che ci vengono dedicati, quelli in cui ci sentiamo amati e capiti.

Sono lontani i tempi dell’asilo e delle elementari, quando bastava un bigliettino a forma di cuore, con un “ti amo” scritto a caratteri cubitali così innocente da far sorridere, per far arrossire una bimba e riempire d’orgoglio l’audace maschietto. Per chiudere vi regalo la simpatia e la tenerezza di questi due bimbi, con l’augurio di un buon San Valentino per quanti lo festeggiano.

 

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Federica La Terza

Ogni riccio è un capriccio, un'idea e una curiosità. Il bisogno di andare oltre la superficie, oltre ciò che appare, mi ha spinto a coltivare a livello accademico il mio interesse per la scienza. Di fronte a tutto ciò che passa sotto la lente di ingrandimento della mia curiosità, cerco sempre di ricordarmi che per trovare risposte bisogna fare le giuste domande.