Sanremo tra lobby e trash

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Quanti anni sono passati da quando la Piccola Orchestra Avion Travel scrisse la bellissima Sentimento e vinse il festival di Sanremo? Quasi dieci, probabilmente. E io ho vissuto praticamente dieci anni facendo a meno di canzonette più  o meno patetiche, fiumi di parole, piccioni e piccioncini con relativi becchi. Il mio ritorno davanti la tv si tinge quindi di forte epicità, anche se, a dire il vero, non ho avuto la stessa nostalgia di Odisseo lontano dalla petrosa Itaca.

Parole troppo dure secondo voi? No, se pensate che Povia ha vinto il festival nel 2006 con QUEL pezzo orribile (mentre i Nomadi se ne sono tornati a casa col premio della critica, alias “premio che diamo ai più bravi che però non vinceranno mai”) e Marco Carta (chi?) ha sconvolto la platea con una delle canzoni più banali che si siano mai sentite. Il festival ormai è questo, interessi enormi che pilotano l’avanzata dei più scarsi. Maionchi, De Filippi e Costanzo in persona, si presentano a Sanremo (più o meno pubblicamente) per garantire la bravura dei loro “picciotti”: un potere enorme, alternativo a quello già immenso delle case discografiche, come mi ha ricordato un grande amico filosofo. O forse no, forse è solo il pubblico a voler portare Emanuele Filiberto in finale, a far vincere Tony Maiello nella sezione giovani sbaragliando degli artisti veri come Nina Zilli, ad osannare il lavoro fatto da Amici o Xfactor con i nuovi talenti. Che senso ha far partecipare i “big” dei talent show? Il voto del pubblico è determinante e basterà guardare lo share di Amici per capire quante persone sono sicuramente affezionate ai Carta, agli Scanu e alle Amoroso.

Nonostante tutto, devo dire che quest’anno sono rimasto piacevolmente sorpreso, non tanto perché in fondo la canzone di Scanu non mi dispiace (forse non sapevate che l’ha scritta Pierdavide Carone, pupillo di Amici), ma perché comunque il livello artistico si è alzato parecchio rispetto all’anno scorso. Certo, io la vittoria a Valerio non l’avrei data, specialmente perché la sua esibizione è stata arricchita anche troppo dalla presenza di Alessandra Amoroso, che ha dimostrato di avere una grande voce, adatta per tonalità più basse e quindi sfruttata malamente in alcune sue canzoni super-acute. Insomma non è del vincitore che voglio parlare, perché io la sera della finale ho sperato che vincesse lui e non Filiberto (né tantomeno il cugino artistico di Giuliano Sangiorgi, cioè Marco Mengoni…guardacaso vincitore di Xfactor).

Il problema serio è che proprio quest’anno di artisti bravi ce n’erano tanti…Arisa, la cui canzone (specie jazzata) conferma che ci troviamo di fronte ad una singer capace e con stile; Cristicchi che ha fatto andare su tutte le furie Carla Bruni ma aveva pienamente ragione; Noemi, che mi ha fatto letteralmente paura con la sua voce potentissima e viscerale; Malika, che ogni anno che passa mi sorprende sempre di più (anche se avrebbe fatto meglio a dare più “corpo” al suo ritornello, evitando anche quell’acuto prolungato…meritato comunque il premio-consolazione della critica); Povia, che ho tanto biasimato prima del festival, ma che ha scritto un pezzo davvero bello (ovviamente senza tener conto delle accennate derive relativistiche nel testo); Fabrizio Moro con riserva, perché compone spesso canzoni simili tra loro e soprattutto mette sempre il “lalalala”; con riserva anche Irene Grandi, che comunque sa il fatto suo.

Tirando le somme, dal punto di vista musicale si è trattato di un bel festival, forse il migliore da qualche anno a questa parte, ma come sempre in questi casi è difficile che vengano premiati i migliori. Siamo di fronte al paradosso televisivo, tutto italiano: il festival delle donne senza nessuna donna in finale, il festival degi inediti che premia la notorietà già acquisita tramite pseudo-reality musicali. Complotto per pubblicizzare i talent show? Ignoranza del pubblico italiano? Mossa pubblicitaria shock per far discutere e aumentare lo share? A voi l’ardua sentenza, ma di sicuro Filiberto al secondo posto non lo perdonerò mai: forse sarebbe il caso di prendere nuovamente in considerazione i primi due commi del famoso articolo XIII delle Disposizioni Transitorie e Finali, allegate alla nostra Carta costituzionale (vi prego di andare a leggere subito), ed estendere la sua efficacia anche a Pupo, raccomandato storico (come conferma il nome del suo programma tv); molto meglio Nino D’Angelo, che è stato accompagnato tra l’altro da un mio concittadino, autore, scopritore ed esecutore (noto) di musica popolare non solo ennese: Mario Incudine.

In conclusione, non voglio addentrarmi in una discussione sul valore extra-musicale di Sanremo. Mi limito a dire che la Clerici ci sa fare, ma che gli ospiti (regina Rania e Bob Sinclar a parte, dato che lo spessore è diverso) hanno solo prosciugato i fondi Rai, senza contribuire ad uno spettacolo serio. In più occasioni il trash ha dominato incontrastato, a partire da Dita Von Teese fino ad arrivare agli interventi politici con tanto di operai Fiat sul palco, passando per il calciatore semi analfabeta (ma lo voglio comunque ai Mondiali!).

Ve la sentite di pagare ancora il canone?

 

Fabrizio Margiotta

Chitarra, armonica e poesia mi basterebbero per vivere. Nel mio bagaglio, tuttavia, anche studi in Legge e una passione smisurata per il giornalismo e la scrittura creativa. Fàbregas, Faber, Fafo o Fafà, Jeff Beck, Animae Partus... chiamatemi come volete, ma questa è l'ultima volta che provo a descrivermi.