School style: estroso o indecente?

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Milano come Roma. Arriva la primavera: gli alberi fioriscono, gli uccellini cinguettano giocosamente al levarsi del sole, le giornate si allungano, il cielo si tinge di un azzurro immacolato e…le studentesse si scoprono. Via le felpe e i maglioni che evitavano possibili raffreddature, coprendo ciò che i bottoni della camicetta non riuscivano a nascondere, e fuori le canottiere dai pizzi colorati e gli shorts o le minigonne che mostrino quanto si è femminili, se di femminilità si può parlare.
A Milano i presidi del liceo scientifico Einstein e dell’alberghiero Vespucci si sono attivati, emanando circolari che vietano l’uso di indumenti come minigonne, shorts, infradito e canottiere per cercare di riportare, almeno a scuola, un minimo senso del pudore. Anche a Roma l’anno scorso erano stati presi provvedimenti in questa direzione dai presidi dei licei Righi e Newton. Delle circolari, riportate dal Corriere della Sera, emerge un vero e proprio codice di eleganza che sottolinea quella che è la funzione svolta dall’edificio scolastico, ben diversa da quella balneare.

Esagerazione? Opinioni contrastanti provengono dai presidi del Moreschi e del Virgilio, che sostengono che i liceali milanesi “non hanno mai superato il limite della decenza” e “prediligono lo stile sportivo”. Magari in inverno, per evitare una polmonite, anche se le camicette lasciano spesso intravedere la biancheria intima e le canottiere scollate sono un must sotto una felpa chiusa solo sul ventre. A cominciare dai primi di aprile però si perdono pian piano le poche inibizioni rimaste, fino ad arrivare alle ultime settimane di maggio in cui si vede veramente di tutto e di più. Si parte dalla classica canottiera scollata che sembra un capo di biancheria intima, data l’enorme quantità di pizzi e nastrini da far invidia a una dama dell’Ottocento, e viene spesso e volentieri abbinata a una minigonna o a un paio di shorts inguinali. Chi è un po’ più esibizionista e vuole assolutamente bere fuori dal coro, ci aggiunge anche un bel paio di zeppe o accorcia la canottiera fin sopra l’ombelico. Mi riesce piuttosto difficile definire questo stile sportivo, in quanto non vi vedo proprio nulla di comodo. Se vogliamo poi parlare di decenza, mi sembra giusto menzionare alcuni capi di vestiario degli individui di sesso maschile. Una moda perversa sembra aver colpito anche loro: l’impellente necessità di mettere in mostra le loro mutande li porta ad abolire la cintura (o a dimenticarne la funzione, ritenendola un semplice ornamento) e ad indossare i jeans con un cavallo talmente basso da riuscire a malapena a salire sul tram senza correre il rischio di doversi alzare le braghe in pubblico. Per non parlare di come sono poi costretti a camminare per non perderle del tutto. Ma la galleria degli orrori non finisce qui: minigonne che mettono in mostra cosce fin troppo voluminose, gambe non depilate, pantaloncini di taglie inadeguate al soggetto che svelano tanga e chi più ne ha, più ne metta.

Questione di rispetto. Chi ha detto che valorizzarsi è sinonimo di scoprirsi? La femminilità di una ragazza non si misura certo con la taglia del reggiseno o con la lunghezza della minigonna. Si rischia solo di rendersi ridicole e volgari e di assomigliare sempre di più ai prototipi di femminilità decisamente errati che i media ci offrono. Senza contare il messaggio che si comunica a chi ci sta intorno che può non rispecchiare la personalità dell’individuo; come ci ricorda un famoso proverbio “l’abito non fa il monaco”, però contribuisce a farsi un’idea della persona. Perciò è indispensabile rispettare innanzitutto sé stessi e il proprio corpo, senza sentire per forza il bisogno di esporlo alla collettività. In secondo luogo va ricordato che ci si trova in un edificio scolastico in presenza di altre persone e un minimo senso del decoro e del pudore mi sembra indispensabile.
Assolutamente giustificati quindi i provvedimenti presi dai presidi milanesi, anche se vietare totalmente i sandali e i pantaloni corti in generale mi sembra un po’ estremo: no alle infradito e ai sandaletti da spiaggia ma un minimo di tolleranza per i pantaloni a pinocchietto e per i sandali ci vuole, specie nelle giornate di caldo afoso. Forse però, come suggerisce il preside del Moreschi, “il dialogo funziona più di una circolare” e un’educazione all’eleganza e a ciò che una determinata scelta stilistica comunica sarebbe da preferire. Magari senza aver paura di dire cosa si pensa di fronte a certe mise.

Federica La Terza

Ogni riccio è un capriccio, un'idea e una curiosità. Il bisogno di andare oltre la superficie, oltre ciò che appare, mi ha spinto a coltivare a livello accademico il mio interesse per la scienza. Di fronte a tutto ciò che passa sotto la lente di ingrandimento della mia curiosità, cerco sempre di ricordarmi che per trovare risposte bisogna fare le giuste domande.