Schwazer, vergogna d’Italia?

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Lo sport azzurro si divide sulla vicenda del marciatore, squalificato per doping, e adesso si apre un caso nella sua marcia verso Rio

“Vergogna d’Italia, fuori dalla nazionale” queste le dure parole del saltatore Gianmarco Tamberi all’indirizzo di Schwazer. Uno sfogo che spacca il mondo dell’atletica e ripropone l’equazione “dopato=condannato”. Ma è proprio così?

Per Tamberi, così come per tanti altri, Alex Schwazer, marciatore trentunenne, squalificato per doping, e che ha scontato la pena di 3 anni e nove mesi, non deve ritornare in azzurro. Insomma, nessuno sconto per lui, dannato e condannato, nazionale compresa. La reazione emotiva del saltatore è quindi plausibile, addirittura legittima, (forse un po’ meno l’apostrofe ingiuriosa) anche perché fidarsi dopo un tradimento non è certo un gesto automatico. Eppure, possiamo starne certi, i suoi tifosi sono i primi a non concedergli sconti.
La squalifica a vita alla prima positività sarebbe l’opzione più rigida possibile, ma rispettabile. Altri potrebbero essere inclini a un’idea più rieducativa e meno repressiva della pena. Ma se ci sono atleti come Tamberi che credono che la legge in vigore sia la meno dura, o quella sbagliata, se ne può discutere: esistono commissioni atleti nella Iaaf e nel Cio, dove è possibile far sentire la propria voce.
La platea social da cui è partito l’attacco al marciatore è facile, si sa, ma le regole si fanno altrove e bisogna accettare che lo sport le abbia, così come la società, e se la legge dice che hai finito di pagare la pena allora vuol dire che puoi ritornare nella collettività. Schwazer ha pagato il suo debito con la giustizia penale (ha patteggiato e collaborato) e sportiva (la sua squalifica è scontata) e pertanto, con le regole attuali, ha diritto, se la Iaaf mette il timbro, di tornare.

“Alex ha sbagliatocommenta Sandro Donati, il suo attuale allenatore che all’epoca lo segnalò all’antidopingma non gli è stato concesso un solo giorno di sconto nella sua squalifica. Va bene così. Regole rispettate, quindi è assolutamente idoneo per tornare alle gare”. Di fronte a questo ci può stare l’indignazione dei compagni di squadra, si può ritenere Schwazer ancora un delinquente, gli si può togliere il saluto, ma non ci può stare il fatto che si pretenda una radiazione ad personam perché, in tal caso, si passerebbe il confine delle regole a vantaggio del libero arbitrio.

Sono Domenico, ho 29 anni e una passione smodata per la scrittura. Il mio sogno nel cassetto è scrivere un libro, l’altro è un viaggio per il mondo in sella alla mia bici. “Strappare la bellezza ovunque sia e regalarla a chi mi sta accanto” è quel che tento di fare attraverso i miei articoli. Spero che un pizzico di quella bellezza arrivi dritta dritta ai vostri cuori! Buona lettura!!!

  • Francesco Del Carlo

    Mi dispiace per come l’ha presa Tamberi, ma credo che possa prima o poi arrivare a capire questa situazione: lui ora è il migliore in Italia nella sua disciplina e a Rio tutti si aspetteranno molto da lui. Schwazer nella sua era il migliore al mondo e purtroppo non ha avuto la testa per reggere la pressione delle aspettative che erano riposte su di lui.
    Il suo non è stato un caso di doping sistematico come quello di Lance Armstrong, ma uno “scivolone” dovuto a un crollo psicologico. Giusta la squalifica, perché ne ha fatto realmente uso, ma bisogna ricordare che le gare importanti le ha vinte con la forza delle sue gambe e della sua determinazione, molto prima di questo fattaccio. L’ha capito bene Sandro Donati, che da decenni si batte contro il doping e che ho scoperto ora con piacere che è il nuovo allenatore di Schwazer.
    Mi auguro di poter tornare alle notti bianche di una volta, quando con la squadra si accendeva la tv alle 4 perché c’era un atleta che rendeva interessante perfino la 50 km di marcia.