Scuola dell’obbligo? No, grazie

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Il prof entra in classe, si siede e comincia a spiegare. “Ma a me che mi frega?” è la domanda che frulla in testa a molti ragazzi. Non è una banalizzazione o una generalizzazione: chi può affermare (anche tra i più bravi e interessati studenti) di non aver mai pensato, più o meno consapevolmente, una frase del genere?
Il lavoro dei prof di oggi è raddoppiato: non hanno più soltanto il compito di insegnare, ma devono studiare e sperimentare, con un lavoro degno di un allenatore di calcio, tutte le tattiche esistenti per far interessare i loro ragazzi a ciò che insegnano.

Colpa della scuola obbligatoria? Forse. “Obbligatorio” è già un termine che fa rabbrividire i ragazzi che, al solo sentirlo, si vedono privare di un pezzo della loro libertà. Non entriamo nel merito di questa concezione di libertà su cui forse ci sarebbe qualcosa da ridire, perché il fatto è questo: l’alunno si sente costretto.

Frequentando i corsi in preparazione al test di ammissione alla facoltà di Medicina è facile accorgersi come la consapevole scelta di ogni ragazzo con un preciso obiettivo di seguire queste lezioni produca dei risultati quasi sensazionali se paragonati a ciò che accade ogni giorno all’interno delle mura scolastiche: tutti i ragazzi seguono con attenzione, prendono con cura appunti e senza cercare distrazioni ascoltano interessati le parole dei docenti.

Rimango però fermamente convinto che lo studiare non può essere così ridotto e meramente finalizzato al conseguimento di un obiettivo pratico: studium è desiderio; desiderio di conoscenza di sé e dell’uomo, e del mondo in cui vive. E per ciò stesso non può essere imposto ad alcuno: è nell’intrinseca essenza dello studio che l’obbligatorietà della scuola perde ogni significato e ragion d’essere.
Forse, però, adducendo una serie di giuste ragioni, mi si potrebbe obiettare che è impossibile eliminare la scuola obbligatoria: quel che si rende d’“obbligo”, allora, è che ognuno trovi la sua motivazione per vivere la scuola, scegliere di seguirla e, ogni mattina davanti allo zaino da sistemare, riconfermare quella scelta.

In ogni caso il dubbio rimane: se la scuola non fosse obbligatoria, non sarebbe il luogo più amato da chi, in piena libertà, sceglie di frequentarla?

 

Un universitario alla scoperta di sè e del mondo. Ama stare in mezzo alla gente. Il suo sogno? Diventare uno scrittore.