Se il Papa deve essere per forza colpevole…

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Cogitoetvolo è un sito laico. Non rientra nelle nostre finalità parlare di cose di chiesa, di religione, di fede, se non riguardano direttamente l’esercizio della ragione (cogito) e della libertà (volo) dei nostri lettori. Per questo non abbiamo mai pubblicato nulla che riguardasse i continui attacchi che il Papa e la Chiesa cattolica stanno subendo ormai da molti mesi su tanti fronti. Ma oggi non possiamo tacere. Non posso tacere, perchè mi assumo personalmente la responsabilità di questo articolo. Non posso tacere perchè io amo la verità. E anche chi frequenta questo sito ama la verità. Per questo ieri sera, quando ho aperto il sito di un noto quotidiano nazionale, sono rimasto letteralmente sconcertato dal leggere in prima pagina, a caratteri cubitali, quello che prima o poi sarebbe avvenuto: riuscire ad incastrare il Papa, che nel 1985, quando era a capo della Congregazione per la dottrina della fede, in Vaticano, coprì l’operato di un prete pedofilo negli Stati Uniti: Il Santo Padre salvò un prete pedofilo, titola ancora oggi quel quotidiano… Sono rimasto sconcertato. Schifato. Deluso. Non dal Papa che continua a mostrare una serenità ed una eleganza nel gestire queste vicende che probabilmente ha l’effetto di aizzare ancora di più i suoi nemici, che non riescono a scalfirlo minimamente… Sono rimasto sconcertato perchè io amo la verità e mi sono trovato di fronte all’ennesima vigliaccata di chi ha deciso ormai da tempo di combattere una guerra senza precedenti contro la Chiesa e questo Papa. Ero sicuro che fosse l’ennesima falsità confezionata ad arte. E stamattina ne ho avuto la conferma, quando ho letto come sono andate realmente le cose. Eccovi l’articolo che ho letto, scritto da un esperto giornalista italiano, Andrea Tornielli: Cari amici, ieri l’Associated Press ha rilanciato una lettera firmata nel 1985 dall’allora cardinale Ratzinger nella quale si consigliava prudenza sulla riduzione allo stato laicale chiesta da un prete pedofilo americano trentottenne che sarà effettivamente dimesso due anni dopo, al compimento dei 40 anni. Come già accaduto nei giorni scorsi, la lettera è stata presentata come un caso di “copertura” da parte del futuro Papa di un prete pedofilo. Le cose non stanno così, e nel giro di qualche ora si è potuto verificare il contesto, ricordando che:

  1. all’epoca la Congregazione per la dottrina della fede non era competente sui casi di pedofilia e nella lettera si parla soltanto della dimissione dallo stato clericale, non del procedimento;
  2. la dimissione dallo stato clericale non si decideva prima del quarantesimo anno d’età;
  3. la richiesta era stata presentata dallo stesso sacerdote coinvolto;
  4. Ratzinger ha solo chiesto di approfondire il caso e due anni dopo la dimissione dallo stato clericale è arrivata;
  5. non c’è stata alcuna copertura del colpevole.

La cosa che più mi stupisce non è il fatto che queste lettere (chissà quante ne avrà firmate Ratzinger durante i 23 anni trascorsi ai vertici dell’ex Sant’Uffizio) vengano pubblicate, quanto il fatto che le si lanci e rilanci senza prima verificare i contesti e le procedure, senza cioè approfondire le circostanze per permettere a chi legge di farsi un’idea. Il che sarebbe esattamente il compito del giornalista. Chi scrive ha commesso molti errori in anni di professione, non mi sento assolutamente in grado di dare lezioni o consigli a nessuno. Però mi sembra, da lettore, di essere di fronte a un pregiudizio ormai stabilito – il Papa-deve-essere-colpevole (magari perché tentano di trascinarlo in tribunale) – e con questa lente pregiudiziale si cercano appigli, testimonianze, documenti. Che vengono sbattuti in prima pagina senza verificare il caso e spiegarne le circostanze. Ma i fatti restano fatti. E chiunque si sia occupato un po’ di Vaticano sa bene che Joseph Ratzinger su queste vicende – gli abusi sui minori – era considerato poco garantista e più di qualcuno storceva il naso anche in Vaticano per la decisione con cui affrontava questi casi. Mi sembra poi del tutto evidente che vi sia un accanimento concertato che punta a delegittimare l’autorità morale della Chiesa, del Papa, per depotenziarne il messaggio. Chi vuole può continuare a leggere l’articolo sul blog di Andrea Tornielli. Mi sembra doveroso precisare che non è mia intenzione minimizzare il problema della pedofilia, che purtroppo esiste anche in alcuni sacerdoti cattolici. Pochissimi, per la verità, ma questo non importa: anche se fosse uno solo questo basterebbe per restarne sconcertati. L’intenzione di questo articolo è quella di smascherare, se mai ce ne fosse bisogno, il vergognoso attacco che offende la verità prima ancora che il Papa e la Chiesa tutta. Le mie considerazioni terminano qui. Ognuno tragga le sue conclusioni. Aggiungo solo, prima di finire, che ricordo che l’elezione a Pontefice del cardinale Ratzinger fu presentata da molti quotidiani – gli stessi che oggi lo attaccano – come l’avvento al governo della Chiesa cattolica di una persona assolutamente intransigente, rigida, ferrea, quasi un inquisitore… Gli stessi che oggi lo accusano di fantomatiche “coperture” e di un lassismo che è l’esatto opposto di quello di cui lo accusavano prima… Basterebbe questa considerazione per far emergere molti dubbi su come stanno realmente le cose.

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INTEGRAZIONE IMPORTANTE ALL’ARTICOLO: ECCO CHE COSA E’ AVVENUTO REALMENTE

Ringrazio il cogitante Palantir,  che ha ricostruito dettagliatamente la vicenda dimostrando come il Papa abbia agito per il bene della comunità dei fedeli (compresi quelli che hanno subito le violenze) e che, lungi dall’insabbiare la storia, si è mostrato molto severo nei confronti del sacerdote in questione, rifiutando di concedergli la dispensa dagli oneri sacerdotali. Questo infatti dice la lettera e non quello che, in mala fede o ignoranza (ne dubito…), hanno diffuso i giornali.

Ecco la ricostruzione di Palantir:

Iniziamo dalla lettera del card. Ratzinger al vescovo di Oakland (California), diocesi alla quale apparteneva il sacerdote accusato di pedofilia:

Dal testo (oltre che dal contesto) bisogna partire per giudicare il fatto.

Ed ecco la traduzione della lettera:

Eccellentissimo Signore,

ricevuta la Tua lettera del giorno 13 settembre di quest’anno, a proposito della causa di dispensa da tutti gli oneri sacerdotali, che riguarda il Rev. Stephen Miller Kiesle, di codesta diocesi, è mio compito comunicarti quanto segue.

Questo Dicastero, pur ritenendo di grande importanza gli argomenti addotti a favore della dispensa richiesta in questo caso, ritiene tuttavia necessario considerare il bene della Chiesa Universale insieme con quello del postulante, e perciò non può considerare di poco conto i danni che la concessione della dispensa può provocare nella comunità dei fedeli, specialmente tenendo conto della giovane età del supplicante.

Bisogna perciò che questa Congregazione sottoponga i casi di questo genere a un esame più attento, che richiederà necessariamente un intervallo di tempo più lungo.

Nel frattempo la Tua Eccellenza non ometta di accompagnare il postulante con cura paterna, spiegandogli anche in modo adatto il modo di agire di questo Dicastero, che suole procedere tenendo conto in modo principale del bene comune.

Colgo questa occasione per esprimerTi i miei vivi sentimenti di stima, ecc.

Annotazioni importanti per capire meglio la vicenda: il reo, Miller Kiesle, è chiamato due volte “orator“, che è stato tradotto “postulante“. Nel codice di Diritto canonico si chiama orator chi prende l’iniziativa di un’azione giuridica. Chi viene chiamato in giudizio viene chiamato “pars conventa“.  (Canone 1701 § 2). Viene chiamato “orator” anche chi chiede una dispensa (Canone 1699 § 1). Si deve considerare ovvio che il reo non avrebbe preso l’iniziativa di avviare una causa contro di sé. Se prende l’iniziativa, è per chiedere una dispensa, come appare dal resto della lettera.

Ratzinger risponde che la giovane età del richiedente esclude che gli venga concessa la dispensa, perché ciò andrebbe contro il bene comune. Il riferimento è alle disposizioni di Giovanni Paolo II, che nel 1980 aveva dato norme che stabilivano che non si concedesse dispensa dal celibato prima dei 40 anni del richiedente. Nel decennio precedente erano state concesse, con l’idea che il richiedente, che spesso stava già trasgredendo il voto solenne del celibato, cioè di fatto non si asteneva dal compiere atti sessuali. Per andare loro incontro si concedeva loro dispensa. Giovanni Paolo II decise di non farlo più facilmente, e comunque non prima dei 40 anni, perché in tal modo l’autorità della Chiesa sembrava avallare i disordini sessuali. Anzi, poteva sembrare che bastasse avere una condotta disordinata per avere la dispensa. La facile concessione della dispensa avviliva il popolo cristiano, a cui sembrava che la legge morale e gli impegni presi dinanzi a Dio non contassero nulla, e incoraggiava i candidati al sacerdozio a prendere alla leggera l’impegno di astinenza sessuale.

Giovanni Paolo II, con l’aiuto del Card. Ratzinger, avviò una procedura di maggior rigore nei confronti di chi chiedeva di essere dispensato dal voto di astinenza.

Questa è la storia.

Saverio Sgroi

Educatore e giornalista, con una grande passione per tutto quello che riguarda il mondo degli adolescenti, dai quali non finisco mai di imparare. Per loro e con loro mi sono imbarcato su questa nave di C&V, di cui sono il "capitano". Ma come tutti i capitani, non potrei nulla senza una grande squadra ;-)