Se la minaccia si realizza

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Il pericolo,  finché lontano e realizzabile solo in potenza sembra incutere meno timore. Resta qualcosa relegato all’interno dello schermo televisivo, impotente, incapace di danneggiarci in prima persona. Oggi invece, sono proprio quelle immagini, metodicamente riproposte, a scuoterci.

Due attentatori, vivi! come non li abbiamo mai veduti. Freddezza, lucidità… spietatezza. Terribilmente vicini a noi, troppo. Una scena che sembra venir fuori da un film d’azione; organizzazione, sinergia, tempismo: un meccanismo perfetto che nel suo scattare lascia dietro uno strascico di morte. Col rischio, inoltre, che esso possa allungarsi, come non mai; e non mi riferisco esclusivamente ad altri possibili attentati futuri da parte dell’Isis.

Era il Settembre 2012 quando la rivista satirica Charlie Hebdo aveva scatenato il fuoco della rivolta anti-occidentale con la pubblicazione di vignette satiriche su Maometto. Già allora ci eravamo interrogati su quale fosse il limite non superabile dalla libertà d’espressione. Come avevo espresso in quell’articolo, non approvavo la scelta editoriale della rivista satirica, a mio avviso fin troppo gratuitamente provocatoria; soprattutto non approvavo la – più o meno consapevole – volontà di accentuare uno scontro già teso e suscettibile di disastrosi peggioramenti.  Ma probabilmente neppure il direttore del giornale avrebbe mai potuto pensare ad una ripercussione così invasiva e letale sulla sua stessa persona.

E’ il classico caso in cui la reazione di una delle due parti – non poteva essercene di peggiore – squilibra l’ago della bilancia verso la fazione colpita, cancellandone con un colpo di spugna l’eventuale colpa. Non penso ci sia qualcuno intenzionato a giustificare l’operato dei due terroristi e di coloro che vi stanno dietro. La veste di “buoni” viene unanimemente consegnata alle vittime della rivista (per non parlare dei poliziotti di guardia, davvero vittime estranee); anche perché  ai morti, in genere, non vengono imputate colpe. Qualcuno potrebbe obbiettare che la satira del giornale fosse un po’ troppo spinta, che facesse uso eccessivo di un’ironia caustica, irrispettosa delle credenze altrui. Opinioni giuste, condivisibili, ma che si riducono ad un flebile tono, coperto dal boato della “vendetta” perpetrata.

Inoltre, non è necessario mettere in mezzo la religione. Non è la prima volta che il pretesto religioso sia servito per coprire doppi fini politici. E certamente è inutile unirsi alla ripetuta cantilena che nausea il web in queste ore: quel “L’Islam portatrice solo di morte”  che si contrappone all’apologetico “L’Islam in realtà è un’altra cosa”. Una diatriba senza via d’uscita.

Sembra che questa volta, ad essere stata colpito, sia il cuore della cultura occidentale: quella estroversa libertà intellettuale – in questo caso, spintasi un po’ troppo oltre – che rappresenta il discrimine tra la nostra cultura e quella orientale.

Le televisioni brulicano di appelli alla libertà di stampa, incondizionata, senza alcun limite. Come non si ripeteva da tempo, sembra che le due controparti si stiano per irrigidire in maniera irreversibile. Oriente e Occidente: Greci contro Persiani; Arabi contro Europei; Isis contro ONU… la Storia si ripete. Solo che questa volta, le conseguenze di un eventuale conflitto  potrebbero essere più disastrose che mai.

Studente del terzo anno di Lettere Classiche. Innamorato della natura, della letteratura e di tutto il bello che l’uomo ha creato, crea e – speriamo – creerà.