Se Leopardi vedesse la Missione Rosetta

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La dimensione dell’umano si misura nella lotta per afferrare il perché delle cose. È questa tensione che dà sapore alla vita.

Il 12 Novembre alle ore 17:03, dopo sette ore di lenta discesa, la sonda Philae ha toccato il suolo della Cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko. Si tratta, forse, dell’impresa più importante nella storia delle esplorazioni spaziali. La missione Rosetta, lanciata dall’ESA il 2 Marzo 2004, ha viaggiato per 6.4 miliardi di chilometri attraverso il sistema solare, raggiungendo la cometa in Agosto. Sono serviti due mesi per studiarne la superficie e preparare l’atterraggio della sonda. Comincia ora il delicato lavoro di raccolta dati e di elaborazione.

“Rosetta prova a rispondere alle grandi domande sulla storia del nostro Sistema Solare. Quali erano le condizioni alle origini e come si è evoluto? Quale ruolo hanno avuto le comete in questa evoluzione? Come funzionano le comete?” afferma Matt Taylor, ESA Rosetta project scientist.

Eppure Rosetta non ha a che fare solamente con connotati scientifici. In realtà sfiora le corde più profonde dell’animo, fino a far vibrare la domanda che tiene il cuore umano avvinto: la ricerca del fine ultimo della vita. Ecco perché la missione e le possibilità conoscitive che porta con sé ci affascinano e catturano irrimediabilmente la nostra attenzione! Poiché essa sottende la domanda fulcro dell’agire umano, il centro stesso dell’esistenza: la tensione verso l’infinito. È il grido di tutti noi, più o meno velato. È il grido del pastore errante dell’Asia.

“Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
Silenziosa luna?”
[…]
E quando miro in cielo arder le stelle;
Dico fra me pensando:
A che tante facelle?
Che fa l’aria infinita, e quel profondo
Infinito Seren? che vuol dir questa
Solitudine immensa? ed io che sono?” 

È la prepotente ricerca di senso, la domanda che rende l’uomo tale. La tensione verso la pienezza delle cose. È il dramma dell’uomo che, di fronte all’immensità del cielo stellato, si riconosce finito. È il dramma di chi avverte il limite insito nell’umano, di chi, come direbbe Pascal, si percepisce “nulla più di un giunco”. L’uomo è poca cosa, una canna in balia dei venti, che la sconquassano e non danno tregua. Ma allo stesso tempo non può rinunciare all’attrazione verso l’infinito, alla domanda sull’esistenza di Dio. Qui risiede la grandezza umana: nell’immensità della lotta tra il limite e il desiderio di senso. La missione Rosetta è l’emblema del tentativo titanico di imbrigliare, afferrare l’infinito. Questo è l’impeto che costringe l’uomo a guardare le stelle e ad interrogarsi sulla propria vita. Non possiamo sottrarci dal desiderio di conoscere, raggiungere, toccare, fino a governare il cielo stellato: l’incommensurabile nelle fragili e inesperte mani dell’umano. La domanda di senso è connaturata, inestirpabile dal nostro animo.

Eppure l’uomo non è capace di accettarla, non riesce a sopportare una condizione instabile di continua incertezza determinata da una risposta che continua a sfuggire. Due strade gli si aprono allora davanti. La prima è lo stordimento: la ricerca del trambusto, della confusione, dell’affaccendarsi, di occupazioni con cui riempire ogni momento della giornata per non pensare, dimenticare quella domanda incombente. La seconda è la disillusione: uccidere la domanda, perché un senso non c’è. È la posizione che Leopardi assume in A sé stesso:

“Amaro e noia
La vita, altro mai nulla; e fango è il mondo.”

E se Leopardi potesse vedere la sonda Philae esplorare le origini del nostro universo a cavallo di una cometa? Probabilmente capirebbe che non è possibile annullare il desiderio di senso. Capirebbe che la dimensione dell’umano si misura nella lotta per afferrare il perché delle cose. È questa tensione che dà sapore alla vita. Esiste un perché? Io credo di sì. Di certo l’uomo non può smettere di cercare, nella speranza, un giorno, di sentirsi più vicino alle stelle.

Alvise Renier

Perdutamente affascinato dalla domanda che il pastore errante dell'Asia non riesce a trattenere di fronte al cielo stellato: “Che fai tu Luna in ciel?”. E’ lo stupore il sale della vita! Amante della realtà in tutte le sue sfaccettature: continuamente teso alla ricerca della meraviglia e dell'infinito. Acerrimo nemico dell’indifferenza e terribilmente curioso, assetato di conoscenza, inguaribile ottimista. Scrivo per andare oltre, al cuore della realtà.