Se l’Isis arriva in Italia

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Per adesso è solo una macabra ipotesi, quasi uno scenario da film dell’orrore. Però la possibilità che, approfittando dei nostri perduranti tentennamenti, un domani sempre più prossimo i tagliagole del Califfato possano farci visita, magari annunciati da una pioggia di missili, ecco, in effetti c’è. C’è eccome, se continuiamo così. Per evitare di fare poi la parte di quelli che non ci hanno pensato prima, vale dunque la pena chiederselo: che accadrebbe se l’Isis arrivasse in Italia? Probabilmente accadrebbe che, ipnotizzati dal pacifismo, alcuni proverebbero comunque ad indicare la via del dialogo, perché l’incontro fra culture – così direbbero – sempre una ricchezza.

Accanto però a costoro, che si reciterebbero la parte degli utili idioti in favore degli invasori, c’è però da scommettere che la maggior parte della gente non ci starebbe, e scenderebbe in campo assieme ai nostri soldati per difendere l’Italia. Se dunque l’Isis arrivasse in Italia le prime ad andarsene sarebbero le stupide divisioni nelle quali, da troppo tempo, siamo impantanati. Poi accadrebbe che, col nemico alle porte, molti scoprirebbero che l’Italia non è solo un Paese: è anche e soprattutto una Patria la cui difesa – ammonisce la Costituzione – non è facoltativo passatempo bensì «sacro dovere del cittadino» (art 52). Con il terrore vicino, dentro di noi tornerebbe quindi l’orgoglio e, forse, persino il coraggio.

Certo, lo sbarco dell’Isis sulle nostre coste rimarrebbe comunque e indiscutibilmente un’autentica tragedia che comporterebbe la perdita di molte vite umane nonché la morte, come purtroppo accade in ogni conflitto, di civili e innocenti. Non c’è quindi da augurarselo in alcun modo, anzi. Tuttavia se il nostro governo non ci deciderà ad assumere finalmente una decisione – la stessa che hanno già assunto quelli di Paesi quali l’Egitto e, prima ancora, la Giordania – saranno i fatti a decidere. E se i fatti decideranno che l’Isis arriverà in Italia ci sarà quindi poco da ridere ma, almeno, vedremo finalmente la differenza, cara a Leonardo Sciascia (1921-1989), fra uomini, mezz’uomini, ominicchi e quaquaraquà.

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Classe '84, sociologo. Sono veneto, ma lavoro a Trento. Appassionato di bioetica, scrivo per alcuni siti e riviste e per tutti quelli che amano e odiano le mie opinioni. Soffro di grafomania ma non ho alcuna intenzione di farmi curare.