Se muoio sopravvivimi

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Se muoio sopravvivimi con tanta forza pura/che desti la furia del pallido e del freddo/da sud a sud alza i tuoi occhi indelebili/da sole a sole suoni la tua bocca di chitarra.

Basta una strofa per capire quanto grande fosse Pablo Neruda, il poeta dell’amore e della passione. Quattro versi per pensare a un amore libero, mai possessivo, che non distrugge ma crea, anche dopo la morte. Un amore che invita a vivere.

Poeta dell’amore non è solo chi scrive d’amore, come Neruda. Poeta dell’amore è anche chi vive questo sentimento travolgente ogni giorno, nei confronti degli amici e dei nemici, degli eroi e dei vigliacchi, ma senza scendere a patti con il marcio, senza nascondersi. Il poeta dell’amore si sbilancia, protesta, sbatte i pugni perché desidera ardentemente il cambiamento, la rinascita, il risveglio delle coscienze. Il poeta dell’amore è chi ha il coraggio di vivere e di lottare. Chi ha il coraggio di amare.

Lia Pipitone aveva il coraggio di amare e ne era pienamente consapevole. Per questo viveva i suoi venticinque anni con il vigore di chi ha una vita davanti e con la tenerezza di una madre. Quando fu uccisa, il 23 settembre del 1983 a Palermo, Lia era già da quattro anni madre di Alessio, quel figlio che oggi, dopo un lavoro di ricerca durato diversi anni, ha ricostruito i suoi splendidi tratti di donna forte e testarda, madre meravigliosa, ragazza battagliera.

Il libro, che Alessio Cordaro ha scritto con Salvo Palazzolo, noto giornalista palermitano, redattore del quotidiano La Repubblica che da vent’anni si occupa di cronaca giudiziaria e inchieste su Cosa Nostra, è un tributo a Lia Pipitone e alla giustizia. Il caso di questa giovane donna, figlia di Antonino Pipitone, capomafia molto vicino a Riina e Provenzano, uccisa nel corso di una rapina in farmacia dai tratti decisamente anomali, è infatti uno dei tanti casi irrisolti che pesano come un macigno sulla storia della nostra terra e sulle coscienze di chi la abita. L’ipotesi più accreditata dagli autori, anche sulla base di diverse deposizioni di pentiti di mafia, è quella di un omicidio commissionato dal padre di Lia (ormai defunto e tra l’altro già assolto per mancanza di prove proprio per questo capo d’imputazione), infastidito da una figlia che si batteva contro ciò che il padre rappresentava, da una figlia che disonorava il nome della famiglia per il solo fatto di avere un amico del cuore (scambiato probabilmente per un amante), Simone Di Trapani. Lo stesso Simone che, proprio il giorno seguente alla scomparsa della ragazza, misteriosamente cadde dal quarto piano del palazzo in cui abitava: il suicidio di un ragazzo disperato, ovviamente.

Il giudice Antonio Ingroia, procuratore aggiunto di Palermo, ha deciso recentemente di riaprire le indagini, di certo per l’emersione di nuovi importanti elementi probatori su cui lavorare, ma probabilmente anche per gli spunti che ha offerto questo libro-inchiesta, a distanza di quasi trent’anni dalla tragica morte di Rosalia “Lia” Pipitone: un segnale forte per chi, di fronte a questa agghiacciante vicenda, ha preferito tacere e far finta di niente. Proprio quello che non avrebbe fatto Lia: lei che amava la vita, la musica e l’arte, amava anche la verità, quella che non si baratta e non si nasconde mai, anche a costo della vita.

E amava la poesia. In particolare una di Pablo Neruda, Se muoio sopravvivimi. È questo il titolo del libro di Alessio Cordaro e Salvo Palazzolo, che suona come l’ultimo grido di una madre coraggiosa e coerente al proprio figlio:se muoio sopravvivimi perché se soffri, amor mio, morirò un’altra volta. Un grido contro la morte. Per la vita.

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: Se muoio sopravvivimi
Autore: Alessio Cordaro e Salvo Palazzolo
Genere: Storia vera
Editore: Melampo
Età minima consigliata: 16 anni
Pagine: 174
Fabrizio Margiotta

Chitarra, armonica e poesia mi basterebbero per vivere. Nel mio bagaglio, tuttavia, anche studi in Legge e una passione smisurata per il giornalismo e la scrittura creativa. Fàbregas, Faber, Fafo o Fafà, Jeff Beck, Animae Partus... chiamatemi come volete, ma questa è l'ultima volta che provo a descrivermi.