Se un amico tradisce

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Una volta ho sentito dire che si diventa vecchi quando si smette di sperare. Ritengo che sia vero, soprattutto quando guardo tanti giovani che sono già vecchi dentro, perché pensano di non aver più nulla da chiedere alla vita; ma anche quando mi imbatto nelle vite di uomini già avanti negli anni che però si portano dentro una carica di giovinezza interiore travolgente. Chi di noi potrà mai dimenticare l’immagine incredibilmente giovanedi Giovanni PaoloII che, nonostante la sua età e la sua malattia riusciva ad affascinare e trascinare dietro di sé milioni di giovani di tutto il mondo?
Si diventa vecchi quando si smette di sperare, scrivevo. Mi piace iniziare da questa affermazione per parlare di un tema che molte volte ci fa soffrire e aumenta il rischio di farci invecchiare precocemente: la delusione per un’amicizia che finisce a causa di un tradimento.
“Sono stanco di essere tradito”, gridava il quindicenne protagonista di un romanzo per ragazzi che ho letto lo scorso anno. Stanco di essere tradito a quindici anni? Sembra piuttosto lo sfogo di un cinquantenne, stanco della vita e delle continue disillusioni che questa gli ha provocato.
Eppure sono tanti i ragazzi e le ragazze che, delusi da un’amicizia andata in frantumi a causa di un tradimento, reale o presunto, smettono di credere che possano tornare ad avere amici veri, autentici, fidati.

Amicizia & adolescenti

Tempo fa una ragazza mi chiedeva come evitare di soffrire in questo modo, dato che “durante l’adolescenza – diceva – è facile che delle amicizie si trasformino in tradimenti e delusioni”.
C’è da dire che l’amicizia tra adolescenti è un sentimento estremamente forte che, proprio per questa sua caratteristica, può essere al contempo fonte di grande gratificazione ma anche di acuta sofferenza. E questo per due motivi.
Innanzitutto essa viene spesso vissuta con un eccessivo senso di esclusività, soprattutto dalle ragazze, che spesso hanno un rapporto molto intenso con la migliore amica, l’amica del cuore, la persona a cui confidare tutto e dalla quale aspettarsi piena trasparenza. Ma l’amicizia non è come l’amore che c’è tra i fidanzati o tra marito e moglie. Nell’amicizia non c’è e non può esserci l’esclusiva: l’amico non è soltanto mio, non appartiene solo a me, ed è normale che egli abbia anche altri amici, senza che questo venga visto come un tradimento dall’amicizia che mi lega a lui. A volte questo desiderio di esclusività fa soffrire, perché si fonda su una concezione di amicizia che non è corretta. Il cardine attorno al quale ruota l’amicizia è infatti la condivisione di una parte dell’intimità con un’altra persona con la quale c’è particolare sintonia di carattere, temperamento, modo di essere. E la normalità dell’amicizia sta proprio nel fatto che con ognuno dei miei amici io condivida solo una parte e non tutta la mia intimità, come avviene invece in una storia d’amore. Per questo, è normale avere molti amici ma un solo partner.
L’esclusività con cui si vivono a volte i rapporti di amicizia porta allora a mettervi un’intensità eccessiva: per questo, quando finisce un’amicizia si soffre terribilmente.

Ma c’è un altro elemento che influisce tanto nelle amicizie che si instaurano tra ragazzi: il bisogno di riconoscimento. Nell’adolescenza, infatti, si vivono grandi amicizie, ma siamo sicuri che esse siano sempre amicizie libere?
L’adolescenza è l’età in cui si impara ad amarsi, a volersi bene. È l’età in cui si impara a conoscersi, ad accettare i propri limiti e a riconoscere le proprie potenzialità. È l’età in cui si sviluppano le capacità che poi ci ritroveremo per la vita. Prima fra tutte, proprio la capacità di amare gli altri liberamente.
Non è un processo immediato però! Richiede molto tempo, durante il quale diventiamo capaci, non senza fatica, di volere bene a un’altra persona per se stessa e non per la gratificazione che ci dà; tempo grazie al quale impariamo ad amare in maniera disinteressata, matura, libera.
Ma come ci riusciremo se non impariamo a volere bene innanzitutto a noi stessi? Senza questo passaggio fondamentale, che ci conduce ad accettarci, cercheremo negli altri sempre qualcuno che colmi i nostri vuoti affettivi.
Per questo, davanti ad un’amicizia dovremmo sempre chiederci: perché sono amico di questa persona? Le voglio bene veramente oppure sto con lei perché mi fa stare bene? È un’amicizia o una catena che mi lega a lei perché, in fondo, ne ho bisogno?
Un’amicizia vera dovrebbe portarci a dire con convinzione ad un nostro amico: “Sono contento che tu esisti: se tu non esistessi, io ti ricreerei esattamente nella stessa maniera in cui sei, compresi i difetti”.
Ecco, tutto questo durante l’adolescenza risulta più difficile, proprio perché a questa età si costruisce lentamente anche la capacità di amare sé stessi e di amare gli altri. Una capacità che si rafforza anche grazie a quei tradimenti che il più delle volte sono di poco conto, ma che invece vengono amplificati proprio dalle dinamiche che ho descritto sopra. Anzi, direi che si tratta di “ferite” che ci rendono più forti, più capaci di resistere alle difficoltà, più disponibili a comprendere che cosa significhi veramente amare una persona.

Finisce un’amicizia ma non l’amicizia
Tempo fa leggevo su un forum: “Quando vogliamo davvero bene non pensiamo quanto potremmo spendere, perdere in energia, tempo, forza, amore, successo: amiamo e basta. Non è da incoscienti, da inconsapevoli, perché in un’amicizia, se vera, nessuno di noi sta davvero sulla difensiva, ma si fida e ama. Amare significa smettere di contare”.
Che belle parole da rileggere soprattutto quando una delusione può spingerci a chiuderci in noi stessi e a pensare che non valga più la pena di esporre il nostro cuore in una relazione con un’altra persona, per paura di scottarci nuovamente. Sarebbe una reazione comprensibile, e sarebbe strano se non ci fosse. Ma sarebbe una reazione illogica.
Se l’amicizia è condivisione dell’intimità, vuol dire che in essa condividiamo una parte di noi stessi. Per questo il tradimento fa male, molto male. È come se ci strappassero un pezzo di carne; anzi peggio, perché la carne ricresce, mentre l’anima no.
Un amico che tradisce provoca la fine di quell’amicizia, non la fine dell’amicizia in assoluto. “L’amore è una farsa, una balla, una menzogna che ci raccontano, non esiste, è puro calcolo matematico, finzione, illusione”. Così scriveva un ragazzo su un forum, a proposito di amore e amicizia. Parole tristi, dure, che nascondono probabilmente una grande delusione provata nella sua vita.
Ma, se ci riflettiamo, che vita sarebbe quella di chi decide freddamente di escludere per sempre gli amici dal suo orizzonte? Sarebbe una situazione impossibile da reggere. Sarebbe inumano, perché una persona non può fare a meno degli altri.

Non aver paura di esagerare
Può succedere che ci ritroviamo a dover ricominciare dopo un’esperienza tanto coinvolgente quanto deludente; una delusione tanto più forte quanto maggiore è stata l’intensità che abbiamo messo nel coltivare l’amicizia con quella persona. Potremmo pensare che sarebbe stato meglio non esagerare con l’affetto, che sarebbe stato meglio rimanere freddi e distaccati. Probabilmente ci saremmo risparmiati la delusione, ma a che prezzo?
Non esagerare nelle manifestazioni di amicizia per il timore di soffrire di fronte al tradimento dell’amico sarebbe come avere paura di mettere un vestito per paura che si possa sporcare. Ma un vestito è fatto per essere indossato, non per stare dentro un armadio!
Non possiamo vivere col freno a mano tirato nelle relazioni umane. Non possiamo farci vincere dal timore che se ci esponiamo troppo con il cuore, prima o poi finiremo per prenderci una delusione. Sarebbe un circolo vizioso che andrebbe contro la nostra natura: l’uomo non può vivere felice se decide a priori di fare a meno degli altri, per quanto la sua vita possa avergli riservato le peggiori delusioni. Ricordate il protagonista del film Gran Torino di Clint Eastwood? Teneva dentro di sé un peso che gli opprimeva la coscienza e che lo aveva portato a vivere isolandosi da tutto e da tutti. Eppure gli eventi che si sviluppano durante il film lo fanno cambiare, dandoci l’ennesima dimostrazione che l’uomo è fatto per la relazione, anche se questa a volte può essere fonte di sofferenza.

Insomma, se è vero che chi trova un amico trova un tesoro, è altrettanto vero che perdere questo tesoro ci fa stare male. Ma basta questa paura per farci rinunciare a una vita ricca di tesori?

Articolo pubblicato su Dimensioni Nuove

Saverio Sgroi

Educatore con una grande passione per tutto quello che riguarda il mondo dei giovani, dai quali non finisco mai di imparare. Per loro e con loro mi sono imbarcato su questa nave di C&V, di cui sono stato il "capitano" fino alla fine del 2016. Poi ho lasciato la barca ai più giovani, con la convinzione che sapranno condurla verso porti sempre più prestigiosi.

  • Ilaria T.

    Sembra la descrizione della mia adolescenza e di un’amicizia grande che è nata in quel periodo, è cresciuta e dopo essersi “ammalata” (o forse chissà lo era dal principio) si persa qualche anno fa.
    E’ vero con una grande amicizia persa se ne va un pezzetto di anima…e quanto si soffre: tantissimo. Poi ci si chiude a riccio. Si costruisce un muro invisibile con tutti. Ma fortunatamente si può anche ricominciare a crederci, bisogna farlo in primis per noi stessi e poi c’è sempre qualcuno/qualcosa che ci “apre gli occhi” e distrugge il muro…e quanto è bello! Anzi forse…è un CREDERE ancora più bello e vero di prima…perchè è passato attraverso la tempesta ed è sopravvissuto. 🙂

  • Saverio Sgroi

    E pensare che il tradimento di un amico ha anche alcuni lati positivi…

  • Saveriosgroi

    E pensare che il tradimento di un amico ha pure qualche lato positivo…

  • Federicaa

    Molto bello e soprattutto vero quello che dici sull’esclusività.
    Capita spesso di concentrarsi troppo su una persona e dimenticarsi che attorno a noi c’è un mondo. Superati i primi anni delle medie ho smesso di avere migliori amiche. E questo non è stato a causa di delusioni…quelle ci sono state, con tante litigate, ma si sono sempre risolte. Semplicemente è successo che mi sono accorta che per me era impossibile trovare una persona che avesse i miei stessi identici gusti (d’altra parte siamo tutti diversi) però che ognuno aveva qualcosa che poteva condividere con me!