Sere d’estate…

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Sono un provinciale, lo ammetto. Non avevo mai visto un “fashion bus” in vita mia. Ma sono sopravvissuto, vivendo l’estate senza retorica.

L’estate è arrivata, finalmente! Certo, c’è chi deve ancora fare i conti con gli orali della maturità, e chi –come me- fino al 31 luglio vedrà il mare solo in cartolina. Eppure, l’estate è arrivata per tanti. Addio libri e addio cervello! Giusto così. O forse no?

Qualche sera fa, intorno a mezzanotte, mi trovavo a Roma, via Cavour, incrocio con via dei Serpenti. Una zona molto viva, sanguigna, “alternativa” rispetto al tradizionale bivacco di Trinità dei Monti. Pace e romantico odore di estate nonostante il traffico. E poi… il dramma. Una frazione di secondo, un frastuono in avvicinamento. Speravo fosse l’ennesimo centauro tamarro con le casse montate sul retro della sua Harley…e invece no, purtroppo. Sono un provinciale, lo ammetto. Non avevo mai visto un “fashion bus” in vita mia. Uno stormo di adolescenti intrappolato dentro una discoteca ambulante, fatta di tunz sparato a palla e luci lisergiche intermittenti. E dire che se mi ferma la polizia in centro abitato con l’intermezzo di Whole Lotta Love ad alto volume mi arresta per disturbo della quiete pubblica…vai a spiegarglielo, poi, che non sono un mitomane e sto solo aspettando lo stacco di John Bonham e l’assolo di Jimmy Page.

Il fashion bus, dicevo. Non sono un bacchettone, e nemmeno un moralista: ma davvero non ci sono altri modi per divertirsi che fare i tarantolati su un autobus? Solito vecchio discorso. L’impressione è che neanche le discoteche bastino più, che si tenti di soddisfare un bisogno costante di esibizione spacciandolo per innocente divertimento. Questo bisogno, ahimè, diventa irrefrenabile con l’arrivo dell’estate: addio libri, addio cervello.

Sere d’estate dimenticate… chissà perché ogni volta che penso alle estati della mia vita penso a questa canzone di Zucchero. Forse perché non c’è bisogno di spegnere il cervello per staccare la spina. È molto meglio godersi i propri momenti di riposo (solo se meritato, eh!) senza strafare, fermandosi ad ascoltare le cicale, assaporando il profumo del mare e della sera, chiaccherando fino all’alba senza fretta e senza patemi. Altro che fashion bus… è la genuinità dei sentimenti a farci stare bene, con gli altri e con noi stessi. L’amore per la semplicità e per le cose semplici che, nonostante la poesia, non sono mai retoriche.

 

Fabrizio Margiotta

Chitarra, armonica e poesia mi basterebbero per vivere. Nel mio bagaglio, tuttavia, anche studi in Legge e una passione smisurata per il giornalismo e la scrittura creativa. Fàbregas, Faber, Fafo o Fafà, Jeff Beck, Animae Partus... chiamatemi come volete, ma questa è l'ultima volta che provo a descrivermi.