Sfida educativa, ovvero come sconfiggere l’anti-educazione…

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Sembra proprio un paradosso. Come se fosse una finzione, una scena da set o magari da best-seller. Che piaccia o no, che trasmetta pessimismo o diventi occasione per impiegare le capacità intellettuali umane, l’educazione giovanile nel III millennio è una sfida. Formare un giovane, trasmettere una sana dottrina esistenziale, o magari una decente metodologia davanti ai problemi comuni per tutti noi giovani, è divenuta una mera difficoltà.

Sebbene in molti affermino che l’educazione sia totalmente assente ai giorni nostri, altri proclamano che l’educazione stia toccando il suo massimo livello storico, e che quindi vada tutto gioiosamente bene. Dove sta la verità? Forse l’opinione più verosimile resta quella critica ma costruttiva al tempo stesso: bisogna ricostituire e ritrovare la vera educazione.
In questa ottica il problema educativo diventa quindi una sfida, una scommessa con le proprie responsabilità sia civili che morali verso la società, in quanto tutti siamo chiamati a divenire utili, a lasciare positivamente un piccolo segno del nostro passaggio.

La sfida educativa per i grandi consiste nel saper riproporre un nuovo modello da poter giustamente sostituire a tutti quelli anti-educativi dei nostri giorni, inculcati quotidianamente in tutti i luoghi che frequentiamo.
Uno dei maggiori problemi appare la neo cultura relativista-sofista, in base alla quale non vi è più una realtà che tende alla verità, ma tante piccole visioni, tanti comportamenti illusori che vengono spacciati per verità stessa. Homo mensura est, recita un’espressione di Protagora riabilitata negli anni 60-70 e sfociata nella triste crisi antropologica dei nostri tempi.
Crisi antropologica, relativismo etico, assenza di un fine della nostra vita, imposizione violenta di modelli anti-educativi fanno sì che un solido e concreto discorso educativo non trovi neppure le basi per erigersi.

Riguardo ai modelli che bandiscono valori errati, del tutto estranei al senso vero e profondo della vita, appare strano ma reale come essi siano quotidianamente sotto i nostri giovani occhi: musicisti, attori, registi, TV, internet, pubblicità… ambienti dove zampillano quotidianamente personaggi e messaggi errati e distruttivi per noi giovani e la nostra educazione.
Un esempio? Vasco Rossi. Lo stesso che si presentò negli anni ’80 a Sanremo (evidentemente “emozionato”) per cantare una canzone che inneggiava alla velocità: Vado al massimo. Lo stesso che nel 2004 con Un senso si interrogava invano senza trovare risposta alla sua domanda: – Qual è il senso della vita?

A volta sembra proprio che la nostra educazione sia un cantiere abbandonato; abbandonato dai grandi, da quei luoghi convenzionali che da sempre hanno svolto il compito di curatori educativi: scuola e famiglia stanno perdendo lentamente il loro principale obiettivo educativo.
La scuola e la famiglia hanno radicalmente mutato la loro natura: come se fosse uno scambio continuo di doveri, la scuola e la famiglia non trasmettono più messaggi a noi utili, bensì diventano un semplice luogo di passaggio metabolico obbligatorio. Dobbiamo passarci tutti per forza…

Dato che non saranno le “bollicine” del Blasco, né le tante belle donne seminude della TV o dei cartelloni pubblicitari a fornire validi modelli per noi giovani, qual è il metodo migliore affinché possiamo conoscere e amare i veri e saldi modelli?

Penso che la via più ponderata sia quella dell’umiltà. Dovremmo imparare ad essere più umili, più sinceri con noi stessi. Solo quando capiremo che possiamo apprendere qualcosa di realmente importante da “chi ci sta davanti”, pianteremo le basi per l’educazione. Sincerità e umiltà che si imporranno su quella superbia che forse ci caratterizza.
La vita è mia e ne faccio quello che voglio! – così abbiamo imparato a rispondere davanti a tutti e così abbiamo dimenticato lentamente come scoprire e ricercare cosa è che davvero vale.
Ma è davvero questo il modo migliore di gestire la nostra vita?

 

Cogitoetvolo