Shadow Gallery

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Ebbene sì, esiste una band che non ha mai suonato dal vivo, nonostante il successo interplanetario. Non chiedetemi perchè, non sarei la persona più adatta per rispondere, anche se me lo chiedo da troppo tempo ormai. Sto parlando degli Shadow Gallery, band della Pennsylvania nata nel 1985 e tra i maggiori rappresentanti del genere progressive metal…sei/sette anni prima dell’uscita di Images & Words ed Awake, capolavori dei Dream Theater che hanno dato inizio alla diffusione mondiale di uno stile che da allora ha raccolto nel mondo migliaia di fan, esisteva già il gruppo capitanato da Mike Baker, leader carismatico, grande singer e grande uomo.

Gli Shadow Gallery impiegano praticamente sette lunghi anni per riuscire ad avere un contratto discografico con la Magna Carta, nonostante (o forse proprio per questo) la loro tecnica incredibile e la loro grande capacità nel comporre pezzi complessi, articolati, veloci e funambolici, ma anche lenti e riflessivi. Dal 1992, proprio contemporaneamente alla diffusione del genere, Baker e compagni ottengono a poco a poco lo spazio che si meritano. Gli Shadow Gallery traggono il loro nome dalla graphic novel “V for Vendetta” di Alan Moore e si ispirano ampiamente (come altre band prog) ai Rush in primis, ai Kansas, agli Yes e a tutto il filone progressive rock che ha spadroneggiato negli anni ’60-’70.

A tutto questo però gli SG aggiungono la tipica epicità dei Queen, prediligendo spesso il cantato a più voci, e ritmiche tipicamente metal. Il primo album, non particolarmente degno di nota, non vede ancora la presenza di un batterista fisso. Viene infatti usata una drum machine. Le cose cambiano con l’arrivo del mitico Joe Nevolo, batterista eclettico, proprietario di una scuola di musica dove per anni ha insegnato anche un altro grande come Jason Rullo (Symphony X). Da segnalare è anche il grande spessore tecnico ed espressivo di Gary Wehrkamp, chitarrista e tastierista del gruppo dal 1993.

Benissimo…ma perchè parlare degli Shadow Gallery e non di Gigi d’Alessio e delle sue avventure sentimentali con Anna Tatangelo? Beh, perchè ci troviamo di fronte ad una band davvero profonda, non solo nella composizione della musica, ma specialmente dei testi. E poi perchè tra poco ricorre l’anniversario della morte di Mike Baker. Proprio così, il mitico Mike a 45 anni ha perso la vita non per uso di droghe o altro (come spesso capita nel mondo della musica), ma per un infarto improvviso che ci ha privato di un grande artista e, come dicevo, di un grande uomo. Grande uomo perchè le lyrics da lui spesso elaborate, sono sempre spunti riflessivi da approfondire e da studiare.

Gli Shadow Gallery non si sono mai definiti band “christian metal”, probabilmente per non rinchiudersi dentro schemi preconfezionati e dentro sterili definizioni, ma i testi denotano spesso ampi riferimenti al cristianesimo, espliciti e precisi. Un preciso richiamo riguarda l’album Tyranny, del 1998, probabilmente il punto più alto della loro carriera, album che ospita anche grandi voci come DC Cooper (celebre leader dei Royal Hunt) e James Labrie (Dream Theater).

Tyranny è un concept album ben strutturato, diviso in due atti. Tutto si incentra sulla vicenda di un ingegnere militare, ignaro complice nella costruzione di armi di distruzioni di massa in una guerra scatenata per profitti vertiginosi. Ed è così che le prime due track, ‘Stiletto In The Sand’ e ‘War For Sale’ danno subito un’impronta violenta al tutto. Licenziato nella più rilassata ‘Out Of Nowhere’ il protagonista incontra su internet una misteriosa informatrice con cui stringe un legame d’amicizia; il brano è ‘Mystery’ ed è uno dei più belli del disco, melodico, appassionante e con un ritornello che rimane subito impresso. Il resto, senza togliervi il piacere di indagare riguardo la storia completa, è semplicemente sublime. Da ‘Mistery’ fino alla canzone di coda ‘Christmas Day’ è tutto un concentrarsi di trovate musicali veramente fuori dalla norma che lasciano l’ascoltatore in una condizione di catarsi assoluta (basti ascoltare ‘Spoken Words’ con il bellissimo duetto tra Mike Baker e Laura Jaeger).

I due atti di questo splendido album presentano dunque una storia accattivante, atmosfere di grande intensità, virtuosismo pacato, non troppo manifesto, ma soprattutto grandi messaggi morali di stampo cristiano contro la guerra e contro qualsiasi tirannia che, ai giorni nostri più che mai, ci rende schiavi di noi stessi e della nostra non curanza. Vive la speranza però , come si evince dalla bellissima ‘Christmas Day’: “There’s a time when your doubts won’t matter/ There’s a time all your fears can wait/ All the times in the year for laughter/ Oh Christmas day.
Un album da ascoltare, dunque, per la sua magnifica struttura e per una meditazione che ci porti a ragionare sulla nostra condizione, molto spesso, di schiavi ignari del dispotismo peggiore… il materialismo.

Ecco un breve comunicato apparso sul myspace della band, riguardante la morte di Baker:

“Mike è stato colpito da un attacco di cuore lo scorso Venerdì 29 Ottobre, aveva 45 anni. Egli è stato uno dei membri fondatori del gruppo durante gli ultimi sedici anni e ha aiutato a plasmare la sonorità della band con la sua voce magica. Ha fatto apparizioni in album rock di tutto il mondo e tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo sono stati colpiti dal suo animo affabile, dalla gentilezza schietta, dalla sua voglia di divertirsi e la sua passione per musica e per lo sport. Mike è stato un guerriero in studio, un vero professionista; era un amico, il nostro cantante e fratello. Gli abbiamo voluto bene e sentiremo terribilmente la sua mancanza, ma sarà sempre ricordato nei nostri cuori e attraverso la sua musica”.

A breve l’uscita di Digital Ghosts, nuovo album degli SG, con nuovi singer alternati alla voce. Album registrato in poco tempo e dedicato, ovviamente, a Mike.

 

Fabrizio Margiotta

Chitarra, armonica e poesia mi basterebbero per vivere. Nel mio bagaglio, tuttavia, anche studi in Legge e una passione smisurata per il giornalismo e la scrittura creativa. Fàbregas, Faber, Fafo o Fafà, Jeff Beck, Animae Partus... chiamatemi come volete, ma questa è l'ultima volta che provo a descrivermi.