Siamo troppi? Il punto sulla sovrappopolazione

0

I primi giorni del novembre 2011 la popolazione mondiale ha raggiunto i 7 miliardi. La notizia ha riacceso il dibattito sempre vivo del cosiddetto problema della “sovrappopolazione” della Terra. In un recente articolo del Washington Post Nicholas Eberstadt ha messo in luce alcuni dei più diffusi “falsi miti” che accompagnano la paura di una popolazione che superi la sostenibilità delle risorse. Il primo equivoco sta proprio nel termine “sovrappopolazione”, che raramente usano i più seri demografi ed economisti perché presuppone sapere quale sia la “popolazione ottimale” del pianeta, e la storia ha dimostrato che qualunque stima è sempre risultata inadeguata. Durante l’esplosione demografica del 20° secolo – che ha visto crescere la popolazione da 1,6 miliardi a più di 6 miliardi di persone – i prezzi reali di riso, mais e grano sono scesi radicalmente e, nonostante i recenti aumenti, il prezzo del cibo è inferiore a quello di 100 anni fa. Il secondo equivoco sta nel vedere nella rapida crescita della popolazione la causa della povertà di alcuni paesi: ma questo non è vero, come dimostra il caso della Corea del Sud e di Taiwan. Tra il 1960 e 1980 la popolazione della Corea del Sud è aumentata del 50 % e quella di Taiwan del 65 % eppure il reddito è aumentato del 6,2 % nel primo e del 7% nel secondo. Il fatto che i paesi attualmente con la più rapida crescita di popolazione siano i più poveri non significa che la crescita sia la causa della povertà. Un altro “falso mito” è la previsione che entro il 2100 il mondo avrà 10 miliardi di abitanti: non esistono tecniche per fare previsioni sulla la crescita della popolazione in un periodo di tempo così lungo. Le Nazioni Unite prevedono una popolazione di 10,1 miliardi all’inizio del 2100 – ma questa è solo una “variabile media” di proiezione, l’ipotesi oscilla tra un massimo di 15 miliardi di persone e un minimo di 6,2 miliardi , inferiore all’attuale popolazione mondiale.

 

Declino delle nascite in molti paesi

Per quanto riguarda la situazione demografica del pianeta è molto interessante un reportage pubblicato da Spiegel Online. In particolare i paesi emergenti dell’Asia, Hong Kong, Singapore, Sud Corea, Taiwan, stanno assistendo a un rapido declino delle nascite. Il tasso di natalità in Sud Corea per esempio è crollato da 5 figli per donna (nel 1950) a 1,9 figli per donna (al di sotto del rapporto di sostituzione di 2,1 figli per donna). La politica del figlio unico che la Cina ha imposto dal 1979 ha provocato un drastico abbassamento del tasso di natalità che, insieme all’aumento dell’aspettativa di vita, ha creato un invecchiamento della popolazione che avrà presto gravi conseguenze per il paese. Wolfgang Lutz, noto demografo, ha predetto che la Cina inizierà a ristagnare tra 10 o 20 anni e per invertire la situazione ci vorranno 25 anni: gli investimenti finanziari della Cina in occidente avrebbero la funzione di garantire la sopravvivenza economica di un paese destinato a essere abitato da anziani. A poco servono le misure per aumentare le nascite: a Shanghai, città di 23 milioni di abitanti, le coppie non approfittano delle nuove regole che permettono di avere 2 figli e il tasso di natalità ha raggiunto 0,6 figli per donna.

 

Preoccupazione a Singapore per l’abbassamento del tasso di natalità

Singapore, con i suoi 5 milioni di abitanti, è un simbolo del successo economico dei paesi asiatici: nel 1960 il PIL annuo pro capite era più basso di quello del Kenya, mentre oggi raggiunge i 44.000 $, collocando il paese tra i 10 più importanti del mondo. La condizione della donna a Singapore si è molto evoluta e ormai le donne occupano ruoli dirigenziali importanti, anteponendo molto spesso la carriera al desiderio di formare una famiglia. Infatti il tasso di natalità che negli anni ’60 era di 7 figli per donna, simile a quello di un paese africano, è sceso fino a 1,25 figli per donna (rimanendo ancora superiore a quello di altre città asiatiche, come Hong Kong che arriva a 1 figlio per donna). Ma oggi il governo di Singapore sta cercando di ribaltare la situazione, prevedendo gravi problemi provocati dall’abbassamento del tasso di natalità: i cartelloni pubblicitari lanciano appelli come “Fate tre o più figli!”, il governo promuove feste per single e ha aperto un sito web dove si possono trovare consigli sulla scelta del partner.

La situazione dell’Africa è diversa. In molti paesi il tasso di natalità è ancora alto, ma anche lì le donne cominciano ad avere meno figli: in Rwanda in soli cinque anni il tasso è sceso da 6,1 a 4,5 figli per donna. Harald von Witzke, specialista di economia agricola, afferma che l’agricoltura è ancora molto improduttiva in diversi paesi africani e che basterebbe la diffusione di fertilizzanti e di tecniche agricole già note in altri paesi per aumentare notevolmente i raccolti. La crescente popolazione africana avrebbe tutti i mezzi per essere autosufficiente, se solo avesse un adeguato livello di istruzione, un solido sistema sanitario e una certa stabilità politica.

 

Più sviluppo, meno controllo delle nascite

Nel mondo occidentale – si legge in una recente ricerca della FAO – almeno un miliardo di persone è in sovrappeso o affetto da obesità, a fronte di un numero equivalente di persone (quasi 1 miliardo) che ha problemi di denutrizione Invece di chiederci “Siamo troppi?” – ha detto Babatunde Osotimehin, Direttore Esecutivo dell’UNFPA (United Nations Population Fund) – dovremmo domandarci: “Cosa posso fare per rendere migliore il nostro mondo?”, oppure, “Cosa possiamo fare per trasformare le nostre città in espansione, rendendole un fattore di sostenibilità?” (link).

Una svolta importante per l’UNFPA, agenzia dell’ONU che tradizionalmente ha sempre parlato di sovrappopolazione e continua a sostenere massicci programmi di controllo delle nascite. Dal recente Rapporto sullo sviluppo umano, pubblicato dall’UNDP (United Nations Development Programme), viene fuori una disuguaglianza notevole tra l’ISU (l’indice di sviluppo umano, utilizzato dall’ONU per valutare la qualità di vita) dei paesi occidentali (Norvegia al primo posto) che è quattro volte più alto di quello dei paesi più poveri (l’ultimo posto è della Rep. federale del Congo). Nel giugno 2012 i leader mondiali si riuniranno a Rio de Janeiro per cercare un nuovo accordo sulle iniziative globali per salvaguardare il futuro del pianeta e il diritto delle generazioni future del mondo intero a vivere esistenze prospere e appaganti. È questa la grande sfida per lo sviluppo del 21° secolo.

 

Articolo tratto da documentazione.info

 

Cogitoetvolo