Silenzio e inchiostro. Il pensiero silenzioso dello scrittore.

0

Nella tiepida solitudine di un giorno di inizio primavera,  guardavo il gatto immobile acciambellato sul davanzale della finestra e lasciavo libero il movimento del pensiero senza il suono della parola.

 

Ero seduta sulla scrivania e abbassando lo sguardo,  vidi la mano destra che teneva la penna con il becco rivolto verso l’alto, e ricordo che non mi rendevo conto dell’esistenza della mano che immobile, teneva la penna con le dita. Quando un attimo dopo la vidi non fui sorpresa ma al contrario, accolsi tutto ciò che entrò nel mio campo visivo come ovvio e naturale.

Poi la penna si sollevò di nuovo verso l’alto ed io ricordo che i rematori alzano i remi in verticale quando la barca è ferma.

Mi fermo a guardare fuori un cielo azzurro che non c’è, mi ritrovo a pensare se è il pensiero verbale al massimo della sua creatività che vede ciò che non è percepibile, o è un’ immagine interiore, che poi, viene vista fuori di sé…come conoscere l’esistenza di una linea dell’orizzonte che in natura non esiste perché il segno che si percepisce è fatto dalla mano dell’uomo .

E questa immagine creata dal proprio corpo “prende”il suono udito per parlare di sé, delle proprie idee, del proprio pensiero.

Il corpo umano ha, oltre alla percezione dei cinque sensi la capacità di immaginare, e certamente se la parola pronunciata utilizza ciò che ha udito per dire il pensiero, l’uomo fa una creazione pura, in silenzio.

Ed ora davanti a me non c’è nessuno, ed è silenzio.

Si potrebbe pensare che sia come quando avevo l’intenzione di scrivere l’articolo e guardavo il gatto e pensavo alla penna  o ai remi, o alla linea dell’orizzonte che stava lì. La mano era immobile e la punta della penna rivolta verso l’alto come se, fredda e superba, non si volesse unire al foglio che l’aspettava.

Forse aveva la percezione, cioè “sapeva”, che il foglio bianco era un vampiro che avrebbe assorbito il suo inchiostro senza mai soddisfare la sua sete…. Ed io non so pensare se questo scrivere, dando un umano all’inanimato, sia dell’uomo selvaggio irrazionale, o proprio del poeta.

Poi mi domando se pur senza avere i cinque sensi stimolati dalla presenza fisica dell’essere umano è lecito ed onesto usare la parola “solitudine”.

È vero, quando scrivo c’è silenzio ma non c’è assenza di rapporto interumano… Come il silenzio del neonato per venti secondi, prima di emettere il vagito. E penso che il rapporto interumano sia nei primi 20 secondi di vita.
Fin dalla nascita si crea il rapporto interumano nel silenzio e nella solitudine che aspettano la conferma dei cinque sensi nel rapporto fisico con l’altro essere umano.

Forse la penna oggi ha bisogno di secondi di pausa perché ogni tanto l’inchiostro ferma il suo fluire, perché non ha bisogno di rumore ma di silenzio. Lo sguardo rimane fermo, affascinato, sui segni che fanno delle parole “creazione pura”e questo pensiero è lento e silenzioso come quello di una pianta che cresce, o come le lancette piccole dell’orologio che girano ma non le vediamo.

E quando si uniscono due parole, come se l’una fosse la luce per l’altra e l’altra la luce per l’una, si crea una conoscenza che porta l’essere umano ad essere diverso da prima.

Quando ho scritto queste parole ho posto nel mondo esterno le linee che, con il loro movimento invisibile davano alle parole un senso.

Ed è un senso e non un significato, perché non indicano la funzione di una cosa percepibile.

La parola giusta allora non è “creatività”, perché dice severamente che pensare non è arte. È arte trasformare le parole del pensiero in linee e segni , che sono  scrittura, e rivelano l’invisibile.

Studentessa in fuga dalla noia, non è un intellettuale, non è un artista. Ha solo una connessione internet.