Sinodo e disinformazione: quando la verità diventa un optional

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Il Sinodo ha reso ancora una volta onore alla sua etimologia: fare ‘strada insieme’. Dietro l’immagine a tinte fosche che è stata dipinta dai media c’è di più.

‘Passa per un solo voto la storica apertura ai risposati. Sulle singole vicende è affidato ai sacerdoti il discernimento‘. Leggo questo titolo sulla prima pagina di un quotidiano nazionale. E all’interno: ‘I separati risposati potranno accedere alla comunione, ma la decisione spetterà ai sacerdoti’. E ancora, su un altro giornale: ‘Il Sinodo apre sulla comunione ai divorziati’. E all’interno: ‘Conservatori, riformisti e centristi. Lo scontro tra le anime della Chiesa ha generato un risultato straordinario. Non succedeva dai tempi del Concilio’. E molti altri quotidiani si uniscono al coro. Forse fanno tutti eco a una nota agenzia di stampa: ‘Sinodo: ostia ai divorziati passa con un voto di scarto’.

Il lettore medio, quello che sfoglia il giornale ai tavolini del bar, mentre aspetta che il barbiere sia libero per tagliargli i capelli,  o sull’autobus, mentre cerca di non cascare per gli scossoni, probabilmente penserà:

a- la Chiesa è come il parlamento: si presentano delle proposte di legge, vengono stilati degli emendamenti che saranno poi votati a maggioranza, i partiti e le diverse correnti all’interno dei partiti faranno alcune strategie per difendere i diritti di qualcuno, poi tutto sarà sottoposto al voto e speriamo che Dio ce la mandi buona…

b-  divorziati? separati? risposati? Tutto più o meno lo stesso: tutta gente che vuole fare la comunione e non glielo permettono, ma perché poi… Ecco finalmente garantito un diritto sacrosanto, una nuova battaglia vinta (e per un solo voto poi! che fortuna!) contro i bacchettoni che difendono tradizioni vuote di significato, ma perché poi…

c- devo parlare con il parroco, speriamo che sia una persona comprensiva e non faccia troppe storie, domenica prossima quando andrò a Messa. Ora che tocca a lui decidere spero che si ricordi che in fondo sono un buon diavolo…

Da venti giorni i giornali non fanno altro che raccontare il Sinodo come una sorta di battaglia sindacale, di scontro politico o di assemblea di partito. Non sono riusciti a trovare il registro giusto e hanno applicato ad una assemblea dei vescovi categorie, modi di pensare e criteri interpretativi che con il Sinodo, la Chiesa Cattolica, le questioni morali e sacramentali non hanno niente a che fare.

Ho pensato allora che la cosa migliore per capire cosa sia successo realmente fosse prendere in mano la Relatio finale che i padri sinodali hanno preparato per presentarla al Santo Padre, e che servirà da spunto di partenza per il documento finale. Il Sinodo infatti ha un valore consultivo per il Pontefice, che tradizionalmente elabora nel periodo successivo alla chiusura dell’assemblea un documento magisteriale da consegnare alla chiesa e al mondo. Ho trovato un testo di grande equilibrio, che esalta la famiglia e descrive le ferite che la colpiscono, il dolore e la sofferenza, le incomprensioni,  le fragilità. E le sfide che le si presentano nell’attuale temperie culturale. Vi sono riferimenti alla Sacra Scrittura e ai documenti magisteriali che già in passato hanno sviluppato un pensiero sulla famiglia e il suo ruolo nella vita delle persone e delle società: Familiaris Consortio, i documenti del Concilio Vaticano II, le Encicliche di Benedetto XVI. Niente di ‘politico’ o che lasci pensare a diverse correnti dottrinali.

Spinto dalla curiosità sono andato allora a leggere la parte dedicata ai battezzati divorziati e risposati civilmente. Si tratta dei nn. 84-86. Vi trovo parole di grande comprensione per il dolore e la sofferenze che tali situazioni comportano, inviti alla presa di coscienza delle responsabilità che si hanno nella separazione e nei confronti dei figli, e all’impatto che questa separazione possa avere sulla società, sulla comunità dei fedeli. Si incoraggia chi vive questo dramma a compiere un discernimento secondo l’insegnamento della Chiesa e gli orientamenti del Vescovo. Si invitano i sacerdoti a guidare i fedeli in questo lavoro con la formazione delle coscienze, l’ascolto, la parola. Del fatto che il sacerdote debba decidere se dare o no la comunione non v’è traccia. Che bello: i ‘divorziati risposati’ non sono un insieme indistinto di individui che avanzano pretese o cercano di difendere i propri diritti o combattono battaglie culturali. Sono, invece, persone che hanno vissuto situazioni difficili, hanno sofferto, forse vivono un qualche disagio e hanno bisogno di parlarne, di comprendere. Magari hanno abbandonato la fede e la pratica sacramentale e a fatica stanno cercando di recuperarla e non hanno una guida.

Ecco alcuni stralci: “85. San Giovanni Paolo II ha offerto un criterio complessivo, che rimane la base per la valutazione di queste situazioni: «Sappiano i pastori che, per amore della verità, sono obbligati a ben discernere le situazioni. C’è infatti differenza tra quanti sinceramente si sono sforzati di salvare il primo matrimonio e sono stati abbandonati del tutto ingiustamente, e quanti per loro grave colpa hanno distrutto un matrimonio canonicamente valido. Ci sono infine coloro che hanno contratto una seconda unione in vista dell’educazione dei figli, e talvolta sono soggettivamente certi in coscienza che il precedente matrimonio, irreparabilmente distrutto, non era mai stato valido» (Familiaris Consortio, 84). È quindi compito dei presbiteri accompagnare le persone interessate sulla via del discernimento secondo l’insegnamento della Chiesa e gli orientamenti del Vescovo. In questo processo sarà utile fare un esame di coscienza, tramite momenti di riflessione e di pentimento. I divorziati risposati dovrebbero chiedersi come si sono comportati verso i loro figli quando l’unione coniugale è entrata in crisi; se ci sono stati tentativi di riconciliazione; come è la situazione del partner abbandonato; quali conseguenze ha la nuova relazione sul resto della famiglia e la comunità dei fedeli; quale esempio essa offre ai giovani che si devono preparare al matrimonio. Una sincera riflessione può rafforzare la fiducia nella misericordia di Dio che non viene negata a nessuno (…). 86. Il percorso di accompagnamento e discernimento orienta questi fedeli alla presa di coscienza della loro situazione davanti a Dio. Il colloquio col sacerdote, in foro interno, concorre alla formazione di un giudizio corretto su ciò che ostacola la possibilità di una più piena partecipazione alla vita della Chiesa e sui passi che possono favorirla e farla crescere. Dato che nella stessa legge non c’è gradualità (cf. FC, 34), questo discernimento non potrà mai prescindere dalle esigenze di verità e di carità del Vangelo proposte dalla Chiesa. Perché questo avvenga, vanno garantite le necessarie condizioni di umiltà, riservatezza, amore alla Chiesa e al suo insegnamento, nella ricerca sincera della volontà di Dio e nel desiderio di giungere ad una risposta più perfetta ad essa.

La relazione è divisa in 94 punti. Su ognuno di essi è stata fatta una votazione di approvazione da parte dei 265 Padri Sinodali presenti. Vengono riportati nella parte finale i voti di approvazione che ciascuna delle dichiarazioni ha ricevuto. Per tutte il numero di voti si aggira tra i 200 e i 260. Solo sui punti sopra citati si vede che c’è stata meno unanimità, ma sempre con una larga maggioranza per il sì. Il n. 85 ha avuto 178 sì e 80 no; il n. 86 ha avuto 190 sì e 64 no. Ovvero: più dei due terzi dell’assemblea ha approvato quanto vi è scritto. Che è ben diverso dal dire che per un voto la Chiesa modifica un orientamento frutto di studio teologico, riflessione e tradizione.

Sembra di poter dire che il Sinodo, di cui certamente si parlerà ancora, ha reso ancora una volta onore alla sua etimologia: fare ‘strada insieme’. Dietro l’immagine a tinte fosche che è stata dipinta dai media c’è molto di più, come ha ben raccontato Francesco nel suo discorso di chiusura.

Guido Vassallo

Insegno in una scuola media, ma la cosa che mi piace di più è imparare. Per questo leggo, per questo parlo con la gente e mi stupisco ogni volta dell’infinità dello spirito umano.