Sonda Cassini-Huygens: il gran finale della missione su Saturno

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La missione spaziale su Saturno della sonda spaziale Cassini-Huygens sta giungendo al termine

Sta giungendo al termine il viaggio su Saturno della sonda spaziale Cassini-Huygens: una missione iniziata nell’ottobre del 1997, il cui progetto ha visto il lavoro di tre grandi istituzioni dell’ingegneria aerospaziale. Al fianco della NASA hanno infatti contribuito l’ESA (European Space Agency) e l’ASI (Agenzia Spaziale Italiana), che si è in particolare occupata della progettazione di specifici dispositivi della sonda, come l’antenna che ha assicurato le comunicazioni con la Terra per l’intera durata del viaggio.

La sonda. La sonda spaziale si compone in realtà di due parti: l’orbiter Cassini, costruito dalla NASA e chiamato così in onore dell’astronomo italiano Gian Domenico Cassini, e il lander Huygens, progettato dall’ESA e battezzato in ricordo dell’astronomo olandese Christiaan Huygens. Questi due scienziati si dedicarono allo studio del pianeta di Saturno e in particolare Cassini dedicò la propria attenzione agli anelli, mentre Huygens ai suoi satelliti, scoprendo Titano con il proprio telescopio. Dopo il lancio del 1997, la sonda rimane compatta e in orbita per sette anni, quando entra a tutti gli effetti nell’orbita di Saturno, aggiudicandosi il primato. Il primo passaggio lo compie su Titano, il satellite più grande di Saturno, raccogliendo le prime immagini. Qui il lander Huygens si stacca dalla sonda madre, per atterrare sul satellite all’inizio del 2005. I dati e le immagini che il lander invierà alla stazione spaziale nel corso degli anni successivi porteranno a definire la composizione di Titano, che presenta delle condizioni chimico-fisiche e atmosferiche estremamente interessanti.

Ricostruzione a colori dell’atmosfera di Titano (NASA)

Il passaggio su Titano. L’atmosfera di Titano è l’unica, tra i satelliti del sistema solare, a risultare estremamente densa , composta principalmente da azoto e metano e caratterizzata dalla presenza di nubi e forti venti. La temperatura superficiale è bassa (circa -179 °C) ma vicina al punto triplo del metano, ovvero il valore di temperatura a cui questo composto può trovarsi in uno qualsiasi dei tre stati fisici: solido, liquido o gassoso. Quasi il 2% della superficie di Titano è coperto da materia allo stato liquido e la ricchezza di metano, fonte di carbonio, costituisce uno dei mattoncini essenziali per la costruzione della vita. Insieme all’azoto dell’atmosfera, il metano può reagire per formare un’ampia varietà di composti organici. Le condizioni di questo satellite sono molto simili a quelle teorizzate per il nostro pianeta ad uno stato primordiale.

Il passaggio su Encelado. L’orbiter Cassini intanto è rimasto in orbita, compiendo dei sorvoli ravvicinati per documentare gli altri satelliti di Saturno. Uno di questi è Encelado, con una sottile atmosfera costituita da vapore acqueo ionizzato, la cui analisi ha suggerito la presenza di sorgenti di acqua salata sotto la sua superficie ghiacciata e di numerosi composti organici, classificando anche questo satellite come un possibile candidato all’origine di forme di vita extraterrestre. I pennacchi di vapore acqueo provenienti da Encelado sono protagonisti di episodi di criovulcanismo e trasportano inoltre grandi quantità di materiali all’anello-E di Saturno, diffuso intorno agli anelli più luminosi principali. Un altro è Giapeto, sulla cui superficie è stata evidenziata la presenza di una cresta equatoriale, che ha portato all’ipotesi che miliardi di anni fa anche questo satellite potesse avere degli anelli come quelli di Saturno.

Una delle prime immagini inviate dalla sonda dopo il “tuffo” (NASA)

Il Gran Finale. Ed è proprio tra gli anelli di Saturno che si concluderà il viaggio della sonda Cassini-Huygens. I primi esperimenti per determinare la composizione particellare di questi misteriosi oggetti erano già cominciati nel 2005 e hanno rivelato che la dimensione delle particelle può variare tra quella di un granello di sabbia e quella di una montagna. Ma per capirne l’origine, la sonda dovrà tuffarsi per ben 22 volte nello spazio tra Saturno e i suoi anelli, là dove nessuno è mai arrivato. Il primo salto l’ha già compiuto, pochi giorni fa, uscendone illesa e inviando immagini spettacolari.

Federica La Terza

Ogni riccio è un capriccio, un'idea e una curiosità. Il bisogno di andare oltre la superficie, oltre ciò che appare, mi ha spinto a coltivare a livello accademico il mio interesse per la scienza. Di fronte a tutto ciò che passa sotto la lente di ingrandimento della mia curiosità, cerco sempre di ricordarmi che per trovare risposte bisogna fare le giuste domande.