Sono o appaio?

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Spesso ci domandiamo che immagine lasciamo agli altri di noi stessi. Cosa si nasconde dietro un corpo? A volte in una persona poco attraente si nasconde un fascino nascosto o viceversa. Non sempre è facile cogliere il valore di ciò che c’è dietro alla superficie di ognuno. Quasi tutti seguono, nel loro vivere, un mix di essere ed apparire, ognuno con le sue percentuali e modalità dell’uno e dell’altro elemento; ciò che siamo e ciò che vorremmo essere o ciò che vogliamo che gli altri pensino che noi siamo? Apparire significa mostrarsi agli altri e questo vuol dire avere o cercare spettatori e la tv ci catapulta continuamente in questa realtà: esibirsi, mostrarsi, recitare, essere individuati e percepiti e, dunque, essere accettati, ammessi, legittimati al bisogno d’amore e al suo appagamento. Ed ecco che l’apparire conduce al travestimento per la recita di un copione. Pirandello diceva “uno nessuno centomila” spiegando come una persona possa indossare centomila maschere nella vita ed apparire agli altri diversa da come realmente è. Essere se stessi non è facile quando vi è una serie non quantificata di circostanze esterne che porta l’uomo a mutare il proprio “io” e ad “apparire” al fine di adattarsi alla società o a situazioni. E’ così che il protagonista del romanzo pirandelliano vive “con lo spirito pieno di mondi, o di sassolini”: la frantumazione del reale che conduce dall’univoca identità (l’UNO ) alla pluralità di forme (CENTOMILA) e sfocerà infine nel nulla (NESSUNO). E’ possibile riconoscere qualcuno (anche se stessi) oltre all’immagine che ognuno offre di sé? Come poter mostrare la nostra immagine autenticamente rendendola trasparente?  

Laureato in scienze della comunicazione e si occupa di comunicazione e relazione con i media in vari campi: scrive su Chiesa, giovani, cultura e società. E' formatore al centro Elis, di ragazzi delle scuole superiori. Ama molto stare con i giovani ed è molto appassionato del mondo degli adolescenti.