Sotto il sole dei Linkin Park

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Al terzo squillo, Mike rispose al telefono. Era Chester. Chiamava dall’Arizona. Le basi dei brani che gli aveva inviato alcuni giorni prima gli piacevano parecchio e voleva provarne una direttamente alla cornetta per convincerlo ad arruolarlo nel suo gruppo. Mike, che abitava in California, ascoltò quell’improvvisa “esibizione” in linea. E si convinse. Quel ragazzo era il tassello mancante alla band che da qualche tempo stava mettendo in piedi. Gli disse che lui e i suoi amici non vedevano l’ora di incontrarlo. Un paio di giorni dopo Mike Shinoda e Chester Bennington si davano il cinque. L’avventura dei futuri Linkin Park stava per prendere il volo.

Il problema del nome
Fino a quella telefonata, le cose non erano andate benissimo. Mike, impallinato di rap, insieme al compagno di scuola Brad Delson, chitarrista patito di metal, avevano deciso nel 1996 di formare un gruppo. «I differenti gusti musicali – dice quest’ultimo – non sono mai stati un problema, anzi, ci sembrava la risorsa per diversificarsi dagli altri». Un pensiero, questo, condiviso anche dal batterista Rob Bourdon, dal dee-jay Joseph Hahn, dal bassista Dave Farrell e dal cantante Mark Wakefield, che presto si erano uniti agli altri due.

All’epoca, sotto il nome di Xero, il sestetto era riuscito persino a incidere un mini cd, senza ottenere però quel successo sperato. Wakefield, così, nel ’98 aveva lasciato il gruppo per essere sostituito da Chester Bennington prima “via telefono”, come abbiamo visto, e poi in carne e ossa.

Con il nuovo cantante, la band cambiò il nome in Hybrid Theory e incise un nuovo mini cd, che questa volta non passò inosservato, procurandole un contratto con la casa discografica Warner. Al momento di fare sul serio, però, qualcuno si accorse che c’era già un altro gruppo come un nome simile al loro e si dovette rimediare. «Dopo vari tentativi – racconta Chester – proposi Lincoln Park, una zona di Santa Monica da cui passavamo sempre mentre andavamo ad incidere il primo album. Piacque e decidemmo di adottarlo».

Durò qualche mese. Quando registrarono il dominio per aprire il loro sito, scoprirono che lincolnpark.com esisteva già. Così cambiarono nome per l’ennesima volta, trasformandolo in Linkin Park, con cui nel 2000 firmarono finalmente il loro cd d’esordio.

Un debutto da record
«Quando si trattò di dare un titolo al nostro album di debutto – ricorda Shinoda – non avemmo dubbi: scegliemmo Hybrid Theory, a ricordo dei nostri primi tempi». Una scelta fortunata. Il cd sbanca le classifiche di mezzo mondo, totalizzando oltre venti milioni di copie, e diventa il cd d’esordio più venduto del nuovo secolo. Piace la formula adottata dai Linkin Park, mix ben equilibrato di metal, rap, basi elettroniche e melodia, che diventa il loro marchio originale.

linkin parkUn marchio che ripropongono nelle successive incisioni, Meteora e Minutes to midnight, alimentando sempre più il loro successo che assume i contorni di una pioggia continua di premi, concerti oceanici, cd vendutissimi. «Confermarci dopo un debutto milionario – commenta Brad – non è mai facile. Noi ci siamo riusciti, innestando anche delle novità nel nostro sound. Una doppia soddisfazione».

Tanta popolarità non fa perdere la bussola al gruppo, che s’impegna concretamente in varie campagne a scopo umanitario: raccoglie fondi per le vittime dello tsunami del 2004, dell’uragano Katrina del 2006, del terremoto ad Haiti di quest’anno ed è in prima linea nel 2007 al concerto per l’ambiente Live Earth voluto da Al Gore.

Insomma, per i Linkin Park non c’è mai un attimo di respiro, ancor più in questo periodo, dopo l’uscita del nuovo cd, A thousand suns, che li ha riportati in cima alle chart del globo e resi protagonisti di un acclamato tour mondiale in corso. «Il disco è un’ulteriore crescita per la band – ha dichiarato Shinoda – e siamo tutti felici che abbia riscosso tanti apprezzamenti. Scrivere canzoni e condividerle con tante persone è un’esperienza molto appagante. È bello vedere gente di culture diverse unite insieme per ascoltare la musica».

Il filo diretto con i fan non si ferma ovviamente qui. Il gruppo è molto attivo sul web con iniziative di vario tipo. Come il concorso lanciato su MySpace per l’uscita del singolo The catalyst, che ha permesso di scaricare la traccia audio del brano per dare la possibilità ai fan di produrre una nuova canzone. «Il lavoro migliore sarà inserito nel prossimo disco – sostiene Mike – . Ci è sembrato un altro modo per dimostrare attenzione verso i nostri ammiratori. Loro ci trasmettono sempre tanta energia».

Energia che sembra inesauribile per i Linkin Park, nonostante siano da dieci anni in perenne azione e soprattutto uniti. Il loro segreto? Lo spiega Chester: «La band mi offre l’opportunità di creare e suonare canzoni con grandi musicisti che sono diventati anche i miei migliori amici». Semplice, no?

Articolo tratto da Mondoerre.it

 

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