Sotto la pelle del gambero

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Quando i gamberi perdono il guscio, per prima cosa perdono quello vecchio, devono attendere (e soffrire) prima che arrivi una “nuova muta”

C’è una fase della vita in cui qualcosa cambia, lo sanno bene gli adulti (loro sanno sempre tutto) ma ricordano poco e, se ricordano, lo fanno male. Non c’è niente da fare: vivono in un’altra dimensione!

A proposito di età, una volta la nostra insegnante di scienze ci ha raccontato che l’adolescenza è simile a una “fase di mutazione”: è un periodo in cui cambiamo pelle, proprio come fanno gli animali. Un’immagine della sua lezione mi è rimasta impressa nella mente, quella del gambero, e mi è sembrata una specie di metafora. Prima di diventare adulto il gambero perde il proprio guscio e, proprio perché nudo e facilmente attaccabile, si nasconde sotto le rocce fino a quando non si forma un “nuovo vestito”. Se durante questo periodo i gamberi vengono colpiti le ferite rimarranno visibili, poi, quando arriverà il nuovo involucro, le cicatrici verranno coperte ma non potranno più essere cancellate.

Da quel momento la fase dell’adolescenza mi diventò più chiara, mi fece riflettere sul perché dei miei sfoghi e sui litigi con i miei genitori. Mi sentii, per la prima volta, come quel gambero, senza corazza davanti alla famiglia, agli insegnanti, ai miei amici, al mondo intero. Consapevole di essere senza difese. Per paura degli attacchi avevo provato a coprirmi troppo, e male, con tutto quello che avevo. E – questa cosa la ricordo bene – avevo paura di parlare, stavo sempre in silenzio davanti ai più grandi. Forse oggi che sono un po’ più grande capisco che questi momenti di “crisi” mi sono serviti, in fondo era una fase di passaggio, dovevo cambiare pelle e avevo bisogno dei miei tempi. Magari è questo che gli adulti faticano a capire. Abbiamo bisogno della loro presenza e allo stesso modo del nostro tempo, dei nostri spazi, delle nostre “rocce” per nasconderci e ripararci.

Questa tappa della vita ci segna, tutto quello che facciamo si cicatrizza sulla nostra pelle e difficilmente si può lavare via. Forse i miei genitori restavano perplessi davanti ai miei sbalzi d’umore, alle porte sbattute in faccia o alla mia apparente determinazione, forse riuscivo a mettere in crisi persino loro e la loro memoria. Li costringevo a fare un passo indietro: nei ricordi, nel buio, nel vuoto o nell’incertezza. Nella paura di cadere e nel tentativo di aggrapparmi ancora più forte.

Sono Domenico, ho 29 anni e una passione smodata per la scrittura. Il mio sogno nel cassetto è scrivere un libro, l’altro è un viaggio per il mondo in sella alla mia bici. “Strappare la bellezza ovunque sia e regalarla a chi mi sta accanto” è quel che tento di fare attraverso i miei articoli. Spero che un pizzico di quella bellezza arrivi dritta dritta ai vostri cuori! Buona lettura!!!