Spectre

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Qualche spunto per andare oltre l’icona e gli effetti speciali: riflettere gustando un buon film d’azione

Un film di Sam Mendes. Con Daniel Craig, Léa Seydoux, Monica Bellucci, Ralph Fiennes, Naomie Harris, Ben Whishaw, Christoph Waltz. Paese: Usa/Gran Bretagna. Anno: 2015. Sceneggiatura: John Logan, Neal Purvis, Robert Wade. Durata: 148′. Target: 14+. Uscita

Dopo la sua morte (alla fine di Skyfall), M ha lasciato a 007 un incarico, uccidere un uomo e al suo funerale mettersi sulle tracce di una misteriosa organizzazione criminale. Isolato dai Servizi Segreti britannici e sempre più determinato a conoscere la verità e avere vendetta, Bond incrocia sul suo cammino la bella Madeline Swann, figlia di un vecchio nemico e forse chiave per raggiungere il cuore dell’organizzazione…

Torna nelle sale l’agente segreto più amato della storia del cinema. 007 – Spectre, presentato con innumerevoli prémiere di gala in tutto il mondo, annunciato da una incalzante campagna mediatica (basti pensare che un terzo del budget è stato destinato alla sola promozione), non tradisce le aspettative che ha saputo alimentare. Ultimo episodio della saga ad essere interpretato da Daniel Craig, ultima direzione affidata a Sam Mendes (regista anche del precedente 007 – Skyfall), il film si presenta come un giro di boa, anche nella trama in sé.

Nell’era dello spionaggio informatico, l’MI6 e in particolare il “programma doppio zero” sono ritenuti obsoleti, incapaci di stare al passo con i tempi. L’intelligence britannica si prepara ad una grande rivoluzione: unificare i vari settori della difesa sotto la guida di un unico capo dei servizi segreti congiunti, Max o C. Lui stesso si fa promotore di una rivoluzione nello spionaggio internazionale: il programma “Nove Occhi”, che permetterebbe l’accesso e il controllo delle reti di intelligence globali, ovvero l’unione di tutti i servizi segreti del mondo. Nel frattempo James Bond, seguendo una pista suggeritagli dall’ormai defunta M, si mette sulle tracce di Spectre, associazione criminale dall’estensione e dagli appetiti immensi.

Bond, privato dell’appoggio dell’MI6, si troverà presto a combattere da solo una lotta impari, una lotta che diverrà man mano sempre più intima e personale, fino a coinvolgere la sua stessa adolescenza. girando tra Città del Messico, Roma, Alpi austriache, James ritrova infine Mr. White, un tempo membro della Spectre, ora pentito e condannato a morte. Sarà proprio lui, anche se indirettamente, a fornirgli l’indizio decisivo: la base operativa di Spectre, nel mezzo del deserto, in Marocco. Nel frattempo una nuova compagna si è unita a Bond: è la sofisticata Madeleine Swann, figlia di Mr. White, che 007 ha giurato di proteggere.

Nel mezzo del deserto l’agente segreto dovrà affrontare il proprio burrascoso passato: il leader della Spectre, Ernst Stavro Blofeld, non è altro che il fratellastro di James, il figlio dell’uomo che lo crebbe dopo la morte dei genitori. Terribilmente geloso delle attenzioni dedicate dal padre al nuovo arrivato, decise di divenire “l’artefice delle sue sofferenze”. Tutti i nemici affrontati da Bond nei precedenti capitoli della saga si rivelano così strumenti nelle mani di Blofeld. Il programma “Nove Occhi” stesso è stato da lui finanziato e persino C si dimostra una marionetta nelle sue mani, il tutto finalizzato al controllo delle informazioni globali.

Il film si presenta innanzi tutto come fenomeno di costume: 007, mascolino e al tempo stesso icona di eleganza, rappresenta il modello dell’uomo moderno, o meglio delll’uomo come dovrebbe essere. Il regista cerca in ogni modo di compiacere l’occhio dello spettatore, soddisfarne le attese e stuzzicarne gli appetiti: entrato nel guinnes dei primati per la più grande esplosione mai realizzata al cinema, 007 – Spectre è certamente un film leggero, coinvolgente e soprattutto destinato all’incasso. A metà fra il film di tendenza e il blockbuster.

Eppure vi si possono cogliere alcuni spunti interessanti. La denuncia di un mondo “che farebbe rabbrividire George Orwell”, ad esempio. Tutto ruota attorno alle informazioni, la vera fonte di potere del terzo millennio. Chi controlla le informazioni, controlla la mente stessa dei cittadini, può influenzarla e manipolarla, nascondere verità scomode. L’opinione pubblica è stata di recente scossa dall’accanimento raggiunto dal controllo delle informazioni e degli utenti internet: il caso Snowden ne è un esempio lampante. Paradossalmente, nel momento in cui si entra nella Rete, si rinuncia alla propria privacy. Lo spionaggio inizia con un collegamento Internet.

È uno dei grandi temi su cui la società dovrà presto pronunciarsi: fino a che punto un’associazione o addirittura un governo può controllare, ed eventualmente influenzare, la vita privata dei cittadini. Il problema non è di semplice soluzione: centinaia di possibili terroristi sono stati fermati grazie al controllo del loro traffico Internet e alla sorveglianza operata tramite la geolocalizzazione satellitare. Ma questo tipo di controllo, nato ai fini della sicurezza, può rivoltarsi contro gli stessi cittadini che dovrebbe difendere, se usato nel modo sbagliato. Insomma, il mondo di 1984 è sempre più vicino? Qual è il confine invalicabile oltre il quale la nostra vita diverrà anche altrui? Le nostre scelte sono del tutto nostre?

Altro spunto interessante è l’amore che ovviamente travolge James e l’affascinante Madeleine. 007, reso celebre per le sue doti di seduttore e il suo carisma ipnotico, è ora chiamato a fare una scelta: svestire i panni dell’agente segreto per poter vivere con Madeleine, oppure no? Bond confessa di “non aver mai fatto altro nella vita”: è quasi una macchina per eseguire ordini, un ruolo affibbiatogli da altri, che non ha scelto. Di fronte alla possibilità di rinunciare totalmente alla propria vita, di fronte a Madeleine che continua a ripetere che “una scelta c’è sempre”, 007 è confuso, forse inscindibilmente legato al suo essere agente segreto, a ciò che altri hanno scelto per lui.

Ciò ha valore soprattutto oggi: si tende a sacrificare se stessi, nel nome dei modelli imposti dalla società, delle aspettative che altri hanno su di noi. Nel suo piccolo, Bond ci ricorda che a volte bisogna “levarsi la maschera” ed essere semplicemente ciò che vogliamo essere. Svestire i panni dell’inafferrabile, elegante e irresistibile agente segreto, il modello a cui tutti aspirano, e godere dell’amore nella quotidianità. Che è ben più straordinario.

Alvise Renier

Perdutamente affascinato dalla domanda che il pastore errante dell'Asia non riesce a trattenere di fronte al cielo stellato: “Che fai tu Luna in ciel?”. E’ lo stupore il sale della vita! Amante della realtà in tutte le sue sfaccettature: continuamente teso alla ricerca della meraviglia e dell'infinito. Acerrimo nemico dell’indifferenza e terribilmente curioso, assetato di conoscenza, inguaribile ottimista. Scrivo per andare oltre, al cuore della realtà.