Sperare contro ogni speranza: Mariachiara Patruno

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Mariachiara Patruno, giovane promessa della letteratura italiana, è una poetessa e scrittrice oltre che vincitrice di premi nazionali ed internazionali

Mariachiara Patruno (20 anni), lascia Lecce dopo essersi diplomata al Liceo Classico e si iscrive alla facoltà di “Comunicazione, Media e Pubblicità” alla IULM a Milano. Nel 2016 esordisce con la raccolta poetica “Utopie Lunatiche” (STUDIOMUSICALICATA) che vince il terzo posto alla I edizione del “Premio Internazionale Letterario Maria Cumani Quasimodo”.

Ha maturato un’interessante esperienza culturale e coltivato la passione per la scrittura prendendo parte a molti festival e concorsi di poesia tenuti da Aletti Editore, come “Il Federiciano” e “Habere Artem”, vincendo quest’ultimo. Collabora al magazine “Il Pegaso” della casa editrice “STUDIOMUSICALICATA” e, dopo l’Erasmus in Belgio, con la compagnia culturale indipendente “La Central Collectif” di Bruxelles.

Pubblica nel 2018 il suo primo romanzo, “Un anno o poco più” (Edizioni Esperidi), disponibile in tutte le librerie ed anche online, dove si riflette la sua voglia di imparare e sperimentare, infatti il libro narra le esperienze di chi lasca il nucleo natale per vivere in una città nuova, del rapporto con amici e coinquilini, dei pub il sabato sera e della vita universitaria e da fuori sede tra incertezze, amori ed affetti.

Noi di Cogito et Volo, sempre interessati ai giovani talenti, non potevamo perdere l’occasione di intervistarla per voi!

Ciao Marichiara, grazie per essere qui. Dopo il diploma al Liceo Classico a Lecce hai deciso di fare l’università a Milano. Come hai vissuto questa scelta e l’esperienza di vita da fuori sede?
Lecce, la nostra città, io la amo da morire però nello stesso tempo la trovo limitata sia come mentalità che nel modo di vivere. Infatti ho sempre pensato che non avrei voluto fare l’università lì ed in realtà nemmeno in Italia. La mia prima scelta non era Milano, pensavo che la mia città italiana fosse Roma, molto più grande e calorosa, dove avrei studiato storia dell’arte o antropologia.

Ho scoperto la IULM casualmente, durante un open day organizzato dalla stessa università presso il mio liceo ed ho iniziato a considerare questa prospettiva. Nonostante avessi sentito alcuni pareri non tanto favorevoli in merito alla città, trasferendomi lì ho scoperto che non era così, infatti mi sono trovata bene.  Studio Comunicazione, Media e Pubblicità, e mi approccio a materie che vanno da marketing, neuromarketing, media, social fino a corsi di scrittura e letteratura.

I miei genitori mi hanno sempre incentivata a seguire i miei obbiettivi ed a cercare il meglio per me, certo ogni tanto mio padre mi chiede di tornare, anche se sa che accadrà difficilmente. Mi hanno molto supportata, anche con i “pacchi di giù”.

L’esperienza la si vive e la si condivide anche tramite siti e pagine facebook ed instagram. Infatti lo scopo del mio libro è anche questo, condividere l’esperienza: si parte da fatti che sono realmente accaduti a me e mie amiche e poi si continua, senza specificare quanto è vero e quanto è inventato, e si racconta con ironia ciò che un fuori sede può affrontare quando cambia una città, amici e università, esperienze di crescita personale tra paradiso purgatorio ed inferno che riguardano tutti, sia chi le ha già vissute che ci si accinge.

Essendo figlia unica non vedevo l’ora di vivere con nuova gente, poi per me è stato un po’ un salto nel buio. All’inizio è stato carino, poi è diventato tragicomico tra litigate per cose banali, ma si tratta di esperienze che ti aiutano e ti fortificano, cose che devi affrontare da solo. Cresci, cambi e impari a non fare una guerra per tutto, ed a mantenere una linea di convivialità.

La “coinquilinanza” è molto diversa dall’amicizia e le due cose non vengono sempre insieme. Poi, se il posto in cui stai diventa il posto in cui non hai voglia di tornare, casa ti manca ancora di più.
Nei momenti in cui sei giù, tra università, coinquilini ed amici senti di più la mancanza di casa e della famiglia, ti capita di chiamarli e dirgli “mamma, papà, venite”. Una cosa positiva del vivere a Milano è che quando ti allontani dalla città natale per poi tornarci la vedi con occhi nuovi e diversi, ora quando ritorno a Lecce l’apprezzo molto di più: mi piace rivedere gli amici e girare per i vicoli del centro storico.

L’amore per la scrittura quando è sbocciato?
Non saprei. Ho iniziato a scrivere con i famosi diari segreti, più o meno verso i 7 anni. Poi intorno agli 11 ho iniziato a scrivere poesie. A 12 anni il mio primo romanzo in stile “Amore 14” e da lì non mi sono più fermata. Mi sono innamorata di un autore turco, Nâzım Hikmet, ed ho continuato con la poesia di Lorca e Neruda, che sono le mie linee guida.

Nazim Hikmet, poeta turco

Ho iniziato a partecipare a concorsi e festival, poi ho fatto articoli di giornali e recensioni e critica. Due anni fa ho iniziato a scrivere “Un anno o poco più” e spero che ciò segni l’ingresso nel mondo della narrativa.
Nel 2016 ho pubblicato “Utopie Lunatiche”, che è una raccolta di poesie sia in italiano che in inglese con un comune filone tematico, alcune anche di quando ero più piccola. È stato l’ingresso nel mondo dei contest, infatti mi sono iscritta al terzo premio di Maria Cumani Quasimodo, moglie di Salvatore Quasimodo ed attrice, poetessa, scrittrice, artista, organizzato con Aletti, una casa editrice presso la quale avevo già fatto corsi di formazione. Sono stata fortunata anche perché non conoscevo nessuno in quegli ambiti, che funzionano un po’ da circolo chiuso e vizioso, magari non ti aspetti d’arrivare terza.

Una cosa che mi ha colpito molto è che quando sono andata al ritiro del premio, la sera della premiazione, organizzata presso la Casa di Mogol (che oggi è anche un centro sperimentale di scrittura) il pubblico era formato da persone tutte di una certa età, c’erano pochissimi giovani. I più adulti ti guardavano male e con competitività. Ho capito che è un mondo chiuso e concorrenziale che non ti dà un benvenuto caloroso e sereno.Ciononostante non mi sono fermata, ho partecipato anche ad altri concorsi tra cui Habere Artem che ho vinto sempre con la poesia, e lo scorso agosto ho preso parte ad una delle esperienze più suggestive: il Federiciano organizzato da Aletti. Si tratta di un evento della durata di una settimana organizzata nei pressi di Policoro, al castello di Federico II, dove vengono invitati personaggi famosi e si fanno corsi di scrittura e lettura, leziosi speciali e master, la location è molto suggestiva ed ognuno può leggere le proprie poesie.

Ecco, il Federiciano a lunga andare è una di quelle cose che mi piacerebbe continuare a fare, tutti i festival e le gare tendono ad essere chiuse ed il dialogo è limitato poiché c’è uno scarso bacino d’utenza, ma, al contrario, festival come questo ti portano a nuove conoscenze ed ispirazioni artistiche. Ad esempio, in occasione del Cumani ho conosciuto una musicista di Napoli che è stata una delle prime italiane ad andare alla Julliard di New York ed ha un’associazione culturale di musica ed organizza concerti in tutta Europa. Dal nostro incontro sta venendo fuori una collaborazione, dove lei musicherà le mie poesie e racconti  in sede teatrale. Poi ho conosciuto altri poeti ed abbiamo scritto insieme.

L’Editoria e la letteratura in Italia tendono ad essere chiuse alle nuove leve ed a chi non è parte già precedentemente dei circoli, dove un po’ funziona ancora il sistema di conoscenze e nepostismo.Pensi ci sia un muro da parte delle “vecchie generazioni” nei confronti dei più giovani? Un diffuso sentimento di “vita tua, mors mea”? Ti è mai capitato, quindi, che qualcuno ti dicesse che scrivere non facesse per te e che dovevi tenere i piedi a terra?
Sì, alcune volte capita anche che ad ostacolarti o quanto meno a smorzarti siano persone da cui non te lo saresti mai aspettato. Ad esempio, qualche tempo fa mi è capitato di voler andare a parlare con mio docente universitario in merito ad uno dei miei progetti e lui mi disse “si, però pensa a studiare perché alla fine questo è un mondo un po’ così…”.

Purtroppo queste persone  nel loro non essere in grado di pensare fuori dagli schemi ti limitano e ti lasciano delle incertezze, soprattutto in una fascia d’età delicata come può essere quella dai 12-13 anni, in cui il tuo carattere si sta formando. Però anche queste cose ti fanno crescere. Comunque sono una persona molto caparbia e testarda, se una cosa mi piace cerco di andare fino in fondo, non mi faccio mettere i piedi in testa, se ho un sogno che voglio realizzare io continuo dritto per la mia. Ciò implica che bisogna farsi le ossa ed anche consumare le scarpe, costruire una linea di networking, contatti e farsi conoscere ed andare avanti indipendentemente.

Il “lascia stare” è collegato al muro che certi erigono per invidia e per timore della competizione, ma ciò non vuol dire che non gli si possa buttare giù.

Da tutte le tue risposte è chiaro che tu “da grande” voglia continuare a fare la scrittrice, inoltre sei una persona molto dinamica. Idee per il futuro?
Continuerei a scrivere indipendentemente perché mi piace. Poi se vado avanti ed ottengo dei riconoscimenti ciò vuol dire che nel mio piccolo qualcosa valgo.

Nella mia vita e nel futuro vorrei fare tantissime cose, vorrei lavorare nel mondo del cinema e della televisione, l’anno prossimo farò il master in Inghilterra proprio in Cinema. Mi piacerebbe fare sia critica che produzione cinematografica, adesso non so dire cosa preferirei di più. Anche il giornalismo rientra nei miei interessi. I miei studi mi permettono di fare la Freelancer, passare da una cosa all’altra e fare anche più cose contemporaneamente. Non voglio precludermi varie alternative, non mi piace mettermi dei paletti, preferirei scegliere una cosa definitiva solo dopo aver maturato la giusta esperienza professionale in tutto.

La vita è una: se le cose non le facciamo adesso quando? Voglio arrivare a 50 anni, guardarmi alle spalle ed essere soddisfatta di ciò che sarà stata la mia vita lavorativa e di ciò che ho scelto di continuare, non vorrei avere rimpianti.

Il mio motto è sperare contro ogni speranza, continuare a crederci sempre e credo che le opportunità alla fine si trovano ovunque, basta impegnarsi.

Per il futuro… ho in mente già un nuovo romanzo!

Cosa vuol dire per te scrivere nell’era dei social? In un mondo in cui i social ed i media sono così avanti da scavalcare il cartaceo, e chiunque si può esprimere?
Beh, sulla libertà d’espressione non posso che dirmi favorevole, adesso non sono più solo le élite ad avere libertà di parola, tutti hanno la possibilità di esprimere le proprie opinioni, idee e farsi sentire.

I social hanno sia aspetti positivi che negativi, rischiano di essere un boomerang, possono aiutarti e distruggerti: l’opinione pubblica si forma sui social, tutto può nascere ed essere plasmato lì, il bullismo è diventato cyberbullismo. Ad esempio, io sono una persona a cui piace sentire il rumore delle pagine sfogliate e l’odore di nuovo, perciò non riuscirei mai a leggere da un e-book, nonostante riconosco la comodità del poter portare un piccolo gadget da cui puoi accedere a migliaia di libri.

Molti dicono che i social sono una delle motivazioni per cui l’editoria è in crisi; d’altra parte essi hanno ampliato la libertà di espressione e sembra di stare in un mondo in cui tutti scrivono, ciò comporta anche dubbi su chi sia uno scrittore di valore e chi no. Poi adesso siamo anche nell’era dei ghost writers, cioè di scrittori professionisti pagati dalle case editrici per scrivere libri che verranno firmati da youtubers e fashion blogger.

Dal punto di vista di una scrittrice è abbastanza triste, ma è un mondo in continua evoluzione ed i social sono comunque un pezzo importante della nostra vita.

Consigli da dare a chi vuole scrivere?
Di mio non rispecchio lo stereotipo di scrittore = topo da biblioteca, chiuso ed introverso, a me piace avere un’interazione con le persone e penso che chiunque si approcci alla scrittura dovrebbe cercare di fare così.

Poi sicuramente leggere, perché ti aiuta tanto: se leggi tanto scrivi anche bene. L’approccio alla scrittura non deve essere finalizzato al far soldi, si tratta di fare qualcosa per la voglia di farlo: di parlare, di raccontare e condividere. Se si decide di scrivere bisogna sperare e sognare, e ritorna nuovamente il mio motto: sperare contro ogni speranza!

 

Mirjam Frakulla

Ciao a tutti! Sono Mirjam, ho 21 anni e faccio parte del team di blogger di Cogito! Studio Relazioni Internazionali a Milano. Mi piace leggere, scrivere, ascoltare musica, fare foto e amo prendere una valigia e scappare tutte le volte che ne ho l'occasione.