Spesa in mutande

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Vedendo il TG sui saldi di quest’anno alcuni ci hanno riso su circa l’idea avuta da una nota marca di abbigliamento per l’inizio delle promozioni: se ti presenti in intimo, ti regaliamo un capo gratis. Detto fatto, un gruppo di ragazzi si sono ritrovati seminudi per fare un giro in un pulmino per la città e dirigersi al negozio dove si sono accalcati davanti all’ingresso per fiondarsi dentro travolgendo i giornalisti che hanno pubblicato la scena su internet e in tv (non fosse mai che qualcuno si perdesse lo spettacolo). Il risultato di tutto questo? Una maglietta o un paio di jeans.

La domanda che ci si pone davanti a questo show è: ma qual è la vera merce che è andata allo sconto? C’è stato un periodo in cui Marx ci disse che il capitalismo avrebbe usato l’uomo per produrre all’eccesso, per guadagnare sul suo lavoro, ma allora (come oggi) gli operai avevano da sfamare la famiglia e quindi il loro lasciarsi “sfruttare” era più che giustificato. Quello che ti chiedi è cosa spinga dei ragazzi a denudarsi per un capo d’abbigliamento di cui poi dopo qualche mese saranno stufi e dopo un anno nauseati (abituati come sono a girare nudi per Milano).

Oggi lo sfruttamento pare essere altro, nel sud del mondo tanti schiavi con condizioni disumane (non viste nell’Europa dell’800) lavorano per produrre capi che verranno indossati da ragazzi e ragazze (ma c’erano anche uomini e donne ormai “maturi” in questa folle e nuda corsa) correranno a ricevere in regalo accettando di mettersi in vetrina davanti al mondo quasi come mamma li ha fatti. Che cosa c’è in ballo? Questo è quello che mi chiedo. Secondo me c’è un po’ di dignità e di pudore. E questa volta non c’entra nulla il discorso sulla morale, ma quello su chi è l’uomo e perché valga la pena essere uomini in un certo modo e non in un altro. Chi vuol fare il catastrofico direbbe che si erano affollati sulla porta tanti manichini da vestire, che la grande azienda è riuscita ad amplificare la sua vetrina in modo incredibile sfruttando dei ragazzi che ormai sono immersi nel consumismo fino al collo.

Magari io mi limito a dire che forse sarebbe il caso di ritrovarsi un po’ gelosi di se stessi. Forse conservare un po’ di quella timidezza che si traduce in forte autostima: io non sono in saldo. La stima di se stessi non è solo quella di chi mostra di essere sicuro del proprio fisico o di chi ha mille “mi piace” sulle foto di Facebook. Io penso che stimarsi voglia dire prendere in mano la propria vita e non pentirsi di avere uno spazio proprio da tutelare rivelandolo solo ai pochi amici, che si dicono anche intimi. L’intimo che vorrei sfoggiare non è quello delle mie mutande, voglio essere libero di considerarmi talmente prezioso da essere sicuro di non dover chiedere in mutande una maglietta a nessuno.

Articolo scritto da Leonardo Arca

Cogitoetvolo
  • Federicaa

    Che bomba questo articolo!! Una cosa del genere era successa l’anno scorso in Paraguay, se non ricordo male. Scene raccapriccianti.
    Bravissimo, complimenti.