Spinelli e cannabis: incomprensibili mode dei nostri tempi

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“Se non ci credi prova, ti senti leggero leggero, dimentichi tutti i problemi… è una sensazione bellissima”. “Che vuoi che succeda? Lo fanno tutti, si sta molto meglio dopo che prima”. Queste erano le risposte che mi riferivano i miei coetanei, quando eravamo tutti adolescenti, e loro si sentivano “grandi” fumando i primi spinelli. Io mi chiedevo cosa li spingesse a farlo, e loro insistevano nel dirmi che fumare uno spinello li faceva sentire in paradiso.

Mentre noi crescevamo, ognuno a modo proprio, con le nostre domande e quelle strane risposte, la società cominciava a prendere coscienza del fatto che “fumare uno spinello” non fosse più l’eccezione, ma un’abitudine per molti, troppi adolescenti, giovani e meno giovani. Allora sono diventate familiari espressioni come “droghe leggere”, apparentemente contraddittorie, ma portate avanti perché “al passo con i tempi”. Che tempi! Tempi in cui il 22% dei 15-19enni ha fumato cannabis nell’ultimo anno, in cui 1 adolescente su 5 fa uso di cannabis, e le percentuali peggiorano se si amplia il terreno di riferimento. Tempi in cui dilaga l’idea che lo spinello non sia una vera e propria droga, e fumarlo sia una bravata di poco conto.

Eppure, come un fulmine a ciel sereno per tutti i sostenitori di questa tesi, sono arrivati proprio recentemente i risultati di un’indagine ventennale portata avanti dalla World Health Organization, che ha rivelato quali siano i rischi connessi allo spinello. Dalla ricerca risulta che “l’uso prolungato di cannabis impoverisce le capacità intellettuali, favorisce disturbi psichici (raddoppiando i rischi di diventare psicotici, soprattutto per gli adolescenti), riduce la capacità di guida e, per le donne incinte, aumenta i rischi che il bambino nasca sottopeso”. Ancora più preoccupanti sono i rischi che la cannabis porta con sé dal punto di vista della dipendenza: sebbene sia frequente differenziare questa sostanza da altre droghe “forti”, proprio nella convinzione che questa non provochi dipendenza, dalla ricerca è emerso che “un ragazzino su sei tra coloro che ne fanno uso continuativo diventerà dipendente” e, stando a quanto dicono gli esperti, questa dipendenza è molto difficile da combattere, proprio perché non sono ben noti i metodi per ostacolarla. Il rapporto del dott. Wayne Hall, poi, ha evidenziato anche quali possano essere i rischi verificabili a lunga durata, tra i quali attacchi cardiaci, tumori, crisi respiratorie, capacità di risvegliare disturbi psicotici gravi e aumentare probabilità di schizofrenia, oltre alla capacità di determinare definitivamente la malattia mentale nei soggetti a rischio.
Da tale rapporto emerge una situazione ben più grave di quella prospettata dai difensori della “canna”, sempre più propensi ad assimilarla alla semplice sigaretta (dimenticando gli innumerevoli rischi che anche ad essa sono connessi).

E’ un rapporto che dovrebbe essere avvertito come una conferma più che una sorpresa: non possiamo continuare ad assecondare l’uso e l’esistenza di droghe “benefiche”, “leggere”, né possiamo credere che dimenticare i problemi, sentirsi leggeri leggeri siano buoni motivi per fare uso continuativo di cannabis, o anche semplicemente per “provare lo spinello”. C’è gente che affronta i problemi a testa alta, guardando concretamente ad essi, non sfuggendoli per rifugiarsi in un falso paradiso. Ci sono ragazzi che affrontano ogni giorno i piccoli, o grandi problemi che la vita presenta loro, facendo affidamento sulla propria personalità, affermandola e difendendola, non rifiutandola né appiattendola sotto l’effetto di cannabis o quant’altro. Se, poi, fumare diventa un capriccio, una “cosa da grandi”, a maggior ragione se ne può fare a meno. Quale convenienza c’è nel sentirsi grandi perché estraniati? Si è grandi quando si è presenti a se stessi, felici di affrontare la vita, felici di svagarsi divertendosi con gli amici, o dedicandosi alle proprie passioni.

Altrimenti, si finisce per essere piccoli, e dimenticare chi si è veramente.

Rossella Angirillo

Laureata in Giurisprudenza, ho sempre affrontato la vita con intraprendenza e determinazione: è difficile distogliermi da un mio obiettivo e non mi spaventano le nuove sfide. Tra codici e sentenze, nel tempo libero accontento la mia parte sognatrice: sono molto riflessiva, e mi piace affidare alla scrittura tutti i miei pensieri.