Stare in classe da fuoriclasse!

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La scuola è iniziata da un mese! Siamo in campo, studenti e docenti, e dobbiamo giocare la migliore partita possibile. Si compete da squadra, c’è un allenatore, ci sono dei campioni, c’è la tifoseria. Qual è l’avversario? Non è lo Stato, non sono le scuole paritarie, né le strutture carenti o cadenti; si gareggia non “contro” ma “per”. Per chi o cosa?

Perché 200 giorni sono tanti e vale la pena viverli al meglio. Perché in quelle ore piantiamo dei semi che saranno gli alberi forti di domani. Perché ogni buon risultato è un passo avanti e avrà valore nella classifica della realizzazione dei sogni e dei progetti di vita. Perché saperne di più su qualcosa, ci fa essere “di più” come persone. Perché fare fatica quotidianamente rafforza in vista delle difficoltà della vita. Perché la conoscenza è il biglietto che apre le porte all’essere donne e uomini liberi. Perché “studiare” etimologicamente è un termine potente, è l’essere attirato dall’essere, come il giovane dalla giovane. Perché sapere è gustare, cioè appassionarsi a qualcosa che ci ha preceduto, ma che è allo stesso tempo vicino a noi. Perché, se perdiamo tempo, il tempo non ci correrà dietro e avremo perso parte di noi stessi. Perché a scuola ci si deve andare ed è meglio andarci volentieri, cosa che chi è veramente furbo e tiene a se stesso sa bene. Perché a scuola c’è anche la vita, la mia e degli altri, dunque ci sono gioia, sofferenza, amore, dolore, desiderio, disinteresse, sogni, illusioni, passioni e progetti.

Una squadra, però, non si inventa dal nulla, la si costruisce nello spogliatoio e la si cura a partire dalla realtà. Si tratta cioè: di scoprire le debolezze che stanno dietro le maschere per trasformarle in risorse; di vincere i pregiudizi reciproci per modificarli in capacità di senso critico; di lavorare maggiormente sui “punti interrogativi” che su quelli “esclamativi”, perché conoscenza e libertà sono strettamente intrecciate e si arricchiscono attraverso le vere domande e non gli obblighi; di appassionarsi alla cultura per stimolare il capolavoro che c’è in ognuno come uno scultore a lavoro dinanzi alla pietra; di lavorare in team e non da soli per essere attenti a tutti e non perdere di vista i più deboli; di ascoltare gli altri ma anche di imparare ad ascoltare se stessi magari riducendo i fiumi di parole.

Se il docente è l’allenatore, i campioni sono gli studenti, la tifoseria è la famiglia, in questo stadio che è la scuola ognuno ha un ruolo preciso e responsabilità distinte, ma mantenendo la stessa dignità e il più alto valore. Il fischio d’inizio è stato dato: tocca a tutti ora giocare nelle classi da “fuoriclasse”!

Ufficialmente Prof. di Lettere in un liceo di Catania, quando mi tolgo gli occhiali, entro in una cabina telefonica e indosso una tuta col mantello sono anche giornalista, scrittore e educatore...o forse è il contrario?! Sicuramente mi piace vivere con i piedi per terra, lo sguardo in cielo e le maniche rimboccate per agire.