State of Play

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Un film di Kevin Macdonald. Con Russell Crowe, Ben Affleck, Rachel McAdams, Helen Mirren, Wendy Makkena. Azione, durata 125 min. – USA 2009. – Universal Pictures data uscita 30/04/2009.

Un membro di congresso messo in crisi dopo la morte della sua amante. La polizia indaga e non solo: si apre un’inchiesta giornalistica.
Riduzione e reinvenzione dell’omonima miniserie inglese di sei ore, State of Play sposta l’azione nel cuore simbolico del potere, Washington D.C., e racconta un’appassionante partita a guardie e ladri tra politica e giornalismo, dove ognuno dei contendenti conosce ed usa gli strumenti dell’altro e fa leva sulle sue debolezze.

Un Russell Crowe, indisciplinato, chiacchierone, un po’ trasandato, ma è per tutti il collega principe, il maestro, quello che sa dove mettere le mani, che intuisce, scopre e risolve. E’ vero, d’altra parte, che un simile personaggio è diventato uno stereotipo e come tale lo presenta il film.

Per tutto il tempo seguiamo le imprese di Cal McAffrey, cronista d’assalto del Washington Globe che, aiutando a uscire dai guai il suo amico Ben Affleck, politico emergente, ha fiutato un intrallazzo fra il ministero della Difesa e una società che offre servizi bellici, tipo eserciti di mercenari e altro. Stephen Collins è stato suo compagno di stanza al college ed ora è un giovane ed ambizioso deputato a capo di un comitato che controlla le spese per la difesa nazionale, in odore di abnormi illeciti.

Ci sarebbe già di che appassionarsi – in Usa il tema della privatizzazione della sicurezza è al centro del dibattito – ma il film provvede a mettere sul piatto un secondo argomento altrettanto attuale, quello della competizione fra carta stampata e giornalismo on line, affiancando a Crowe la graziosa Rachel McAdams, blogger dotata di poca esperienza e molta ambizione.

Alla giovane collega che prende le notizie da Internet ed è pronta a tuffarsi sul gossip scandalistico senza vagliare la fonte, Cal insegna a saper attendere, a sporcarsi le mani sul campo, a cercare la verità sotto la superficie della falsa informazione (insomma quello che nessuno è disposto più a fare.) Le insegna il mestiere, dimostrando come muoversi in una rete di utili amicizie e preziose informazioni in un primo momento facilmente trascurabili.

Di sorpresa in sorpresa il racconto va avanti fino ad una conclusione imprevedibile.
La macchina da presa e il mestiere giornalistico: non c’è altro filtro che una parete di vetro, trasparente; il mondo della politica, al contrario, è il regno della mediazione: schermi televisivi, obiettivi fotografici, microfoni cui affidare frasi scelte e ponderate.

Crowe interpreta la romantica figura del cronista in via di estinzione: quello che si consuma le suole a caccia di notizie, che non si ferma alle apparenze, che disprezza internet perché si fida solo delle sue fonti e del suo naso. Un vero esempio per gli aspiranti reporter.

 

Cogitoetvolo