Storia del re del grunge

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“Preferisco essere odiato per ciò che sono, piuttosto che essere amato per ciò che non sono.”
Kurt Donald Cobain

Il 1991 fu un anno musicalmente determinante.
Gli U2 stupirono i loro fans con il sound di Achtung Baby, i Guns n’ Roses incisero due capolavori quali Use Your Illusion I e II, i Queen incisero Innuendo, ultimo lascito del grande Farrokh Bulsara, ai più noto come Freddie Mercury, e i Pearl Jam esordirono con Ten.
A Seattle una band pronta a entrare nella storia incise il suo album di maggior successo: uscì in quell’anno Nevermind dei Nirvana, capitanati da Kurt Cobain. Ma andiamo con ordine.

Kurt Cobain nacque nel 1967. Dimostrò sin da bambino un grande interesse per la musica, e grande talento. Gli anni dell’infanzia trascorsero sereni, finché, quando Kurt aveva otto anni, i suoi genitori divorziarono. Ciò sconvolse il giovane Kurt, che divenne cupo e malinconico, portandolo a diventare un adolescente ribelle (situazione aggravata dai successivi malsani rapporti con il padre) e lasciandogli questa ferita aperta per tutta la vita. In quegli anni cominciò a consumare droghe, passò un certo periodo a vivere per strada e tentò il suicidio.

Regalatagli una chitarra da un suo amico a 14 anni, divenne sempre più attivo musicalmente, incidendo varie demo e esibendosi con il suo gruppo, i Nirvana, fondato nel 1987, dove lui e Krist Novoselic (basso) videro cambiare varie volte il batterista, fino ad arrivare a Chad Channing e Dave Grohl. Il loro primo singolo, Love Buzz, riscosse discreti consensi e ottenne buone vendite. Ciò li portò, un anno dopo, nel 1989, a incidere Bleach, il loro primo album, che spazia da brani aggressivi e pesanti quali Blew ad energiche ballate come About a Girl.

Nel 1991, i Nirvana incontrarono la svolta con Nevermind, 17esimo miglior album di sempre secondo Rolling Stone, che li inserì nella storia del grunge e del rock in generale. Abbandonato il sound grezzo dei lavori precedenti, Cobain scrisse canzoni diventate pietre miliari, quali Come As You Are, In Bloom, Lithium e naturalmente Smells Like Teen Spirit, eletta miglior canzone degli anni ’90 da MTV, con la quale Kurt si rese portavoce dell’inquietudine della cosiddetta generazione X.

Nel pieno della competizione con i Pearl Jam, nel 1993 uscì In Utero, altro grande album non apprezzato però dalla totalità del pubblico. Contiene la bellissima Heart Shaped Box, resa celebre anche dal controverso video musicale, diretto dallo straordinario Anton Corbijn. L’album viene definito di un punk più sincero, con canzoni tendenti al Noise Rock, con testi che esprimono la rabbia di Cobain. Nello stesso anno, il concerto MTV Unplugged in New York diventerà una pietra miliare nella storia del gruppo.

In quegli anni Cobain era però costantemente tormentato dal giogo della droga, da seri malesseri fisici e dall’instabile relazione con la cantante Courtney Love. Tutto questo sfociò in varie crisi, overdosi e tentativi di suicidio, portando Kurt a far sparire le sue tracce nell’Aprile del 1994.

Fu trovato morto, presumibilmente suicidatosi con un colpo di fucile, l’8 aprile, nella sua casa su Lake Washington. Vicino al corpo fu trovata anche una commovente lettera d’addio, della quale cito qualche passaggio, ma che potete trovare per intero qui.

“Io non provo più emozioni nell’ascoltare musica e nemmeno nel crearla [..]. Questo mi fa sentire terribilmente colpevole. Per esempio quando [..]sento il maniacale urlo della folla cominciare, non ha nessun effetto su di me, non è come era per Freddie Mercury, a lui la folla lo inebriava, ne ritraeva energia e io l’ho sempre invidiato per questo, ma per me non è così. Il fatto è che io non posso imbrogliarvi, [..] fingere e far credere che io mi stia divertendo al 100%.
[..] Non ho più nessuna emozione, e ricordate, è meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente.”

Io ho sempre ammirato questo personaggio, arrivato a compiere un gesto sì stupido e deprecabile, ma per motivi nobili, o comunque comprensibili. Si può dire che, più ancora che dalle droghe e dalle malattie, sia stato rovinato dal senso di colpa, dall’impressione di ingannare chi lo amava. Nella lettera, dove Kurt si definisce un “rocker autodistruttivo”, si legge anche di un grandissimo amore, nonostante tutto, verso la moglie e soprattutto verso la figlia: a quanto pare era terrorizzato all’idea di poter esercitare una cattiva influenza sulla piccola Frances, ritenendo così che il suo suicidio sarebbe stata la migliore soluzione anche per lei.

Voi cosa pensate di questo controverso personaggio?

 

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Cogitoetvolo