Strage di Bologna: tra veleni e ricerca della verità

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Nella stazione c’è chi parte e c’è chi ritorna dalle ferie, chi aspetta il prossimo treno e chi corre al lavoro: è una giornata qualunque dove il sole mattutino comincia a far alzare le temperature ma non sarà solo il calore a rendere questa giornata calda.

Prima un botto, poi le fiamme che divampano nella stazione, le travi cadono e le persone, incredule, spaventate dentro e fuori i treni, cercano di fuggire invano da quella trappola infernale, urlano, si divincolano dalle pesanti macerie, la polvere prende il sopravvento e poi più nulla.

La gente al di fuori dalla stazione, sentendo il boato, accorre precipitosamente verso l’edifico: chi chiama i soccorsi, chi rimane pietrificato dall’orribile scenario, i più coraggiosi accorrono tra le macerie cercando di salvare qualcuno e la piazza diventa un via vai di ambulanze e taxi che portano chi è ancora in vita negli ospedali, riaperti immediatamente da quello che sarà considerata dai giornali e dalla memoria collettiva “uno degli attentati più gravi del Dopoguerra”.

E’ il 2 agosto 1980, alla stazione di Bologna; dalle 10:25 di quella maledetta mattina, la vita dei familiari e degli amici di quelle 85 persone che non ce l’hanno fatta a sopravvivere e delle 200 e più che sono rimaste ferite o mutilate gravemente, non sarà più la stessa: decidono da quel momento di fondare un’associazione che manterrà per anni vivo il ricordo dei loro cari, di quella mattina e cercherà la verità dei fatti.

Infatti dagli inizi della vicenda a nessuno venne il sospetto (o forse era venuto ma poi subito nascosto per non creare troppo rumore?!?) che, invece della caldaia esplosa nei sotterranei della stazione, la colpa dell’esplosione potesse essere del terrorismo? Che potesse trattarsi del fanatismo politico che ha scaldato i cosiddetti “anni di piombo” in Italia?

Le indagini andarono avanti molto lentamente, a causa di molti depistaggi che contribuirono a rendere più fitta la nebbia che si era alzata sin dall’inizio dell’attentato.

Fu grazie alla spinta dell’Associazione dei familiari delle vittime che si arrivò alla condanna all’ergastolo, nel 1995, di alcuni militanti dei Nuclei Armati Rivoluzionari come esecutori materiali della strage e di alcuni esponenti del SISMI, oltre che di Licio Gelli (ex capo della P2), per depistaggio.

Negli anni si scopriranno altri veleni legati ai tentativi di nascondere la verità ma ancora rimane da chiarire chi sia stato veramente il mandante della strage, per non far dimenticare quella mattina del 2 agosto 1980…

 

Cogitoetvolo