Strage di Lecco: e se c’entrasse la separazione?

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E’ incredibile: l’intero Paese s’interroga, ammutolito, sulla strage di Lecco – dove una madre, prima di tentare il suicidio, ha ucciso le proprie figlie di 13, 10 e 3 anni – e nessuno osa far notare che la donna, Edlia Dobrushi, si era separata dal marito lo scorso settembre e che solo a febbraio, cioè pochissimi giorni fa, i due avevano firmato in tribunale la separazione ufficiale. Tutti a chiedersi quanto depressa doveva essere quella mamma di 37 anni, e non uno che spieghi che non solo l’instabilità coniugale è associata a rischi depressivi e l’uso di antidepressivi sale proprio prima della fine di un matrimonio, ma nei soggetti che in qualche modo hanno già manifestato sintomi depressivi separazione e divorzio fungono da veri e propri detonatori di questi disturbi.

E’ vero anche che la stessa depressione, spesso, favorisce la rottura coniugale. Ma il dubbio tuttavia rimane: se quella a donna fosse rimasta con suo marito, avrebbe nutrito le stesse, laceranti paure per il “futuro disperato” delle proprie figlie che l’hanno portata a fare quello che ha fatto? Ed oltre a questo, quanti fatti di cronaca nera non si sarebbero mai verificati se quella separazione o quel divorzio non si fossero stati? Non sarebbe più opportuno che lo Stato, per il bene e la salute dei propri cittadini, bambini in primis, provvedesse a predisporre più sostegni alle coppie in crisi? Sono domande che da tempo, troppo tempo, non hanno risposta. E sarebbe il caso che fra tanti dibattiti sul nulla, in Parlamento, qualcuno iniziasse a porsele e a porle. Anche se sono scomode. Anche se non fanno guadagnare voti. Anche se mettono in luce una drammatica verità.

http://giulianoguzzo.wordpress.com/

Classe '84, sociologo. Sono veneto, ma lavoro a Trento. Appassionato di bioetica, scrivo per alcuni siti e riviste e per tutti quelli che amano e odiano le mie opinioni. Soffro di grafomania ma non ho alcuna intenzione di farmi curare.