Strano essere, l’uomo

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Sarà che porta il mio stesso nome. Sarà che prima di partire per la Sierra Leone lavorava a Enna, la mia città. Sarà che i telegiornali hanno seguito da vicino la sua vicenda. Di sicuro c’è che la storia di Fabrizio Pulvirenti mi ha emozionato. No, non è l’età che avanza a generare questi sentimenti di pathos. È piuttosto la toccante complessità delle relazioni umane, la profondità del pensiero degli uomini, la tenacia e la forza delle idee.

Le relazioni umane. Un uomo si ammala di un male subdolo, che falcidia un continente già a pezzi. È lontana la Sierra Leone, una Repubblica senza Stato, in cui la miseria è più forte delle leggi. Un uomo si ammala mentre, lontano da casa, assiste persone sconosciute, le aiuta a guarire o le accompagna nell’ultimo viaggio. Perché lo fa? Cosa spinge gli uomini a interessarsi di altri uomini? Cosa spinge l’umanità sazia a lavorare per l’umanità affamata? Un uomo si ammala mentre cura un suo simile. Torna a casa e trova tante persone ad attenderlo. Anch’essi suoi simili. C’è chi ha paura di lui, chi lo guarda con sospetto o con curiosità morbosa. C’è anche, invece, chi ricambia il favore dell’umanità. Il ciclo della vita è spesso un ciclo dell’aiuto, dell’assistenza. Medici, infermieri, amici, sconosciuti: tutti lì ad attendere un segno, una speranza, una notizia. Come sarebbe bello se questo ciclo non si chiudesse mai, se ciascuno pensasse al bene dell’altro come in preda a un bisogno irrefrenabile, fisiologico.

Non sono un eroe. Quando l’uomo ragiona su se stesso, non di rado finisce per spiegare l’umanità. Si indaga, si scruta, formula domande e fornisce risposte che decifrano il mondo circostante, pur riguardando apparentemente la propria persona. Chi sono io? So quello che non sono, ma la mia (stessa) sopravvivenza parla di chi mi ha assistito e guarito. Cosa ho fatto di speciale? Niente, ma intorno a me ecco i miei angeli (terreni e celesti, per chi ci crede). L’uomo esiste nella sua individualità, ma è nella relazione collettiva con gli altri uomini che si spiegano la profondità del suo pensiero e il mistero della sua esistenza. Nello stesso momento in cui nego il mio merito e annullo la mia importanza agli occhi del mondo, riconosco il merito degli altri e lo metto in risalto. Rendo gli altri protagonisti. Che meraviglia! Merito di mere connessioni neuronali e casuali reazioni chimiche?

Torno in Sierra Leone. Chi può fermare le idee? Tirano giù i muri dell’indifferenza, travolgono i castelli di sabbia della rassegnazione e del pessimismo. Cosa posso fare io per il mondo? Posso fermare le malattie con le mie mani, porre fine al dolore dell’umanità? Non da solo. Non senza un aiuto. Non senza gli altri. Non senza aver prima seminato idee. Nel tuo orto, nel giardino della tua città, nei campi sterminati su cui camminerai e poserai i tuoi passi.

Che creatura splendida, l’uomo.

Fabrizio Margiotta

Chitarra, armonica e poesia mi basterebbero per vivere. Nel mio bagaglio, tuttavia, anche studi in Legge e una passione smisurata per il giornalismo e la scrittura creativa. Fàbregas, Faber, Fafo o Fafà, Jeff Beck, Animae Partus... chiamatemi come volete, ma questa è l'ultima volta che provo a descrivermi.