Straordinario Kabul Rock, sì, ma oltre la musica?

0

Nel Paese dove da decenni siamo abituati a storie di violenza e di guerra per la prima volta, dopo trent’anni, è ripartito un festival di musica. È accaduto in Afghanistan dove la musica ha battuto la guerra e dove, da tanto tempo, tante altre nuove emancipazioni aspettano di vedere la luce.
La notizia live è a Kabul. Altro che racconto raccapricciante, finalmente una notizia che fa sognare! “Kabul, amici miei, è ora di fare del Rock!!!”, ha gridato la cantante Sabrina Ablyaskina, del gruppo uzbeko “Lacrime del sole”.

Difficile immaginare colpi diversi da quelli delle bombe, eppure la musica, bandita durante il regime dei talebani, riempiva l’aria tra i suoni della batteria e quelli dei bassi. Sei ore di rock, con complessi giunti da Australia, Uzbekistan, Kazakhstan e Afghanistan che hanno suonato blues, musica popolare indiana, metallica, punk.

Aspettavano da tempo questo momento i ragazzi e le ragazze che con le mani tese al cielo ballavano e sorridevano. Addirittura la polizia batteva il tempo con i piedi. Un’atmosfera di festa davanti a centinaia di afgani alcuni dei quali non avevano mai visto un concerto dal vivo in vita loro. “Non ci aspettavamo tutta questa gente – ha detto la cantante – amiamo Kabul, e un giorno dopo l’altro la vediamo rivivere”.
Per la chitarrista Nikita Makapenko è stato uno spettacolo sia per il pubblico che per coloro che hanno avuto il coraggio di esibirsi: “Il rock and roll ha cambiato il mondo e lo farà anche in Afghanistan. Questa è Storia ed è solo l’inizio”.
Il festival si è svolto senza problemi, la sicurezza era ovunque a presidiare l’evento e, nonostante la segretezza (non hanno detto né dove né quando per paura di un attentato) sono arrivati 450 giovani paganti e molti altri sono rimasti fuori in strada ad ascoltare. L’alcool era vietato e l’unico snack era il kebab. C’era chi si è mostrato contrariato come alcuni vecchi con la barba e il turbante che si sono avvicinati scuotendo le teste ma non disprezzando del tutto l’avvenimento.

L’evento, che ha assunto toni straordinari per l’intero Paese, sembra un chiaro segno di rinascita che potrebbe far ben sperare… tuttavia i negozi di cd vengono sistematicamente colpiti ed in alcune città i musicisti vengono perseguitati, quando non uccisi.
Una vostra riflessione per tante perplessità …

La musica fa dimenticare gli orrori della guerra? Fin dove può arrivare il suo potere terapeutico? E i giovani? Sono ragazzi che non hanno mai visto né sentito niente di simile. Hanno (oppure no?) il diritto di divertirsi come i loro coetanei più “fortunati”? E per il futuro, fin dove sarà lecito sperare? Quando le luci del palco si spengono, si riaccenderanno, forse, quelle delle bombe e allora la notizia non sarà più notizia perché farà parte della normalità, della quotidianità, dell’abitudine.

Perché, forse, ci si abitua alla guerra?

[youtube width=”590″ link=”http://www.youtube.com/watch?v=NqZTIdkLwVo”]

Sono Domenico, ho 29 anni e una passione smodata per la scrittura. Il mio sogno nel cassetto è scrivere un libro, l’altro è un viaggio per il mondo in sella alla mia bici. “Strappare la bellezza ovunque sia e regalarla a chi mi sta accanto” è quel che tento di fare attraverso i miei articoli. Spero che un pizzico di quella bellezza arrivi dritta dritta ai vostri cuori! Buona lettura!!!