Studenti: protestare perché e come?

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A scuola  cerco di insegnare a scrutare la realtà da più punti di vista, perché ogni alunno possa farsi poi un’opinione attraverso il confronto e gli approfondimenti personali. In classe cerco di trasmettere la necessità di una lettura critica dei fatti e di prendere una posizione precisa e consapevole su quanto accade. Invito i miei studenti a strappare ai libri, alle mie parole, a quanto trovano in rete il cuore delle storie, degli aneddoti, delle riflessioni, delle teorie, delle immagini. Dico ai miei ragazzi che non devono credere a tutto quello che io dico, ma possono crederci liberamente dopo aver ascoltato o letto altre fonti. Mi sforzo di fare questo con loro e lo impongo anche a me; così ho visto e rivisto i video delle proteste e degli scontri degli scorsi giorni durante le manifestazioni studentesche in diverse città italiane. Ho guardato i video delle importanti testate giornalistiche, quelli dei blogger di professioni, quelli dei privati in giro per la rete; era necessario farlo perché ognuno di questi racconta la realtà dei fatti dal proprio punto di vista, per il proprio tornaconto, omettendo qua e là qualche scena o dando più spazio a qualcosa piuttosto che ad altro. Non c’erano i miei alunni là in mezzo ma non riesco a fare a meno di pensare che avrebbero potuto esserci e che ognuno di quei ragazzi in corteo avrebbe potuto esserlo o lo sarà. Alcune manifestazioni sono state pacifiche, altre violente, altre metà e metà. Feriti da una parte e dall’altra, fermi di polizia, danni vari ad automobili, vetrine, palazzi, monumenti.

Abbiamo già visto tutto questo. Ma perché gli studenti? Cosa c’entra la scuola? Stavano manifestando contro i tagli alla scuola, ma è davvero questo ciò per cui bisogna protestare nel mondo della scuola. Di cosa abbiamo bisogno? Classi più larghe, scuola più sicure, libri meno cari, più aule di informatica, i climatizzatori, la palestra, ecc.? Sicuramente molte scuole sono inadeguate e pure le politiche scolastiche e gli investimenti in tale settore. Mi piacerebbe, però, che almeno una volta si protestasse per il fatto che vorremmo tutti più passione da parte dei docenti e pure degli studenti; per il fatto che si è spesso considerati operai i docenti, e numeri gli studenti, anziché persone e persone in relazione; per il fatto che non ci basta uno studio nozionistico e una valutazione numerica, ma uno “studio” che sia amore e un “sapere” che sia gusto per la cultura. Mi piacerebbe anche che nessun adulto alzasse mai i manganelli e gli scudi contro i ragazzi, ma anche che i ragazzi “lottassero” confrontandosi e studiando tra i banchi, con i libri, con il pc, con i prof., con i compagni; che usassero la sapienza e la conoscenza per vincere la corruzione dilagante, il malgoverno, la delinquenza, il menefreghismo, l’economia che divora tutto. Mi piacerebbe, anzi vorrei, che nessun adulto ancor più se educatore, aizzasse gli studenti ad armarsi di fumogeni, spranghe, caschi, maschere, spray, gettandoli così in una battaglia che da vigliacchi fanno combattere ad altri, corrompendoli con falsi ideali di uguaglianza, giustizia, libertà. Nei cosiddetti Paesi del Terzo Mondo la realtà non è mai cambiata con la violenza e con le guerre, anzi semmai è peggiorata; cambia, invece, tutte le volte che un ragazzetto può andare a scuola, ha tra le mani un libro, è nel cuore di un docente.

Ufficialmente Prof. di Lettere in un liceo di Catania, quando mi tolgo gli occhiali, entro in una cabina telefonica e indosso una tuta col mantello sono anche giornalista, scrittore e educatore...o forse è il contrario?! Sicuramente mi piace vivere con i piedi per terra, lo sguardo in cielo e le maniche rimboccate per agire.