Sua maestà, la fragola

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Mi hanno detto che una certa gelateria è la migliore di Palermo. Una soffiata del genere non può rimanere in sospeso. Occorre verificare e occorre farlo subito. Ed ecco come è andata.

Devo premettere che ho lasciato passare più di un mese, e questa è una cosa intollerabile. Per lo meno non è da me. E poi: è venuto dall’Africa Scipione, un caldo da campione, e… niente. Poi è arrivato Caronte, il caldo che imperla la fronte, e ancora niente. Agli Europei ci siamo fumati (si fa per dire) l’Inghilterra e… nothing.
Così, una volta archiviata la pratica tedesca (calcistica e non), mi sono detto che era arrivato il momento per festeggiare. Detto fatto: ho alzato il telefono, ho chiamato l’amico giusto, abbiamo stabilito un’ora X e venerdì pomeriggio ci siamo visti sul posto.

Davanti al locale stazionano orde di teenagers in vacanza (perennemente in vacanza?). I ragazzi con le loro magliette attillate per mostrare i pettorali (quelli che ce li hanno) e il bermuda a quadretti (ma si sono messi d’accordo o è stato un caso?). Le ragazze con shorts che non cominciano mai e finiscono subito, un tempo forse imparentati con i pantaloni, oggi molto vicini al costume da bagno. Tutti abbronzati, tutti sorridenti, non si vergognano del vistoso apparecchio che splende per un momento sui denti all’ultimo raggio del sole. L’infradito d’ordinanza e l’asciugamano che fa capolino dallo zaino, testimonianze incontestabili dell’ennesima giornata da spiaggia. Chiacchiericcio intorno ai tavolini. Frasi spezzate, parole che rotolano qua e là, molte irripetibili. Si chiamano, si cercano, si messaggiano. E’ l’euforia dell’estate.

Nel locale l’aria condizionata è in affanno e lotta strenuamente con il calore emanato dalle persone, assiepate davanti ai lunghi banconi pieni di creme variopinte. Io e il mio amico riusciamo a conquistare abbastanza agevolmente la cassa: anni di esperienza e le tattiche apprese da Ciccio-alla-stazione, al bar Alba, e soprattutto nel chiosco di Stancampiano (l’unico vero Stancampiano, checché se ne dica…) tornano utili. Con lo scontrino ci danno anche un numerino, 37. Ci è andata bene, sul display in alto lampeggia adesso il 29.

Mentre attendiamo il nostro turno sbirciando tra i clienti che ci precedono diamo un’occhiata alla merce esposta. Il girone dantesco dei golosi è uno spuntino a base di crostini e un goccio d’olio, a confronto. Erisittone un modello di sobrietà. La casetta di Hansel e Gretel una stamberga fatiscente. Dietro il vetro lucido c’è un trionfo di colori, l’arcobaleno del colesterolo. In cima al bancone campeggiano le vasche che contengono l’enorme varietà di contorni che si possono scegliere per cesellare il gelato perfetto: cereali di ogni tipo, smarties, noccioline, creme tutti-i-gusti-più-uno, biscotti.

Non abbiamo il tempo di esaminare a fondo tutte le opzioni offerte perché il 37 viene chiamato quasi subito. I commessi si muovono svelti e con perizia riempiono brioches, condiscono coni, colmano coppette e generano frullati di ogni gusto nelle loro strane macchine. Tocca a me. L’indecisione è grande. Ho scartato sin da subito tutti i gusti farlocchi fatti per i bambini e gli ignoranti: Big Babol, Bounty, Nutella, Pokemon (o qualcosa del genere…), ecc. Oltrepasso abbastanza agevolmente la serie delle novità: sette veli, cannolo, e compagnia bella. Un po’ a malincuore trascuro le creme a cui sono legato dalla tradizione e su cui mi lancio quando voglio andare sul sicuro, come nocciola&stracciatella, cioccolato&caffè, bacio&vaniglia. Non mi lascio distrarre dalla frutta tropicale dai colori pastello (mango, papaya, ananas). Il pistacchio sembra buono, almeno non è verde fosforescente, anche se la distanza non mi consente di valutarne il livello sulla scala qualitativa del pistacchio di Bronte, il migliore del mondo. No, non mi avrete.

Passo oltre. Io non sono qui per giocare. Sono qui per lavoro. La missione è chiara, la domanda quasi amletica: è o non è il migliore gelato di Palermo?
E la risposta non può che venire da quell’angolo lì, quello che si trova all’estremità più lontana del grande espositore…

La Fragola.
Sua maestà la Fragola.

Sì sa, non tutte le Fragole sono uguali, e certamente poche sono quelle buone. E allora è chiaro: una buona gelateria si misura su questo banco di prova.

La osservo da lontano. La gradazione è quella giusta ma non mi lascio ingannare dal colore. Troppe fregature ho già rimediato quando, lasciando a riposo le papille gustative, ho permesso che fossero gli occhi a guidare la mente nella scelte. Troppi gusti caramellati, troppi concentrati di saccarosio, troppe mistificazioni mi hanno reso guardingo e prudente. No, mi sono detto. Non farti fregare. Qualche segnale è positivo: le lentiggini scure sulla superficie di un rosa intenso sono certamente promettenti. La granulosità parla della giusta quantità di ghiaccio, la paletta mezzo affondata ma ben dritta è indice di una giusta consistenza.

La brioche si apre nelle mani esperte del gelataio e presto accoglie nelle sue fauci un’abbondante quantità di oro rosa. Non cola qua e la ma regge all’impatto con la tiepida pasta della brioche, che non è del giorno prima ma morbida e sensuale al tatto. Anzi accoglie la crema e non si impregna come una spugna. Crema e mollica si capiscono al volo e trovano il loro equilibrio. Sotto il tovagliolo di carta sento la brioche che si lascia modellare dalle dita che affondano in essa. E lei non scappa, non si oppone, ma docile si lascia stringere con tenerezza. E’ pronta ad assecondare il movimento rotatorio del polso che, ben esercitato, sa come dosare la quantità di gelato.

Tutto è pronto per il test. Non si può più tornare indietro. Adesso intorno c’è silenzio.
Le labbra si accostano per compiere il primo delicato carotaggio. Ecco, ci siamo. La superficie ruvida del gelato accarezza la superficie umida della lingua. Tutto un misterioso e meraviglioso universo di reazioni si scatena da qualche parte. E’ un turbinio di sensazioni, di impressioni, di ricordi, di confronti. Lo zucchero è giusto, non c’è traccia di dolcificante dozzinale. La consistenza è quella che mi aspettavo, la cremosità è negli standard. Lo spread con il bund (Brioscià: Unico e Notoriamente Delicato) si riduce.

Mi voglio sbilanciare: il gelato in questione entra nella Top 5 delle migliori gelaterie di Palermo. Ma per capire in quale posizione della classifica si colloca occorre completare il giro. Basterà l’estate?

Guido Vassallo

Insegno in una scuola media, ma la cosa che mi piace di più è imparare. Per questo leggo, per questo parlo con la gente e mi stupisco ogni volta dell'infinità dello spirito umano.

  • Contessa Adelasia

    Fantastico!
    Guido, ma se vuoi ti aiuto io a completare il giro! XD

  • Federicaa

    Guidooo, ma che voglia di mare e gelato che mi hai fatto venire!!

  • Ilaria T.

    Ho l’acquolina in bocca!!! 🙂

  • La bontà di un gelato si misura dal gusto pistacchio, e il miglior pistacchio di Palermo lo fanno da Oriol…