Succisa virescit: dopo essere stato tagliato ricresce

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Quando il terremoto abbatte qualcosa di di più di semplici pietre, la figura di Benedetto può aiutarci per la rinascita dell’Italia e dell’Europa

L’uomo possiede per sua indole ineliminabile il bisogno di associare gli eventi ad immagini , soprattutto per quelli che lo colpiscono più in profondità. E l’immagine della Cattedrale di Norcia crollata, con quella facciata originaria ancora lì, come un foglio scritto pieno di storia  a coprire le macerie dietro, è diventata spontaneamente l’icona simbolo di questo terremoto che ha abbattuto qualcosa di più di semplici mura.

Nel panorama desolante della piazza principale di Norcia, la Statua di S.Benedetto sembra essere l’unica sopravvissuta in mezzo a tutte le macerie dalle quali la polvere non smette di alzarsi, suscitata dal continuo tremore della terra. In un mare di profondo silenzio, la sua figura si erge maestosa tra le rovine. La mano protesa e quel dito che indica con autorità verso il basso, quasi un tacito invito a ricominciare a gettare uno sguardo indietro, sotto sotto, alle proprie radici: “chi corre troppo arriva troppo tardi, come chi va troppo lento”, quasi in un bisbiglio.

Colui che dell’Europa, possiamo dirlo,  è stato il fondatore può essere per noi un nuovo punto di inizio. L’insegnamento di colui che ha dato al continente in preda alla confusione, senza più la certezza dell’Impero Romano, una strada da seguire, un luogo in cui preservare il sapere del passato, creando con i suoi monasteri l’ossatura dell’Europa medievale,  può essere oggi – pur coi suoi quindici secoli di longevità – attuale più che mai, col suo invito alla ricerca di sé stessi, del silenzio, lo sguardo rivolto al passato e la mente protesa verso il futuro.

D’altronde, proprio lui, Benedetto, è forse quello  meno scosso di tutti. Lui che di Storia ne ha vissuta una fetta più abbondante della nostra, non si sorprende dopo aver visto già crollare per ben tre volte quella sua Cattedrale, nel corso dei secoli. C’è abituato, ai crolli e alle rinascite, come per il monastero da lui fondato a Montecassino, distrutto e crollato per ben quattro volte tra terremoti, invasioni saracene e bombardamenti “alleati”, e sempre ricostruito dalle sue ceneri.  E il motto “Succisa virescit” (“dopo essere stato tagliato, ricresce”) inscritto sotto  l’immagine d’una robusta  quercia all’interno dello stemma del monastero,  sarebbe lui stesso a ripeterlo, a gridarlo in questo momento, se solo potesse.

Gridarlo a chi? All’Italia. All’Europa. A quella vecchia Europa,  che a volte lo è troppo fino ad essere stanca; a quell’Europa che oggi più che mai ha bisogno di guardare alla sua essenza, alla sua cultura, alla sua Storia che l’ha resa tale. Dalle ceneri  si può rinascere come prima, se non più forti. E non solo dalle ceneri fisiche, ma anche da quei brandelli di animo in cui sono ridotti i cuori da tutti coloro che hanno perso tutto, persino la casa: quell’angolo di vita, di intimità per cui non è egoismo dire “mio”.

Certamente, la notizia della volontà da parte del magnate Brunello Cucinelli di finanziare la ricostruzione della Cattedrale è un buon segno in questa direzione. Per l’imprenditore, fortemente legato alla spiritualità  benedettina,  sarebbe proprio la regola del santo di Norcia una possibile cura per i mali di questo tempo. E ricordando il passo della regola di San Benedetto: “cura ogni giorno la mente con lo studio, l’anima con la preghiera e il lavoro”  afferma: «oggi più che mai se ne sente il bisogno, anche nelle aziende. Questo è un momento un po’ speciale: si lavora troppo, tutti sentiamo il bisogno di ritrovare equilibrio».

Dopo la seconda guerra mondiale, i popoli d’Europa trovarono nell’abbazia benedettina di Montecassino  il simbolo della loro fratellanza che doveva, al pari di essa, essere ricostruita; oggi, questa cattedrale di Norcia distrutta riflette tutta la debolezza di questa nostra “Unione”, nonostante i suoi sessant’anni di storia ancora incapace di trovare  quei “simboli condivisi” senza i quali non si costruisce nessuna patria comune.

Nell’era dei super–imprenditori mossi solamente al guadagno, il gesto di Cucinelli  rappresenta certamente un esempio positivo, un segnale di rinascita che prescinde dalla semplice ricostruzione delle pietre. La rinascita di un’Europa che non sia più solamente un concentrarsi di interessi economici e burocratici, ma qualcosa di più… un qualcosa che la figura di Benedetto può ben insegnarci.

Studente del terzo anno di Lettere Classiche. Innamorato della natura, della letteratura e di tutto il bello che l’uomo ha creato, crea e – speriamo – creerà.