Suffragette

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Il processo di emancipazione femminile passa dalla consapevolezza che c’è, e ci deve essere, un’altra vita possibile per le donne.

Un film di Sarah Gavron. Con Carey Mulliga, Helena Boham Carter, Brendan Gleeson, Anne-Marie Duff, Ben Whishaw. Drammatico. Durata: 106 min. USA 2015. Uscita: 03/03/2016. Rating: 13+

Maud è una giovane lavandaia londinese che lentamente prende coscienza della situazione di sfruttamento delle donne. Inizia quindi a frequentare quelle che venivano spregiativamente definite “suffragette”…

Sin dalla notte dei tempi, chi nasce donna sa di dover affrontare una vita più complicata rispetto ai suoi colleghi uomini.
Non si tratta semplicemente di dover convivere con un corpo molto particolare, governato da regole ferree e spesso collidenti con i desideri di chi lo abita, né di dover sostenere gravidanze e parti, che richiedono un impegno fisico non indifferente. Essere donna è significato, e per molti versi significa ancora, vivere in condizioni di subordinazione, se non di vera e propria sottomissione, nei confronti degli uomini.

E se al giorno d’oggi, almeno nei Paesi occidentali, si è arrivati ad un formale riconoscimento della parità tra uomo e donna in tutti gli ambiti, dalla famiglia al lavoro, l’incipit del film, ambientato nell’Inghilterra 1912, ci proietta in un modo di pensare totalmente diverso dal nostro.
Un deputato, motivando la continua negazione del diritto di voto alle donne che insistentemente lo richiedevano, sottolinea che “le donne non hanno la calma di temperamento, né l’equilibrio mentale di per esprimere un giudizio sulle questioni politiche. Se permettiamo alle donne di votare, sarà la perdita della struttura sociale. Le donne sono ben rappresentate dai loro padri, fratelli, mariti.”
Non si può non inorridire davanti a queste parole, portatrici di un retaggio culturale che spesso traspare anche in molti discorsi dei nostri tempi.

A questo status quo cerca di ribellarsi Maud, interpretata dall’intensa Carey Mulligan, lavandaia da quando era bambina, sfruttata e sottopagata dal suo datore di lavoro come migliaia di altre donne sue coetanee. La sua lenta presa di coscienza della miseria della sua vita si accompagna ad un crescente impegno come attivista nel movimento fondato da Emmeline Pankhurst, diventando quella che dispregiativamente viene definita una suffragetta.
Mentre la sua esistenza si sgretola lentamente sotto i colpi di una società – e di un marito – che non ne tollera l’impegno politico, Maud capisce che la strada che ha intrapreso, pur violando apertamente il concetto di ordine pubblico, è l’unico modo che lei, in quanto donna, ha di far ascoltare la propria voce.
In effetti, il processo di emancipazione femminile, ben espresso dall’incredibile intensità dell’interpretazione di Carey Mulligan e dal rigore storico della trama, passa proprio dalla consapevolezza che c’è, e ci deve essere, un’altra vita possibile per le donne e che il ruolo di moglie fedele e madre amorevole che la società affibbia ad ogni donna non può, e non deve, essere l’unico destino possibile.
Così Maud inizia a partecipare a riunioni e manifestazioni, diventa parte attiva di un movimento che non si spaventa più, pur di far sentire la propria voce, di mettere in atto gesti altamente dimostrativi, come piazzare una bomba nella residenza estiva del Primo Ministro.

Suffragette è quindi una sorta di film monito per noi, donne libere del XXI secolo: ci ricorda una volta di più, infatti, quanto i nostri diritti siano stati conquistati, a fatica, grazie alla caparbietà di centinaia di donne del passato. E ci ammonisce a non abbassare mai la guardia, perché discriminazioni e violenze sono, purtroppo, sempre dietro l’angolo.

 

Amo studiare le lingue straniere, ascoltare musica, viaggiare e, naturalmente, leggere. Amo in particolare i classici del passato, poiché sono convinta che solamente conoscendo il pensiero di chi ha vissuto prima di noi, possiamo capire e interpretare nel modo migliore il mondo in cui viviamo.