Tace

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2° classificato del concorso Una storia per la vita – 2010

 

Tace senza nome il corpo senza vita
di un povero figliuolo del secolo ventuno,
venuto al mondo appena prima di partire
di fronte a quella culla che mai si riempirà.

Tace tra la turba il grido straziante
di una madre africana, che stringe tra le amorose braccia
il triste feto del bimbo che non ce l’ha fatta,
già mangiato dalla fame, ora giace derelitto tra gli insetti.

Tace nella barella di un confuso ospedale
il povero malato cui solo restano i sofferenti occhi
per esprimere il muto dolore che solitudine
più che malattia procura, sentiero che a morte certa porta.

Taci tu, Occidente ipocrita, tu che ti vanti
del tuo progresso, inorgoglito da eccesso di benessere,
ti fai dimentico del bisogno del tuo fratello
che bussa disperato alla tua sorda porta.

Su rispondi o Nord del mondo
se riesci a definire vita il lavoro atroce
di un pargolo sfruttato al più abietto lavoro
mentre tua prole è ancor nel pieno dell’età del gioco.

Ahi nuda Terra che vorresti ribellarti
alla macchina ingiusta che su di te si manovra,
taci anche tu, poiché nulla puoi
contro chi ti abita e ti calpesta, si calpesta…

Forse pur tu taci sanguinosa stirpe umana
che a torto t’arrogasti nomea di razionale
ché nelle tue viscere partorisci feroci ideologie
a riprova che mai morì Caino?

Sempre si perpetra in te l’omicidio
sempre ingiustizia si alterna a cruda bramosia,
tracce di una lurida carcassa che ti porti dietro
e non riesci ad estirpare sol perché non vuoi.

E se tu, uomo formidabile nel provocar tempeste
non ti curi della tua stessa vita, immenso dono,
t’abbatti e t’abbrutisci, ti sconforti
perché ti manca amore, gran significato della tua esistenza.

Gioisci invece di fronte alle bellezze della vita.
E quando aprirai i catenacci del tuo cuore
innanzi a tutte avrai questa dolce scoperta:
più bel destino si confà a tua natura!

Solo allora ti farai più accorto dell’altrui bisogno
e sarai cieco solo del tuo capriccio,
sordo del tuo egoismo, muto di lamenti
da quando amare significa qualcosa.

Ed è tutto gioia, gioia feconda e sincera
di servire chi ha bisogno e di vivere e vivere…
e vivere ancora mille e mille giorni
Scolpendo nel tuo cuore questo valore eccelso.

Sarà gioia silenziosa che germoglia nei volti
senza proferir parola come nave che si fa spazio
nel buio oceano notturno solcando i mari
e va, squarciando le tenebre fino ad incappar nell’alba.

Così come dolor che si prova sulla pelle
lascia indelebili i suoi segni e fa clamore,
tanto questa vita ci riserva immenso gaudio
che non si vede quasi per paura di essere scoperto.

E nel ricordo lontano di quei giorni bui
scorrerà veloce nella tua mente il pensiero
a quel bambino quella madre quel malato
che ieri invocava il tuo aiuto e oggi l’ha trovato

nella gioiosa avventura di affrontare la vita
accompagnato per mano saldamente.
quanto preziosa e quanto grande sei, vita mortale,
manto invisibile che preziosi rendi i nostri attimi.
E taci.

 

Cogitoetvolo