Tangentopoli, il prima e il dopo

0

Perché l’inchiesta Mani Pulite ha rivoluzionato il Bel Paese

Sono passati poco più di venticinque anni da quando Mario Chiesa si presentò dinanzi la scrivania di Antonio Di Pietro. Il primo, un rapante politico-imprenditore della Milano da Bere, il secondo, un giovane PM che cerca di farsi strada nella più grande Procura d’Italia. Lì, proprio in quell’incontro, inizia Mani Pulite. Un susseguirsi di tasselli del Domino che, uno ad uno, cadranno anche laddove si erano sempre eretti. Un accantonarsi di fascicoli, ormai sbiaditi e polverosi, che hanno ineluttabilmente segnato il corso degli eventi del nostro paese.
In meglio, in peggio? La storia non ha ancora deciso.

Di quella stagione politica ricorderemo le monetine lanciate a Craxi in largo Febo, i “Roma Ladrona!” gridati dai parlamentari della Lega Nord, le bombe che fecero saltare in area Falcone e Borsellino, ma soprattutto i dibattimenti in aula del procuratore molisano, nonché, di lì a poco, futuro Ministro dei lavori pubblici nel governo Prodi I.
“E se vogliamo vedere i fatti sostanziali, io non mi tiro indietro, benedetto il Signore! “.
Di Pietro così conduceva gli interrogatori. Alternava poliziotto buono e poliziotto cattivo. Alzava la voce.
Contestava fatti, ore, date. Utilizzava proverbi e metafore. Celebre è la telefonata che compie all’avvocato di Chiesa l’indomani del sequestro dei conti Fiuggie Levissima. “Avvocato, riferisca al suo cliente che l’acqua minerale è finita.” Di Pietro era così. Ruspante, campagnolo, ma pur sempre scaltro e meticoloso.
Lui, insieme a Gherardo Colombo e Piercamillo Davigo, costituirà il nucleo di quel pool, che mediante avvisi di garanzia e rinvii a giudizio, rivoluzionerà la storia d’Italia, mettendo la parola fine alla Prima Repubblica e dando il via alla Seconda. Oggi, in prossimità di una svolta epocale nel panorama politico nazionale, è importante chiedersi: come cambiò l’Italia dopo Tangentopoli?

Fino al 1992 l’Italia era un paese dominato da due grandi blocchi. Da un lato la Democrazia Cristiana, amplesso di anime al contempo liberali e socialiste, dall’altro il Partito Comunista, espressione diversa delle teorie marxiste-leniniste.
Entrambi rappresentavano classi sociali ben definite. Chi la borghesia che era ascesa durante gli anni del boom economico, chi la classe operaia che, battagliando, aveva ottenuto scala mobilee statuto dei lavoratori. Ma, dopo Mani Pulite, i due non vedranno più la luce.
La DC, travolta dagli scandali e calata per la prima volta al di sotto del 30%, diverrà il PPI, il Partito Popolare Italiano, reminiscenza nostalgica di quella formazione politica fondata negli anni 20’ da don Luigi Sturzo. Il PCI, i cui massimi esponenti Occhetto e D’Alema erano indagati dalla Procura di Roma, compirà la definitiva Svolta della Bolognina, il processo che porterà alla formazione del PDS, il Partito dei Democratici di Sinistra. PSI, PLI, PRI, cesseranno definitivamente di esistere, spazzati via dalla discesa in campo di Silvio Berlusconi.

D’improvviso quindi si creò il vuoto. I punti di riferimento erano svaniti. Gli ideali sembravano ormai sul viale del tramonto. Era iniziata una nuova era, un’era che per 25 anni vedrà protagonista quell’imprenditore di Arcore già così tanto amico di Bettino.
Silvio Berlusconi vincerà le elezioni politiche del 1994, del 2001 e del 2008. Per un pugno di voti perderà quelle del 2006, per colpa di quel voto all’estero da lui stesso introdotto.
Sarà capace di farsi idolatrare da alcuni, odiare da altri. Ma sarà soltanto il frutto di quella svolta, di quell’incredibile virata, che portò via in un batter d’occhio l’intero sistema di riferimento politico presente fino a quel tempo.
Una congiunzione astrale che lascerà gli elettori, soprattutto i più giovani, privi di una dialettica che per anni aveva suscitato sentimenti contrapposti. Era finito il tempo in cui la cultura era regina delle Tribune Elettorali del 1960. Avanzava il populismo, l’idea che il presente fosse più importante del futuro, l’opinione che il pragmatismo dovesse sostituire l’idealismo.
Cambiava la società, tutt’un tratto attenta a quella Questione Morale mossa da Enrico Berlinguer ben 10 anni prima. Salivano alla ribalta i Travaglio, i Gomez, i Barbacetto, cronisti d’assalto che l’opinione pubblica conoscerà sempre meglio. Il Bel Paese veniva diviso in due, chi gridava “Milano ladrona, Di Pietro non perdona!”, chi in silenzio piangeva, guardando crollare tutto ciò che da sempre lo aveva circondato.
Insomma, era cambiato il mondo qualche anno prima con la caduta del Muro di Berlino, ora cambiava l’Italia.

Mentre scrivo sta nascendo la cosiddetta Terza Repubblica, il primo governo populista nella storia europea. Molti si chiedono cosa accadrà. Le perplessità non mancano. Ma io la penso come Nietzsche.

“Questa vita, come tu ora la vivi e l’hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte, e non ci sarà in essa mai niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro, e ogni indicibilmente piccola e grande cosa della tua vita dovrà fare ritorno a te, e tutte nella stessa sequenza e successione – e così pure questo ragno e questo lume di luna tra i rami e così pure questo attimo e io stesso. L’eterna clessidra dell’esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello della polvere!”

La storia si ripete, e forse si è già ripetuta.

 

Gabriele Fornacetti

Cogitoetvolo

Cogitoetvolo è un sito rivolto a chi non accetta luoghi comuni, vuole pensare con la propria testa e soprattutto essere protagonista del presente.