Televisione: un passo avanti e uno indietro

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I bei tempi delle riunioni di famiglia sono (ahimè) terminati; ora le famiglie la sera si riuniscono si, ma davanti al piccolo schermo…  quella scatola nera, di fronte al divano, che esattamente 55 anni fa fece entrare la video-informazione nelle case degli italiani.

Sempre più spesso, genitori e figli, seguendo fedelmente l’esempio da essa stessa proposto (si pensi alla sigla dei Simpson) trovano un momento di incontro davanti alla TV, la quale li unisce in  una fittizia relazione. Ebbene sì, dico fittizia, perché una relazione tra due persone, prevede un’interazione partecipata tra loro; e vedere un notiziario, un film, o un reality , sebbene si stia insieme, non è da considerarsi tale, se non per quei pochi commenti che si scambiano di tanto in tanto. Si tratta piuttosto di due o più relazioni connesse tra loro: il padre guarda la TV; la madre guarda la TV; il figlio guarda la TV. Sono tre relazioni diverse accumunate dal fattore “TV”; e non una sola.

Ed ecco che allora si perde quella familiarità, quelle RELAZIONI FAMILIARI che un tempo, quando ancora si conversava davanti ad un bel fuoco, o in giardino, nelle fresche sere d’estate… svaniscono! E che dire dell’influenza negativa che ciò può avere sui figli…
Alcuni studi hanno dimostrato che, in una stanza in cui giocano padre e figlio (da 1 a 5 anni), le relazioni che si verificano tra loro, quando la televisione è accesa, sono in intensità e quantità notevolmente minori, rispetto a quando è spenta.
Ciò significa che un padre preferisce guardare il telegiornale, piuttosto che giocare con il figlio, o per lo meno, presta più attenzione all’uno che all’altro.

Quindi la televisione ha portato senz’altro un progresso nelle nostre abitazioni, dal punto di vista dell’informazione; ma possiamo dire la stessa cosa per quanto riguarda i rapporti familiari?
Forse (come tutto del resto) dipende dalla “misura”. Un po’ si guarda la TV un po’ si sta insieme, un po’ si ascoltano i TG, un po’ si gioca con i figli o, nel caso nostro, si gioca con i fratelli… stesso discorso vale per noi ragazzi: un po’ di MTV, un po’ di “racconto della propria giornata” ai genitori.
Ci possiamo riuscire?