Tendenza distopica. La nostra intervista a Lois Lowry

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Le tendenze dominano la nostra esistenza. Se pensiamo all’accezione originaria del termine, utilizzato dai successori di Darwin per indicare una propensione naturale verso una determinata linea evolutiva, e la confrontiamo con l’uso moderno ci accorgiamo di come le cose siano cambiate, e non di poco. Oggi infatti parliamo di tendenze del mercato, logicamente più simili all’idea darwiniana, in quanto indicano la direzione verso cui si muove il fenomeno finanziario. Tutto il resto non è tendenza, fa tendenza. Il fenomeno non ha più nulla di naturale: semplicemente ci dicono cosa fa tendenza e noi, anche se a volte inconsapevolmente, ci adeguiamo. Se il colore dell’estate è il verde, sicuramente non andrete in giro vestiti totalmente di giallo canarino, anche perché vi sfido a trovare un negozio che vi venda un abito giallo canarino se non è di moda. Poco importa che vi interessi essere alla moda o meno: se il mercato vi propone solo abiti verdi, voi comprerete abiti verdi.

Se nella moda il ragionamento non fa una piega e corrisponde alla realtà, quando ci addentriamo in ambito letterario la questione si fa più spinosa. In fondo in una libreria si trovano libri di qualunque genere, la nostra libertà di scelta è decisamente più vasta. Allora entra il gioco il meccanismo del “fenomeno letterario” volto a colpire il nostro lato massonico. Infatti in libreria non tutti i libri sono disposti allo stesso modo: generalmente i “fenomeni letterari” ci mostrano la loro fantastica copertina su cui troneggiano a caratteri cubitali le parole “1 MILIONE DI COPIE VENDUTE”. Basta una piccola occhiata e subito il termine “milione” fa scattare qualcosa dentro di noi e ci viene il bisogno di aggregarci a quella comunità fantasma.

Prendiamo ad esempio un genere che fino a qualche anno fa era sconosciuto alle masse di lettori medi. Mi riferisco alla distopia, parola che prima dell’arrivo di Hunger Games suonava come una parolaccia e veniva accolta da espressioni di allocco stupore. Indicava opere meravigliose come Fahrenheit 451, Il nuovo mondo, 1984, che hanno finito poi per essere profanamente scopiazzate da autori emergenti di poco conto. Adesso la sezione del fantasy (italiano e non) è stata letteralmente invasa da saghe che ruotano intorno al tema della società marcia e corrotta. Perchè? Tendenza, forse. Lo abbiamo chiesto alla scrittrice statunitense Lois Lowry, di cui abbiamo recensito numerose opere.

Cercando di capire che generi letterari vengono letti maggiormente da noi giovani al giorno d’oggi, abbiamo constatato che la letteratura distopica esercita una forte attrativa. Cosa ne pensa di questo fenomeno?
Ci sono alcune tendenze nella letteratura per i ragazzi…recentemente i vampiri sono diventati molto famosi. Ed è chiaro che ai ragazzi piace seguire la massa, così se una certa opera diventa popolare, ogni ragazzino comincia a leggerla. Adesso la moda è questa letteratura distopica ma credo che passerà e sarà soppiantata da qualcosa di diverso. Tuttavia penso che in questo momento in cui il mondo è in un tale disordine, i giovani abbiano un’attenzione particolare riguardo al futuro: verso che mondo dovranno affrontare da adulti. Questo potrebbe spiegare in parte l’interesse per la distopia.

Le Società presentate della saga di “The Giver” sono apparentemente perfette ed equilibrate, ma in fondo estremamente corrotte e malate. Nascono da una denuncia della nostra realtà o dalla paura che si possa giungere a quegli estremi?
Ritengo che servano da avvertimento. Nel mondo di “The Giver” sono stati fatti pericolosi compromessi. Si sono raggiunte tranquillità e sicurezza sacrificando la libertà. In quello di “Gathering Blue” l’arte è stata corrotta dallo stato. I nostri governi sono continuamente chiamati ad affrontare questioni in cui si contrappongono sicurezza e libertà. I libri, credo, servono a ricordare che qualche volta ci sono cose che hanno un prezzo troppo alto.

Secondo lei qual è l’aspetto più pericoloso della società moderna che, se non controllato, potrebbe portare a disastrose conseguenze?
Chiaramente il più grande pericolo risiede nel sacrificio della libertà e nella corruzione del potere.

Che libri la ispirano maggiormente?
E’ una domanda difficile. Negli ultimi anni sono stata affascinata dallo scorcio della realtà afghana che ci ha offerto Kahled Hosseini. Penso che la letteratura dia ad adulti e giovani l’opportunità di valutare i sistemi politici rendendoci cittadini del mondo.

Parliamo di speranza. Si nota in Italia, ma forse anche in altri paesi del mondo, che spesso gli adulti invece di incoraggiarci ed entusiasmarci, ci opprimono con il cinismo e le catastrofiche previsioni per il futuro. Ci sono motivi di speranza? Cosa suggerirebbe a un figlio adolescente?
Qualche volta noi adulti ci demoralizziamo a causa dei problemi del mondo che sembrano non finire mai. Ma ogni nuova generazione cresce con la speranza e la prospettiva di cambiare ed aggiustare ciò che non ha funzionato. Il loro ottimismo è assolutamente giustificato. Sono i giovani che porteranno il vero cambiamento. E penso che la letteratura che leggono quando sono giovani deve rafforzare questo ottimismo. I quattro libri di “The Giver” infatti ritraggono giovani ragazzi che si attivano per rimettere a posto le loro società.

Federica La Terza

Ogni riccio è un capriccio, un'idea e una curiosità. Il bisogno di andare oltre la superficie, oltre ciò che appare, mi ha spinto a coltivare a livello accademico il mio interesse per la scienza. Di fronte a tutto ciò che passa sotto la lente di ingrandimento della mia curiosità, cerco sempre di ricordarmi che per trovare risposte bisogna fare le giuste domande.